Da Kvaratskhelia a Soulé, in serie A il dribbling è tornato di moda
di Emanuele GambaKvaratskhelia supera Romero
(ansa)In Serie A si dribbla di nuovo, perché la vera ventata d’aria fresca che ha scompigliato questo scorcio di campionato l’hanno portata gli slalomisti. Di qualcuno avevamo già fatto approssimativa conoscenza (Soulé, Gudmundsson, Luvumbo), qualche altro (Almqvist, Ndoye) è nuovo di zecca: sono i fratellini di Kvaratskhelia, che lo scorso anno ha riportato il senso del dribbling agli anni d’oro, a quel filo rosso che va da Meroni a Donadoni passando per Domenghini, Sala, Causio, Conti. Oggi gli italiani che puntano l’uomo latitano: due anni fa Zaccagni è stato il migliore del campionato ma rispetto ad allora ha quasi dimezzato i suoi tentativi di svignarsela dal terzino (da 5.5 a partita a 3), per cui adesso il più assiduo è Cancellieri, che ci prova molto ma ci riesce poco: di 36 dribbling gliene sono venuti 15. Così in scia al georgiano Kvara ci sono due nordici, uno svizzero e un angolano, mentre Soulé l’argentino è l’unico che rappresenti un popolo con il dribbling nel dna.
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In Serie A si dribbla di nuovo, perché la vera ventata d’aria fresca che ha scompigliato questo scorcio di campionato l’hanno portata gli slalomisti. Di qualcuno avevamo già fatto approssimativa conoscenza (Soulé, Gudmundsson, Luvumbo), qualche altro (Almqvist, Ndoye) è nuovo di zecca: sono i fratellini di Kvaratskhelia, che lo scorso anno ha riportato il senso del dribbling agli anni d’oro, a quel filo rosso che va da Meroni a Donadoni passando per Domenghini, Sala, Causio, Conti. Oggi gli italiani che puntano l’uomo latitano: due anni fa Zaccagni è stato il migliore del campionato ma rispetto ad allora ha quasi dimezzato i suoi tentativi di svignarsela dal terzino (da 5.5 a partita a 3), per cui adesso il più assiduo è Cancellieri, che ci prova molto ma ci riesce poco: di 36 dribbling gliene sono venuti 15. Così in scia al georgiano Kvara ci sono due nordici, uno svizzero e un angolano, mentre Soulé l’argentino è l’unico che rappresenti un popolo con il dribbling nel dna.
Guardiola e l’importanza degli slalomisti
Forse è proprio dove il calcio è ancora poco sofisticato che può maturare il pezzo di bravura più istintivo, egoista e rischioso che ci sia, che si impara per strada e non ha maestri a insegnarlo anche se è stato imprevedibilmente Guardiola, al Bayern, a rivalutare l’importanza degli slalomisti, frustrati dal calcio di possesso. Anche il City è pieno di gente che dribbla. Saltare l’uomo, d’altronde, non è un gesto fine a sé stesso: nell’ultimo turno, gli specialisti Soulé e Gudmundsson hanno segnato dopo avere dribblato.
Matias Soulé, 20 anni
La rivelazione è Soulé
Soulé è la rilevazione dell’anno: con i suoi 55 dribbling (di cui 30 riusciti, percentuale onorevolissima) è primo davanti a Kvara, Almqvist e Gudmundsson (dietro a Leao, quinto, ci sono Ndoye e Luvumbo), ma soprattutto secondo in Europa dietro a Sané, tedesco del Bayern, segno che il ragazzo prestato dalla Juve al Frosinone è finalmente nelle condizioni di liberare il suo estro. In bianconero, nel campionato scorso, gli veniva un dribbling ogni 35’, quest’anno ogni 23’: Di Francesco ha capito che dargli la palla e lasciare che faccia è lo schema migliore.
Albert Gudmundsson, 26 anni
Gudmundsson sfacciato
Kvara è un dribblatore anni Settanta: spesso parte da fermo ed è insistente, può provare a filar via anche dopo tre o quattro finte. Soulé è il tipico dribblatore sudamericano, che ti salta prima che tu neanche te ne accorga, con naturalezza ancestrale. Almqvist è il dribblatore essenziale, butta la palla in avanti e scappa in velocità: è la versione scandinava di Leao. Gudmundsson è il dribblatore sfacciato: sfida il suo marcatore guardandolo in faccia e lo provoca quasi promettendogli la mossa che farà, ma d’altronde il genoano (che sul piano personale sta vivendo settimane difficili: è sotto inchiesta per molestie in Islanda) non è un’ala, come la gran parte degli slalomisti, bensì un fantasista.
Pontius Almqvist, 24 anni
Alla stessa categoria appartiene Samardzic, che non è colui che dribbla di più ma che lo fa meglio: di 27 tentativi, ne ha falliti solamente 8 ed è anche per questo un uomo mercato. Lo voleva il Napoli, l’aveva quasi preso l’Inter e adesso piace alla Juve che in casa ha pur sempre Soulé, il quale tuttavia preferisce crescere in un contesto tattico che lo valorizzi, quindi non il 3-5-2 di Allegri. Gli calzerebbe a pennello, piuttosto, il 4-3-3 di Spalletti e difatti adesso l’argentino, che ha anche passaporto italiano, tentenna: se fino a qualche mese fa avrebbe scelto senza esitazioni la Selecciòn, che lo ha convocato per la sessione di novembre, ora l’idea dell’azzurro lo stuzzica. Dipenderà da Scaloni: se lo farà debuttare, dribblerà per Messi e non per Scamacca.
La classifica dei dribbling
Gli slalomisti italiani scarseggiano, ma in assoluto da noi è marginale la cultura del dribbling: in Europa, dove domina il Bayern (2° il Tottenham), la prima squadra di Serie A per dribbling tentati è il Napoli (26°), mentre il Sassuolo è 20° per quelli riusciti. È il 3-5-2, modulo diffusissimo quasi esclusivamente qui, la tomba dell’uno contro uno: non a caso la massima espressione di quel sistema di gioco, l’Inter, azzarda più dribbling solamente del Verona.