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Juventus-Verona 1-0: Cambiaso al 97’ riporta i bianconeri in vetta dopo 1182 giorni

Gara vibrante. La squadra di Allegri privata di due reti dal Var, poi all’ultimo respiro decide l’esterno
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Torino – Non che l’attesa sia stata dolce, però la Juventus ha voluto comunque aspettare l’ultimo secondo, e il trentesimo tiro, per tornare in testa alla classifica dopo tre anni e due mesi (1182 giorni), dai remoti tempi della pandemia e di Sarri. La partita con il Verona è stata un’illogica sfilza di contraddizioni che stava per rimanere inchiodata a un illogico 0-0 se non l’avesse schiodata il più illogico dei bomber, Andrea Cambiaso, terzino appostato come un falco d’area a un metro dalla porta, vale a dire nel posto giusto per sbattere in rete il colpo di testa di Milik (logico, invece) sul palo. È finita in questo modo una serata altalenante e per molti aspetti indecifrabile: la Juve stava rischiando di andare in bianco proprio nella serata in cui era stata meno sparagnina, lei che di solito si fa bastare poco per segnare l’unica rete che spesso le serve. Contro il Verona — 2 punti in 8 partite — ha invece tirato una volta ogni tre minuti, ha avuto almeno una mezza dozzina di o…

Torino – Non che l’attesa sia stata dolce, però la Juventus ha voluto comunque aspettare l’ultimo secondo, e il trentesimo tiro, per tornare in testa alla classifica dopo tre anni e due mesi (1182 giorni), dai remoti tempi della pandemia e di Sarri. La partita con il Verona è stata un’illogica sfilza di contraddizioni che stava per rimanere inchiodata a un illogico 0-0 se non l’avesse schiodata il più illogico dei bomber, Andrea Cambiaso, terzino appostato come un falco d’area a un metro dalla porta, vale a dire nel posto giusto per sbattere in rete il colpo di testa di Milik (logico, invece) sul palo. È finita in questo modo una serata altalenante e per molti aspetti indecifrabile: la Juve stava rischiando di andare in bianco proprio nella serata in cui era stata meno sparagnina, lei che di solito si fa bastare poco per segnare l’unica rete che spesso le serve. Contro il Verona — 2 punti in 8 partite — ha invece tirato una volta ogni tre minuti, ha avuto almeno una mezza dozzina di occasioni grosse, due gol gliel’ha tolti il Var eppure stava per restare con un pugno di mosche in mano. Dovrà ringraziare l’ultima sostituzione di Baroni, che ha indotto l’arbitro a prolungare i 6’ extra concessi. Nel recupero del recupero, la Juve è tornata a guardare tutti dall’alto. «Il calcio è micidiale» ha sintetizzato Allegri: verissimo.

«La cronaca della gara»


Quante contraddizioni, però. La Juve ha giocato a tratti molto bene (specie nella prima metà del primo tempo) ma le è sempre mancato un soldo per fare una lira anche se le punte, e Kean specialmente, il confronto coi difensori hanno sempre dato l’idea di poterlo vincere. L’azzurro, alla quarta consecutiva da titolare, avrebbe potuto vivere la sua consacrazione se alla fine non fossero stati i suoi stessi difetti a limitarlo. Finché è stato in campo ha fatto ammattire il Verona, ha inventato due gol cancellati alla moviola: uno, bellissimo, per un tallone in fuorigioco (la rete l’avrebbe reclamata Vlahovic, autore della deviazione), e l’altro per una stupidaggine sua, cioè la sbracciata con cui si è liberato di Faraoni inspiegabilmente sfuggita all’arbitro.

Ma poi, per frenesia, se n’è mangiati almeno un paio di più facili e s’è innervosito meritandosi un’ammonizione sciocca, cosicché Allegri avrà pensato “sarà per un’altra volta” e l’ha levato. Kean se l’è presa ed è filato negli spogliatoi (andrà poi Pinsoglio a recuperarlo) chiedendo perché: Landucci gli ha spiegato che è stato per via dell’ammonizione, eppure in quel momento pareva contasse la mancanza di coraggio di prendersi un rischio che in quel momento andava corso, a meno che non si consideri troppo osé giocare una mezzoretta. Ma poi sono arrivati il cross di Gatti, la zuccata imperiosa di Milik e la zampata di Cambiaso, quindi alla fine si può dire che sui cambi Allegri ci ha visto giusto. Il finale in gloria ha così cancellato tutto, anche il livore dello Stadium verso un arbitro insufficiente ma non certo penalizzante per la Juve se non per un possibile rigore di Tchatchoua su Chiesa. Feliciani ha invece chiuso spesso un occhio sul trattamento riservato a Djuric, specie su un colpo proibito di Gatti: magari ha voluto essere illogico pure lui.

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