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Cagliari-Milan 1-3: i rossoneri partono male, poi ci pensano Okafor, Tomori e Loftus-Cheek

(ansa)
Segna Luvumbo, poi anche grazie agli errori del portiere dei sardi Radunovic i rossoneri vincono senza problemi
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Cagliari. La coerenza non è costata cara a Pioli, massimo teorico del turnover. Il Milan si è concesso il lusso di vincere, in trasferta, la quinta partita nelle sue prime sei giornate di campionato con la più inedita delle formazioni possibili: autentico manifesto del mercato estivo, con sei calciatori su undici arrivati dalla campagna acquisti e il settimo, Adli battezzato regista, che era di fatto una novità a sua volta, visto il curriculum da comparsa nella sua esperienza milanista. Anche se Pioli non lo ha dichiarato, la sua è sembrata quasi una sfida implicita alle critiche per la disfatta nel derby, in cui la differenza di rendimento rispetto ai neoacquisti dell’Inter era stata nettissima.

«La cronaca della gara»

In senso filosofico si è trattato anche un elogio della palingenesi calcistica: nella squadra di partenza (assenti per infortunio Maignan, Kalulu, Krunic e Bennacer, ormai lontani Tonali, Ibrahimovic, Kessié, Saelemaekers, Romagnoli e Brahim Diaz, in panchina a riposar…

Cagliari. La coerenza non è costata cara a Pioli, massimo teorico del turnover. Il Milan si è concesso il lusso di vincere, in trasferta, la quinta partita nelle sue prime sei giornate di campionato con la più inedita delle formazioni possibili: autentico manifesto del mercato estivo, con sei calciatori su undici arrivati dalla campagna acquisti e il settimo, Adli battezzato regista, che era di fatto una novità a sua volta, visto il curriculum da comparsa nella sua esperienza milanista. Anche se Pioli non lo ha dichiarato, la sua è sembrata quasi una sfida implicita alle critiche per la disfatta nel derby, in cui la differenza di rendimento rispetto ai neoacquisti dell’Inter era stata nettissima.

«La cronaca della gara»

In senso filosofico si è trattato anche un elogio della palingenesi calcistica: nella squadra di partenza (assenti per infortunio Maignan, Kalulu, Krunic e Bennacer, ormai lontani Tonali, Ibrahimovic, Kessié, Saelemaekers, Romagnoli e Brahim Diaz, in panchina a riposare Leao, Giroud e Calabria) c’erano solo due titolari del gruppo che poco più di due anni fa vinse lo scudetto, Hernandez capitano e Tomori guida della difesa, ma anche goleador decisivo. Pioli ha incassato con soddisfazione il 3-1: “Ho avuto la conferma che la squadra è completa e può rischiare qualche infortunio in meno grazie alle rotazioni, senza abbassare il rendimento generale”.

Se però dalla filosofia si passa alla lettura meno astratta della vittoria sul Cagliari, diventa impossibile non rilevare anche i difetti del Milan e il vistoso regalo che gli ha fatto l’avversario, sceso all’ultimo posto in classifica. La regia di Adli, basata su sventagliate di precisione con una certa tendenza allo stilismo, ha trovato l’ostacolo di un tridente poco affiatato: Okafor non è Giroud, ma un centravanti sui generis, Pulisic non è Leao a sinistra e Chukwueze, a destra, è più dribblomane ma spesso meno efficace di Pulisic stesso. Così al Cagliari, che aveva segnato un solo gol in cinque giornate col vitalissimo Luvumbo e che continua ad aspettare con ansia il rientro a ottobre di Lapadula, è bastato chiudersi a fisarmonica e alimentare il saltuario contropiede per pungere sul serio i più forti.

Ed è stato proprio Adli, perdendo palla sul pressing di Luvumbo vicino all’area di Sportiello, a permettere il triangolo fulmineo tra Nandez e l’attaccante angolano, che dopo meno di mezz’ora ha scagliato in porta l’1-0. Per fortuna del Milan è entrato in scena lo sciagurato Radunovic, il portiere serbo che prima dell’intervallo ha trasformato due cross bassi, non molto complicati da bloccare (il primo, di Pulisic) e da respingere meglio (il secondo, di Reijnders), in altrettanti assist per Okafor e per Reijnders. Sotto il peso dell’1-2, Ranieri ha accantonato nella ripresa la linea difensiva a cinque per inserire il fantasioso Oristanio, ma dopo un solo quarto d’ora Loftus-Cheek ha inventato il 3-1 da lontano e la partita si è fatta passerella, con la svogliata apparizione di Leao e con l’esperimento di un terzo regista in stagione: dopo Krunic e l’orgoglioso Adli (“non era facile entrare dopo un anno senza avere praticamente giocato”), è toccato a Musah e non gli è andata male: “L’avevo visto giocare in quella posizione con gli Usa: Reijnders lo preferisco da interno, ci dà più soluzioni in attacco”. Di sicuro il turnover è ormai quasi una regola: “Lo faremo ancora, anche se oggi non so in che proporzioni tra Lazio e Dortmund” . La coerenza non ha sempre lo stesso prezzo.

Cagliari 29’ pt Luvumbo
Milan 40’ pt Okafor, 45’ st Tomori, 15’ st Loftus-Cheek
Cagliari (3-5-2): Radunovic – Wieteska, Dossena, Hatzidiakos, Dossena, Wieteska (1’ st Oristanio) – Zappa (37’ st Di Pardo), Sulemana (22’ st Viola), Makoumbou (39’ st Deiola), Nandez, Augello - Luvumbo, Petagna (22’ st Shomurodov). All. Ranieri
Milan (4-3-3): Sportiello - Florenzi, Thiaw, Tomori, T.Hernandez (38’ st Bartesaghi) - Loftus-Cheek, Adli (14’ st Pobega), Reijnders (14’ st Musah) – Chukwueze (25’ st Romero), Okafor, Pulisic (25’ st Leao). All. Pioli.
Arbitro: La Penna
Note: Ammoniti Wieteska, Loftus-Cheek, Zappa, Oristanio. Spettatori 16.348, incasso 477.188 euro.
 

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