Giroud e gli altri, portieri per un attimo e spesso anche decisivi
di Furio ZaraIl calciatore di movimento che ad un certo punto e per l’inattesa piega degli eventi è costretto a fare il portiere, riporta il gioco del calcio ad una dimensione ludica e antica, quando giù al campetto in porta ci si finiva un po’ tutti, al netto del censo e di quella dittatura dei ruoli che sarebbe arrivata più avanti a schematizzare l’infantile gioia di tirare calci al pallone. Detto che anche il grande Pelé ha fatto il portiere in più di un’occasione - e pare gli piacesse parecchio - ogni volta che il mutante si trasforma, inevitabile è lo stupore. Quando poi - come è capitato a Giroud ieri sera a Marassi - l’improvvisato portiere si rivela persino bravo e risulta decisivo con le sue parate, allora gridiamo al miracolo.
Pioli e la…
Il calciatore di movimento che ad un certo punto e per l’inattesa piega degli eventi è costretto a fare il portiere, riporta il gioco del calcio ad una dimensione ludica e antica, quando giù al campetto in porta ci si finiva un po’ tutti, al netto del censo e di quella dittatura dei ruoli che sarebbe arrivata più avanti a schematizzare l’infantile gioia di tirare calci al pallone. Detto che anche il grande Pelé ha fatto il portiere in più di un’occasione - e pare gli piacesse parecchio - ogni volta che il mutante si trasforma, inevitabile è lo stupore. Quando poi - come è capitato a Giroud ieri sera a Marassi - l’improvvisato portiere si rivela persino bravo e risulta decisivo con le sue parate, allora gridiamo al miracolo.
Pioli e la scelta di Giroud
In verità Arsene Wenger, che di Giroud è stato l’allenatore ai tempi dell’Arsenal, a precisa domanda su quale dei suoi giocatori fosse più adatto a fare il portiere, indicò proprio il francese. E non solo perché - come ha detto Pioli rimpallando Pulisic che si era candidato - “Olivier è più alto”, ma - immaginiamo - perché avesse colto nel ragazzo un’attitudine silente, insomma una certa predisposizione.
Graziani al posto di Castellini
L'aneddotica sulla questione è assai variegata. Ciccio Graziani - non a caso detto “Il Generoso Graziani” - in una notte di tregenda contro il Borussia Moenchengladbach sostituì tra i pali il portiere Castellini, terzo espulso di un Torino che - era il novembre del 1976 - aveva già annotato i cartellini rossi di Caporale e Zaccarelli. Finì 0-0, Graziani fu chiamato più che altro a qualche uscita, ma il pareggio non bastò ai granata.
Bilica prima di parare il rigore a Shevchenko
Il rigore parato da Di Michele
A Bilica, il difensore brasiliano del Venezia, una ventina d’anni fa capitò (addirittura) di parare il rigore di Shevchenko, nel teatro di San Siro. Gli venne chiesto come avesse fatto e lui con commovente sincerità rispose: “Mi sono buttato a caso”, a dimostrazione che un colpo di vento può indirizzare anche il meno atteso dei destini. Qualche anno dopo un calcio di rigore lo parò anche Di Michele a Vucinic, in un Udinese-Lecce di Coppa Italia che si era prolungato fino ai tiri dal dischetto; così come eroe per un giorno fu Felipe Melo ai tempi del Galatasaray, quel giorno impegnato contro l'Elazigspor: finì in porta e respinse il rigore di tale Turkdogan. Hanno una fotografia di loro stessi incorniciati tra i pali anche Tommasi e Cappioli, Terry e Rio Ferdinand: tutti chiamati in fretta e in furia a inventarsi in un ruolo mai testato prima.
Il record di Magni
Non sempre però è l’emergenza a dettare la scelta dell’allenatore. Nel lontano dicembre del 1942 la Juve aveva in programma una trasferta a Trieste. Il portiere titolare, Sentimenti IV, si infortunò proprio alla vigilia. L’allora allenatore dei bianconeri, il celebre Borel, non considerò nemmeno l’ipotesi di schierare il portiere di riserva: era un ragazzo facile all’emozione (ne tacciamo il nome per rispetto), per cui chiese a Pietro Magni: “Te la senti di giocare tu?”. Magni era noto all’epoca come un jolly e - in tempi di numerazione fissa - aveva indossato tutte le maglie, dal 2 all’11. Gli mancava il numero 1, per cui accettò di buon grado, entusiasmato dall’ipotesi di completare la collezione. La partita finì 1-1, Magni fece la sua onesta partita, ma soprattutto centrò il record: è a tutt’oggi l’unico giocatore in Italia ad aver giocato con 11 maglie diverse e ricoperto tutti i ruoli.