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Calabria accusa, Pioli replica: Milan, cosa è successo dopo il ko in Champions con il Psg

Allenatore sotto accusa, squadra sbilanciata, mercato ridimensionato. Durissimo il capitano: “Tattica troppo aperta, contro Mbappé è un errore. Chi non crede nella qualificazione resti a Milanello”. Il club pressa Ibrahimovic: manca un dirigente carismatico. E c’è il caso infortuni
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PARIGI - Cronaca di una crisi annunciata dal volto sconsolato di Leao, che Pioli stavolta non ha confortato per il duello perso con Mbappé: “Rafa non è ancora di quel livello, sta lavorando per arrivarci. Dovrebbe tirare di più in porta”. Il Milan in Champions non riesce a segnare e mostra tutti i limiti di uno squilibrio tattico evidente: negli 0-0 contro Newcastle e Dortmund li aveva mascherati attaccando in prevalenza e limitando il contropiede altrui, nella disfatta del Parco dei Principi li hanno messi a nudo il fuoriclasse Mbappé e l’aspirante campione Zaire-Emery. Così adesso le critiche a Pioli sono esplicite. E non arrivano solo dall’esterno (“gol presi perché molti giocatori erano fuori posizione, in Europa contro avversari forti non si può giocare allo stesso modo che in serie A, dove il livello è più basso”, ha argomentato Seedorf, ex del ciclo ancelottiano e anche ex allenatore della fase berlusconiana declinante), ma anche dallo spogliatoio.

PARIGI - Cronaca di una crisi annunciata dal volto sconsolato di Leao, che Pioli stavolta non ha confortato per il duello perso con Mbappé: “Rafa non è ancora di quel livello, sta lavorando per arrivarci. Dovrebbe tirare di più in porta”. Il Milan in Champions non riesce a segnare e mostra tutti i limiti di uno squilibrio tattico evidente: negli 0-0 contro Newcastle e Dortmund li aveva mascherati attaccando in prevalenza e limitando il contropiede altrui, nella disfatta del Parco dei Principi li hanno messi a nudo il fuoriclasse Mbappé e l’aspirante campione Zaire-Emery. Così adesso le critiche a Pioli sono esplicite. E non arrivano solo dall’esterno (“gol presi perché molti giocatori erano fuori posizione, in Europa contro avversari forti non si può giocare allo stesso modo che in serie A, dove il livello è più basso”, ha argomentato Seedorf, ex del ciclo ancelottiano e anche ex allenatore della fase berlusconiana declinante), ma anche dallo spogliatoio.

Lo scontro verbale Pioli-Calabria

Le parole di Calabria hanno fatto nascere un caso doppio, perché si tratta del capitano in via gerarchica, anche se col Psg è entrato solo dopo l’intervallo, mentre all’inizio era rimasto in panchina, confezionando l’inedito poco riuscito di un Milan tutto straniero nelle coppe. Calabria si è arrabbiato ed è sembrato lanciare un’accusa nemmeno troppo velata di scarso impegno a imprecisati compagni: “Abbiamo sbagliato tanto, non siamo stati abbastanza pronti e concentrati. Ma possiamo ancora qualificarci. Tutti i giorni andiamo a Milanello a faticare (l’espressione era meno edulcorata, ndr) per giocare partite come questa: chi non ci crede può stare a casa”. Questo, però, è un rilievo caratteriale. Quello tattico, con Theo Hernandez terzino solo virtuale spesso assente in copertura e gli interni di centrocampo quasi sempre nell’altra metà campo, chiama in causa l’allenatore: “Siamo stati troppo aperti. Abbiamo accettato l’uno contro uno e trovarsi davanti uno come Mbappé fa la differenza”.

Più o meno è lo stesso concetto di Seedorf: la squadra è sbilanciata e confida troppo nel pressing avanzato, che se non riesce regala sempre il contropiede agli avversari. Un errore letale, quando il livello tecnico si alza contro fuoriclasse come Mbappé, a maggior ragione se vi si aggiunge la superficialità generale: il 2-0 di Kolo Muani è nato dall’assoluta libertà concessa a Dembélé su un corner battuto con astuzia dal Psg.

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Senza Maldini e Massara manca un dirigente esperto

Pioli ha risposto pubblicamente al primo appunto (“Calabria ha sbagliato, a Milanello nessuno lavora con poca attenzione e disponibilità”), ma a ben vedere anche al secondo: “Spesso si perde lucidità, dopo le partite, nel giudicarle”. La traduzione implicita sembra chiara: i panni sporchi non si lavano davanti alle telecamere. La vicenda postula un confronto a Milanello. Gli scricchiolii nello spogliatoio sono venuti fuori tutti assieme dopo la batosta parigina, che è anche la seconda sconfitta di seguito, dopo quella con la Juventus, la terza partita in Champions senza gol segnati e la quinta contro un’avversaria di pari livello chiusa senza vittoria (1-5 con l’Inter, 0-0 con Newcastle e Dortmund, 0-1 con la Juventus e appunto 0-3 col Paris Saint-Germain). L’assenza di una figura tra i dirigenti che svolga la funzione di riferimento per i giocatori nelle circostanze difficili è evidente: né l’amministratore delegato Furlani, che è diventato il numero uno della società da finanziere prestato al calcio, né il capo degli osservatori Moncada, promosso di fatto a guida del settore tecnico da neofita, hanno questo genere di esperienza diretta. E Pioli, essendo l’allenatore, è esposto a un surplus di responsabilità non sempre compatibile col ruolo: nei momenti complicati gli servirebbe più appoggio. Il licenziamento di Maldini e di Massara ha tolto carisma e capacità di inchiodare i giocatori alle loro manchevolezze, tecniche e non.

Stefano Pioli

 (afp)

Ibrahimovic uomo spogliatoio, trattativa complessa

All’idea della presenza più frequente a Milanello dello storico capitano Franco Baresi, vicepresidente del club, non è stato dato seguito. Sia l’azionista di controllo Gerry Cardinale sia il presidente Paolo Scaroni hanno invece parlato esplicitamente di Zlatan Ibrahimovic, cui è stata formulata la proposta di diventare dirigente. Dopo la sconfitta nel derby e prima della partita di Champions col Newcastle Ibra andò a Milanello e quella visita, oltre a non passare inosservata, si rivelò preziosa. La trattativa è in corso e i dubbi sono soprattutto dell’ex campione, che Cardinale vorrebbe al suo fianco come consulente personale. Il tempo certamente stringe: la sfida di ritorno del 7 novembre a San Siro contro il Psg di Mbappé è l’appuntamento da non sbagliare. Ma prima ce n’è subito un altro scomodo: a Napoli un’altra sconfitta aprirebbe ufficialmente la crisi per Pioli e per la squadra.

Mercato e infortuni, le due spine del club

Ci sono altri due fronti delicati per la società. Il primo è il mercato, il secondo gli infortuni. Decantata precipitosamente dagli agiografi come nuovo modello americano virtuoso, la ricca campagna acquisti (125 milioni di euro spesi, senza i bonus) si sta rivelando piena di difetti. Il più palese è che in tre ruoli mancano le famose controfigure, nonostante la teoria del turnover totale si sia alimentata proprio attraverso la narrazione di una rosa davvero completa. L’infortunato regista Bennacer non potrà rientrare prima di febbraio-marzo, il che era noto dalla scorsa stagione, eppure si è optato per una soluzione di emergenza, con Krunic adattato al ruolo o con le alternative di Adli (il più convincente, ma non sempre) rispolverato dopo un anno di accantonamento e di Reijnders o Musah. Non esiste ancora un vero vice Giroud, malgrado i 37 anni del centravanti francese: Okafor è adattato, Jovic è per ora un’ombra. Lo stesso Hernandez, infine, non ha un sostituto di ruolo: vi si può adattare l’eclettico Florenzi oppure può giocare il giovanissimo Bartesaghi, ma non è ovviamente la stessa cosa. Quanto agli infortuni muscolari, la questione è ricorrente e non solo al Milan, che tuttavia aveva annunciato di volervi porre rimedio proprio attraverso la scelta di adeguate controfigure. Ma il titolare Loftus-Cheek, come ha rivelato Pioli, è alle prese con un’infiammazione. Al Parco dei Principi Jovic si è fatto male nel riscaldamento. Okafor è rimasto a Milanello per un “fastidio muscolare”. Chukwueze sarà assente per altre due settimane. Sportiello è fermo per una lesione al polpaccio e contro la Juventus, data la squalifica di Maignan, in porta è andato il quarantenne Mirante. A Napoli il Milan non deve perdere, ma intanto ha perso un bel po’ di fiducia.

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