Empoli-Juventus 0-2: ci pensano Danilo e Chiesa, ma Pogba preoccupa
dal nostro inviato Emanuele GambaLa rete del radoppio di Chiesa
La Juve non risponde ancora compiutamente a tutte le domande che si porta appresso però intanto sta lì, nella scia delle milanesi e con quell’aria di squadra sempre sotto traccia, ma con l’idea di poter sprigionare da un momento all’altro un’esplosione di coriandoli e polvere di stelle. Al Castellani si sono visti solamente dopo il 2-0, quando il fragilissimo Empoli ha abbandonato anche le ultime velleità e i bianconeri si sono divertiti a scorrazzare, fermandosi però ai legni colpiti da Milik e Kean, le punte di scorta. Allegri avrà preferito così, perché lui stesso sta tenendo d’occhio con curiosità questa creatura che ha per le mani e di cui ancora deve definire con esattezza giudizio e valore: vittorie troppo larghe potrebbero drogare l’entusiasmo e rendere troppo brusco il ritorno alla realtà. In fondo era successo anche dopo il 3-0 di Udine, poi seguito dal nebbioso pareggio con il Bologna. Comunque il dato è questo: due trasferte, due vittorie, cinque gol fatti, zero subiti. Al…
La Juve non risponde ancora compiutamente a tutte le domande che si porta appresso però intanto sta lì, nella scia delle milanesi e con quell’aria di squadra sempre sotto traccia, ma con l’idea di poter sprigionare da un momento all’altro un’esplosione di coriandoli e polvere di stelle. Al Castellani si sono visti solamente dopo il 2-0, quando il fragilissimo Empoli ha abbandonato anche le ultime velleità e i bianconeri si sono divertiti a scorrazzare, fermandosi però ai legni colpiti da Milik e Kean, le punte di scorta. Allegri avrà preferito così, perché lui stesso sta tenendo d’occhio con curiosità questa creatura che ha per le mani e di cui ancora deve definire con esattezza giudizio e valore: vittorie troppo larghe potrebbero drogare l’entusiasmo e rendere troppo brusco il ritorno alla realtà. In fondo era successo anche dopo il 3-0 di Udine, poi seguito dal nebbioso pareggio con il Bologna. Comunque il dato è questo: due trasferte, due vittorie, cinque gol fatti, zero subiti. Allegri dice questo: «Abbiamo fatto bene contro un Empoli fastidioso, dobbiamo essere più sereni davanti e fare più gol. Cose da migliorare durante l’anno. I favoriti non siamo noi».
Per entrare nei dettagli, la Juve non ha subito nemmeno un tiro in porta, ma anche qui la verità sta sul crinale di confine tra la solidità bianconera e la leggerezza della squadra di Zanetti, che non ha ancora fatto né un punto né una rete e già bordeggia acque agitate, anche se qui la società è seria e non si fa abbindolare da difficoltà stagionali per mettere in discussione l’allenatore, che piuttosto teme che i suoi si siano un po’ imborghesiti, magari proprio dopo quel 4-1 del maggio scorso che umiliò la Juve nella notte più significativa della stagione passata, con l’arrivo dei dieci punti di penalizzazione seguiti a ruota da quelle bastonate di provincia.
La vittoria di ieri, netta e agevole, rappresenta in certo senso la chiusura di un cerchio, anche se risulta difficile soppesarne l’effettivo valore. L’Empoli estivo è carta velina che basta niente per squarciarla ma comunque la Juve lo ha fatto, anche se a lungo senza brillantezza, quasi senza lasciarsi andare. Ha aperto (e di fatto chiuso) i conti con il gol in mischia di Danilo, ha tardato l’archiviazione del risultato per via del rigore parato da Berisha a Vlahovic al 39’ (fallo lievissimo di Maleh su Gatti) e per stappare un po’ di gioco spumeggiante ha dovuto aspettare la scavallata del 2-0 di Chiesa, lanciato con gran perizia tecnica da Milik nel deserto della metà campo avversaria. L’azzurro fin lì era stato deludente e a tratti irritante, al contrario di Vlahovic che invece si sta sforzando di partecipare al gioco in maniera più continua e convinta.
Sta di fatto che stavolta le due punte non hanno brillato in contemporanea, per cui la quadratura generale del gioco ha trovato di rado sbocchi verso quei due. Il vero problema, casomai, sono le smorfie di Pogba, che dopo una mezzoretta stavolta discreta, anche se a ritmi sempre blandi assai (aveva segnato anche un bel gol con una volée di destro, vanificato da un fuorigioco di Vlahovic), è uscito lamentando un fitta al solito vulnerabile adduttore. Siamo già daccapo?