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Calcio alla romana: il duello allo specchio di Lotito e Friedkin

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I presidenti di Lazio e Roma sono una creatura bifronte che ha assoggettato la Capitale con metodi contrapposti, tra spettacolo e avanspettacolo, ambizione e astuzia, cinema e commedia
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Uno ha prodotto il film su Ferrari, l’altro ribatte: “Io ho costruito una Ferrari!”. Uno viene dal Texas, l’altro ha conquistato un seggio in Molise. Uno tace sempre, l’altro mai. Sembrerebbero incompatibili, eppure sono complementari, Friedkin e Lotito, Lotito & Friedkin: Lotidkin. La creatura ha assoggettato Roma al suo fascino, si è proposta come un riflesso in cui finiscono tutti le ambizioni, le disposizioni e, alla fine, le frustrazioni di una capitale all’eterna ricerca di un capoccia o un capetto. Il duello allo specchio non poteva che svolgersi al mercato in questa estate arroventata in cui ogni gesto, ogni parola, costa di più. E allora, mano al portafogli come fosse una pistola.

Fridkin prese Mourin…

Uno ha prodotto il film su Ferrari, l’altro ribatte: “Io ho costruito una Ferrari!”. Uno viene dal Texas, l’altro ha conquistato un seggio in Molise. Uno tace sempre, l’altro mai. Sembrerebbero incompatibili, eppure sono complementari, Friedkin e Lotito, Lotito & Friedkin: Lotidkin. La creatura ha assoggettato Roma al suo fascino, si è proposta come un riflesso in cui finiscono tutti le ambizioni, le disposizioni e, alla fine, le frustrazioni di una capitale all’eterna ricerca di un capoccia o un capetto. Il duello allo specchio non poteva che svolgersi al mercato in questa estate arroventata in cui ogni gesto, ogni parola, costa di più. E allora, mano al portafogli come fosse una pistola.

Fridkin prese Mourinho, Lotito rispose con Sarri

Che esistesse una sfida si era capito due anni fa quando Friedkin ingaggiò Mourinho e Lotito rispose con Sarri. La città intera sussultò, pregustando riflettori più luminosi e destini conseguenti. Spoiler: sospesa l’egemonia di Torino, hanno vinto Milano (da una parte e dall’altra) e Napoli. Roma, niente. Sarebbe un peccato se qui non si producesse realtà, ma cinema. Il cinema è proiezione di un sogno su una superficie lontana; tra la fonte e il terminale non ci sono che barbagli di luce, pulviscolo, aria. Ed è in quello spazio che Lotito e Friedkin allestiscono lo spettacolo e l’avanspettacolo. Uno vola pilotando il suo Gulfstream, l’altro fa volare l’aquila Olympia. Uno parte da Montecarlo, l’altro si lamenta perché non ha potuto fare una bella vacanza a Cortina. Uno dice ai tifosi di aver soltanto preso in prestito da loro la società, l’altro non scherza: la società sono io. È incredibile che il presidente produttore De Laurentiis non li abbia ancora infilati, parodia o no, in una commedia all’italo-americana.

Friedkin, in volo su Roma con Lukaku a bordo

Roma li guarda con la consueta espressione, capace di passare in un istante dall’adorazione al disincanto. Si bea dei jet set evocati da Friedkin, delle sue frequentazioni e dei colpi da prestigiatore con cui chiude di persona trattative lampo. In settemila a seguire su Flightradar il volo che lo consegna alla storia come “l’uomo che ha portato Lukaku a Roma” (cfr. John Kennedy: “Sono l’uomo che ha accompagnato Jacqueline a Parigi”). Nello sguardo ansioso al cielo già sorgeva l’invocazione: “Dan, a tera!”, poiché a nessuno, papi, re, presidenti è consentito di dimorare a lungo lassù. Il giudizio popolare è sempre in bilico. Un attimo prima di prendere Lukaku Friedkin era un bluff, il cugino di Pallotta, un importatore di tappeti iraniani. Ora è un idolo, domani chissà. Magari qualcuno nota il trucco: né Mourinho, né Dybala, né Lukaku erano al massimo e per averli non c’era la fila.

Lotito, l’uomo che dorme quattro ore a notte

Lotito propone un altro modello aspirazionale, più vicino, quasi da toccare con la mano. È astuzia, accumulazione. E autocommiserazione: quattro ore di sonno per notte, due giorni liberi al mese, la moglie sola ad aspettare. L’ultima luce accesa in ufficio mentre Roma dorme (cfr. Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi). Dalla curva: “Claudie’ riposate!”. Ha messo insieme chili e cariche. A un certo punto ha posseduto due squadre. È entrato al Senato esibendo quella che è stata definita una “bulimia da emendamenti”, incurante del doppio, triplo ruolo e del conflitto d’interessi (cfr. come sopra). La città non può non riconoscersi in questa spregiudicatezza, nella rappresentazione di sé come centro del mondo faticosamente portato sulle spalle. Salvo chiedersi: “Ma noi, che ci guadagniamo?”. Finora, un secondo posto, che avrebbe meritato maggior risalto. In questa estate Lotito ha davvero abbandonato la proverbiale avvedutezza, spendendo come mai in passato, inseguendo il consenso che gli è sempre mancato, destinato a scoprire che, come l’amalgama, neanche quello si può comprare.

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Friedkin ringraziato, Lotito guardato con scetticismo

Uno viene ringraziato pubblicamente, l’altro guardato scetticamente. Uno vuole fare un nuovo stadio a Pietralata, raggiungibile con i mezzi pubblici; l’altro sui suoi terreni vicini al fiume, con approdi per arrivarci in barca. Uno ha il pollice sempre alzato, l’altro per lo più verso. Nessuno dei due, probabilmente, vincerà il campionato, ma nel “pre” sono due campioni. Roma desidera il trionfo, se l’ottiene ne prolunga l’onda a dismisura, ma sa che soltanto l’amarezza è per sempre. I risultati davvero non conteranno mai quanto il gioco: quello delle illusioni, poi delle lamentazioni. Che cosa sognano gli juventini? O gli abitanti di Copenaghen? Pecore elettriche, ennesimi scudetti, strade pulite? Chi di loro ha Lotidkin?

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