CAGLIARI – Appena sbarcato all’aeroporto di Elmas aveva detto due cose: “Arrivare in Italia corona la mi carriera. Ho segnato 320 reti, 20 l’anno scorso e ho vinto la classifica dei goleador in Uruguay. Qui a Cagliari spero di farne almeno 12”. La seconda? “Quando posso conoscere Gigi Riva?”. Waldemar Victorino se ne è andato la notte scorsa in un letto d’ospedale. Aveva 71 anni. Pare venisse da un periodo economico non facile. Da qui, il tentato suicidio, il ricovero in rianimazione, il decesso. Il città la scomparsa, nonostante sia trascorsa un’eternità dal luglio del 1982, ha colpito la tifoseria. Eppure, quel campionato si concluse con la retrocessione in B e l’uruguaiano in campo dieci volte senza gol. Mentre in Coppa Italia ne siglò due in sette gare. Sempre poco per il bomber preso dal Cagliari di Alvaro Amarugi.
Un arrivo che anche Enzo Bearzot, allora ct dell’Italia, definì “un gran colpo”. D’altronde, i numeri erano chiari. Nel 1980 con il Nacional, Victorino vinse scudetto e Coppa Libertadores: in finale contro l'Internacional di Porto Alegre, il futuro rossoblù fu il match winner al Centenario di Montevideo. Nello stesso anno balzò alla ribalta internazionale. L’Uruguay ospitò il Mundialito. Al via le nazionali che hanno vinto il mondiale. I padroni di casa dominarono il torneo. El piscador segnò contro Paesi Bassi (al posto dell’Inghilterra che declinò l’invito), Italia, beffando Bordon, e Brasile. Il protagonista del torneo. Così come sarà decisivo a Tokyo con il palio la Coppa intercontinentale. Il Nacional batte il Nottingham Forest con una sua rete. Gli inglesi lo elessero miglior giocatore della sfida. Numeri e riconoscimenti che convinsero i dirigenti rossoblù. Ma a Cagliari non andò come nelle attese.
Gustavo Giagnoni provò a metterlo a proprio agio. “Con Victorino sono tranquillo, i gol li ha sempre fatti, sono sicuro che non deluderà. Ma dovrà funzionare tutta la squadra, anche uno forte da solo può fare poco” l’incoronazione del tecnico di Olbia. Ma in quel Cagliari che aveva un roster offensivo con Marco Branca, Gigi Piras, Julio Uribe, Maurizio Poli, Roberto Balestrelli e Massimo Rovellini, Victorino non trovò mai il guizzo giusto. Il quartier generale dalle parti dell’Amsicora: “Mi sono allenato, se Giagnoni me lo chiede, gioco subito. Ho trent’anni, voglio portare il Cagliari tra le prime quattro squadre del campionato” le prime energiche parole dell’uruguagio.
L’integrazione in effetti andò al meglio, con gli spuntini del lunedì nelle case di campagna dei tifosi più vicini alla squadra. La sua disponibilità fece breccia nei supporter. Ma il campo disse altro. “Si impegnava moltissimo ma sbagliava quasi tutto” è il commento degli ex compagni. Tanto che fiorirono varie leggende metropolitane. Una narra che quello approdato in Sardegna non fosse El piscador ma il fratello, calciatore modesto. O che Valdemar avesse dieci anni in più di quelli dichiarati. Età e carriera ormai ai titoli di coda sembrano essere la risposta. “Sono dispiaciuto. Victorino era simpatico, solare, scherzava spesso. Ricordo - dice Gigi Piras, centravanti con 104 reti secondo bomber nella storia del club dopo Gigi Riva (204) e prima di David Suazo (102) - che nello spogliatoio con Alberto Marchetti avevamo una tabella con i gol e gli assist. Lui ci scriveva anche quelli che faceva nelle partitelle del giovedì: “Se in campionato non gioco, come posso segnare” spiegava ridendo. La verità? Lui e Julio Uribe erano punte da squadra d’alta classifica. Noi dovevamo salvarci, tutti eravamo obbligati a soffrire, correre e marcare”. Valdemar, leggenda della Celeste con 58 reti in 113 presenze, lasciò Cagliari a fine stagione. Il club retrocesse. Il Newell's Old Boys lo prese per cento milioni di lire. A seguire, veste le maglie del Colón di Santa Fe in Argentina e della Liga Deportiva Universitaria di Portoviejo, Ecuador. Nel 1987, per dirla alla De Gregori, ha “appeso le scarpe a qualche tipo di muro”. Farà il procuratore in Sud America. E avrà sorriso nel rivedersi ispiratore degli autori della famosa serie manga Holly e Benji. Colpiti dal suo gol durante la Coppa Intercontinentale giocata a Tokyo, hanno ideato Ramon Victorino, centravanti nell’Under dell'Uruguay che appare nella popolare trasmissione televisiva. E chissà se ieri Telemundo tv, la prima a dare la notizia del decesso da Montevideo, lo ha ricordato unendo i gol con la Celeste a quelle immagini. Forse, sarebbero state utili anche quelle con le spaghettate alle arselle e le battute nei casolari del golfo degli Angeli di una Cagliari che non l’ha dimenticato.