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Roma-Frosinone 2-0: Lukaku e Pellegrini rialzano i giallorossi

(ansa)
Un gol per tempo, entrambi su assist di Dybala, hanno dato un po’ di respiro alla squadra di Mourinho in crisi di gioco e risultati
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Una squadra piena di se, senza accento. Se a Lukaku arriva un pallone, se Dybala fa meraviglie anche da fermo, se Pellegrini dà segni di vita, se la difesa non resta spaesata, se l’avversario ti perdona, vince. Un’eterna versione calcistica di If di Kipling, anche se non c’è molto di poetico nel sentir fischi e brusii alla formazione, se l’unico a essere applaudito è Mourinho, se la squadra continua a giocare non bene ed è sempre impaurita. Ma con i se non si fa classifica, con Dybala e Lukaku forse sì: la dimostrazione che bisogna essere almeno in due per non sentirsi soli. Se poi Pellegrini dà una mano si vede che più siamo, meglio è. Ed è a loro che si affida Mourinho, anche perché non ha molto altro. Ha lo stadio dalla sua parte, un pubblico adorante che lo giudica, ma lo venera. Lui lo ricambia come sa, facendo il condottiero, si mette in campo con i giocatori per il riscaldamento, non lo fa mai.

«La cronaca della gara»

O meglio, lo aveva fatto nella finale di Conference a Tirana…

Una squadra piena di se, senza accento. Se a Lukaku arriva un pallone, se Dybala fa meraviglie anche da fermo, se Pellegrini dà segni di vita, se la difesa non resta spaesata, se l’avversario ti perdona, vince. Un’eterna versione calcistica di If di Kipling, anche se non c’è molto di poetico nel sentir fischi e brusii alla formazione, se l’unico a essere applaudito è Mourinho, se la squadra continua a giocare non bene ed è sempre impaurita. Ma con i se non si fa classifica, con Dybala e Lukaku forse sì: la dimostrazione che bisogna essere almeno in due per non sentirsi soli. Se poi Pellegrini dà una mano si vede che più siamo, meglio è. Ed è a loro che si affida Mourinho, anche perché non ha molto altro. Ha lo stadio dalla sua parte, un pubblico adorante che lo giudica, ma lo venera. Lui lo ricambia come sa, facendo il condottiero, si mette in campo con i giocatori per il riscaldamento, non lo fa mai.

«La cronaca della gara»

O meglio, lo aveva fatto nella finale di Conference a Tirana e nella gara di ritorno col Feyenoord in Europa League, in campionato mai. Perché la presenza è importante nei momenti difficili. Ma Mou ha poco altro cui aggrapparsi perché dietro la Roma resta inquietante: la linea difensiva è immobile e insicura. Inquietante la staticità anche su movimenti facilmente leggibili, nessuno assorbe i tagli degli attaccanti del Frosinone. E infatti il tecnico si mette le mani nei capelli quando Cristante salva all’11’ su un cross di Marchizza, o al 17’ quando Çuni passeggia tra gli spaesati Ndicka e Rui Patricio.

Basta però dare un po’ di ritmo in fase di possesso e Dybala-Lukaku risolvono tutto: il tocco dell’argentino al 22’ è una delizia per il centravanti che segna il terzo gol in campionato lanciando baci alla curva, la punizione dell’argentino per il 2-0 di Pellegrini è perfetta. Così dopo tre sconfitte si vede un po’ di luce, anche se la classifica è infelice. Ma si può tornare a discutere di Mourinho e di chi sale sul carro dei vincitore, senza sapere dove il carro sta andando. E se ha senso chiamarlo del vincitore.

Roma 2 21’ pt Lukaku, 38’ st Pellegrini
Frosinone
Roma (3-5-2) Rui Patricio 6 – Mancini 5,5, Cristante 6, Ndicka 5 – Karsdorp 6,5 (25’ st Kristensen 6), Bove 6, Paredes 6, Pellegrini 6,5 (40’ st Aouar sv), Spinazzola 6 – Dybala 6,5 (46’ st Azmoun sv), Lukaku 7. All. Mourinho 6,5
Frosinone (3-4-2-1) Turati 6, Monterisi 5,5, Romagnoli sv (19’ pt Brescianini 6), Okoli 6 – Oyono 5, Mazzitelli 6 (40’ st Bourabia sv), Barrenechea 6 (40’ st Ibrahimovic sv), Marchizza 5,5 – Soulé 6,5, Baez 6 (16’ st Caso 6) – Çuni 5,5 (16’ st Cheddira 5,5). All. Di Francesco 6
Arbitro: Marchetti 6.
Note: ammoniti Barrenechea, Karsdorp, Soulè. Spettatori 62.638

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