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Lecce-Lazio 2-1: ribaltone finale con Almqvist e Di Francesco

(reuters)
Immobile segna subito, nella ripresa la squadra di Sarri non brilla ma fallisce due volte la chance del raddoppio. E negli ultimi minuti fanno festa di salentini
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LECCE –  In due minuti, due soli minuti, la Lazio ha conosciuto l’amarezza di sale della sconfitta dopo i lunghi e dolci minuti della vittoria desiderata, ma quando le cose si rovesciano in questo modo non sempre c’è lo zampino del caso, almeno non in questo: la Lazio è un Lecce di lusso, o il Lecce una Lazio operaia (stessi principi di gioco, diversa caratura di giocatori), e nella lotta di classe la voglia popolana ha soppiantato la presunzione elitaria dei vicecampioni d’Italia. Sarri a fine gara dirà: «È la stessa partita dell’anno scorso, non cresciamo mai, è un brutto segnale. È vero che abbiamo fallito le occasioni del 2-0 ma anche che nel secondo tempo hanno giocato solo loro».

«La cronaca della gara»

Il Lecce è andato all’arrembaggio con le sue navi leggere, tre alette per far vela a un gioco d’attacco che al momento non ha un sbocco naturale (Krstovic, il montenegrino capocannoniere in Slovacchia, è arrivato solamente sabato) ma che intanto appassiona, trascina, mobilit…

LECCE –  In due minuti, due soli minuti, la Lazio ha conosciuto l’amarezza di sale della sconfitta dopo i lunghi e dolci minuti della vittoria desiderata, ma quando le cose si rovesciano in questo modo non sempre c’è lo zampino del caso, almeno non in questo: la Lazio è un Lecce di lusso, o il Lecce una Lazio operaia (stessi principi di gioco, diversa caratura di giocatori), e nella lotta di classe la voglia popolana ha soppiantato la presunzione elitaria dei vicecampioni d’Italia. Sarri a fine gara dirà: «È la stessa partita dell’anno scorso, non cresciamo mai, è un brutto segnale. È vero che abbiamo fallito le occasioni del 2-0 ma anche che nel secondo tempo hanno giocato solo loro».

«La cronaca della gara»

Il Lecce è andato all’arrembaggio con le sue navi leggere, tre alette per far vela a un gioco d’attacco che al momento non ha un sbocco naturale (Krstovic, il montenegrino capocannoniere in Slovacchia, è arrivato solamente sabato) ma che intanto appassiona, trascina, mobilita questo stadio che ha urlato Carletto Carletto per tutto il minuto di emozione dedicato a Mazzone e dove si fa (tanto) con quel che si può (pochi soldi, tantissime idee). Intanto, la pepita è il 18enne Dorgu, terzino sinistro danese di origini nigeriane, il primo dei campioni d’Italia Primavera (non sarà l’unico) a passare dall’U19 alla prima squadra: ha fisico, corsa, tecnica e attenzione.

Ha un futuro, anche se la partita si è rovesciata quando è uscito lui ed è stato il suo sostituto Gallo a porgere ad Almqvist l’assist del pari: lo svedese scovato in Polonia, altro bel tipino, ha fiondato in rete di sinistro poco prima che Di Francesco risolvesse con il gol del 2-1 una mischia appassionata. Il presente avrebbe dovuto essere la Lazio e invece no, anche se Immobile ha castigato alla prima occasione del campionato, fiutando il gol fin da quando il lungo lancio di Romagnoli ha messo in moto Luis Alberto.

I laziali si stanno ponendo dall’inizio dell’estate il problema di dove andare a prendere i gol perduti di Milinkovic (quasi 9 in media, nelle ultime 6 stagioni) senza considerare che sarà Ciro a compensare, tornando al suo abituale formato di 25 gol a campionato, che l’anno scorso è venuto dimezzato. È tutto il resto che la Lazio ancora non ha: il Lecce l’ha surclassata principalmente in frizzantezza. Si vede che ha passato un’estate più serena, anche se pure a D’Aversa mancano ancora pezzi fondamentali (e il regista Ramadani ce l’ha solo da pochi giorni), mentre Sarri ha una squadra imperfetta (ha tutte le scuse: Lotito s’è mosso in ritardo) e specialmente zavorrata dalle sue stesse preoccupazioni. La Lazio ha avuto illuminazioni da Luis Alberto e concretezza da Immobile, bravo anche nelle sponde e sfortunato quando nella ripresa ha colpito il palo, ma nello scialo di palle-gol ha avuto un ruolo la mancanza di serenità: le occasioni fallite da Lazzari (in bambola con Banda) e da Felipe Anderson, ma anche altri momenti di gioco più individuale che collettivo, sono stati conseguenza e non causa di una gara giocata con troppi bruciori di stomaco.

Lecce 2 40’ st Almqvist, 42’ st Di Francesco
Lazio 1 26’ pt Immobile

Lecce (4-3-3) Falcone 6.5 – Gendrey 5.5 (20’ st Blin 6.5), Pongracic 6, Baschirotto 6, Dorgu 6.5 (20’ st Gallo 7) – Rafia 5.5 (20’ st Kaba 6), Ramadani 6.5, Gonzalez 6 (38’ st Burnete sv) – Almqvist 7.5, Strefezza 6.5, Banda 7 (32’ st Di Franscesco 7). All. D’Aversa 7.5.
Lazio (4-3-3) Provedel 6 – Lazzari 4 (27’ st Pellegrini sv), Patric 5, Romagnoli 5.5, Marusic 4.5 – Kamada 5.5 (9’ st Vecino 5), Cataldi 5.5 (44’ st Castellanos sv), Luis Alberto 6.5 – Felipe Anderson 5.5 (9’ st Isaksen 5.5), Immobile 7, Zaccagni 6 (27’ st Pedro sv). All. Sarri 5.5.
Arbitro: Dionisi 6.
Note: ammoniti Strefezza, Isaksen, Gonzalez, Pongracic, Pellegrini. Spettatori 29.081, incasso 495.837,79 euro.
 

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