Roma-Lecce 2-1: Azmoun e Lukaku ribaltano tutto nel recupero
di Silvia ScottiROMA – Nel calcio “sembrare” non ha sinonimi. Sembra facile, sembra gol, sembra finita, Lukaku sembra cotto. Sembra, non è. Per i giudizi attendere il recupero, prego. Non si esulta prima del finale. E soprattutto non si segna la rete della vittoria di forza e rabbia nei minuti di recupero se non sei un grande giocatore. E sei gol in campionato non sono apparenza, sono sostanza, sono punti e fanno classifica. Fanno piangere. Le lacrime al triplice fischio di Lukaku sono una sorpresa: grande, grosso, ma ho un cuore anche io. Una settimana così, la pessima figura a San Siro accompagnata da un’accoglienza non calorosa dei suoi ex tifosi interisti e il rigore sbagliato a inizio partita. Sembra il secondo tempo della partita del Meazza, ed è facile pensare: Lukaku è a pezzi, involuto, condizionato. Falcone lo para facilmente, e dire che prima della partita a Roma ricordavano il portiere del Lecce per aver partecipato da neonato a Viaggi di nozze di Verdone, ma questo è un film che nessuno …
ROMA – Nel calcio “sembrare” non ha sinonimi. Sembra facile, sembra gol, sembra finita, Lukaku sembra cotto. Sembra, non è. Per i giudizi attendere il recupero, prego. Non si esulta prima del finale. E soprattutto non si segna la rete della vittoria di forza e rabbia nei minuti di recupero se non sei un grande giocatore. E sei gol in campionato non sono apparenza, sono sostanza, sono punti e fanno classifica. Fanno piangere. Le lacrime al triplice fischio di Lukaku sono una sorpresa: grande, grosso, ma ho un cuore anche io. Una settimana così, la pessima figura a San Siro accompagnata da un’accoglienza non calorosa dei suoi ex tifosi interisti e il rigore sbagliato a inizio partita. Sembra il secondo tempo della partita del Meazza, ed è facile pensare: Lukaku è a pezzi, involuto, condizionato. Falcone lo para facilmente, e dire che prima della partita a Roma ricordavano il portiere del Lecce per aver partecipato da neonato a Viaggi di nozze di Verdone, ma questo è un film che nessuno aveva ancora visto: mai in Italia Lukaku aveva fallito un rigore, il primo dopo 14 segnati in Serie A. Perdersi un attimo per ritrovarsi subito. E Mourinho lo capisce: «Lukaku è un ragazzo ultra emozionale, è molto sensibile. Dopo quell’errore un cuore come il suo piange, soffre. Quel gol all’ultimo minuto ha dato la vittoria alla squadra e permetterà a Romelu di dormire un po’ meglio: si sveglierà col sorriso».
Ma un cuore grande serve a poco se nessuno ti dà il pallone giusto all’ultimo minuto, se non c’è Dybala a riaccendere le speranze. Del resto si è coppia quando ci si capisce con uno sguardo, il pallone va proprio lì. E se vogliono stare insieme ci sarà un perché. Dybala si è messo al suo servizio, gli ha lasciato il rigore, con il Lecce la scorsa stagione si infortunò tirandone uno, perché ripetersi? E poi gli ha passato il pallone incantevole per il gol vittoria che nasconde tutti i problemi di una Roma che aveva provato a mostrarsi diversa. Più veloce, con Cristante che da regista dà più ritmo di Paredes. Più aggressiva, con una inedita caccia al pallone e recuperi in zone più alte del solito con El Shaarawy, Bove e Karsdorp. D’Aversa però nel secondo tempo ha messo in difficoltà Mourinho: mentre i padroni di casa calavano fisicamente, la difesa degli ospiti si faceva più coraggiosa, i suoi giocatori uscivano con maggiore convinzione, la Roma non si trovava quasi mai frontalmente ad attaccare la porta. Il gol di Almqvist sembrava riportare il successo al Lecce dopo un mese e mezzo e un inizio stagione folgorante.
Poi 2 minuti e 17 secondi che non cambieranno il campionato, ma cambiano la partita e forse l’umore di una squadra che sembrava in confusione. Merito prima di Azmoun, appena entrato, pronto a segnare a inizio recupero il gol della fiducia, della fede, della convinzione. E poi di Lukaku, poco prima del fischio finale, bravo a fare quello che sa fare, del resto è un lavoro sporco, che non vogliono fare in molti nella squadra di Mourinho, ma qualcuno dovrà pur farlo. Eppure ci sono stati minuti in cui si pensava che la partita fosse finita, la panchina del Lecce esultava perché credeva di aver strappato un successo non immeritato. Ma, appunto, nel calcio non è mai come sembra.
Roma 2 47’ st Azmoun, 49’ st Lukaku
Lecce 1 26’ st Almqvist
Roma (3-5-2) Rui Patricio 6 – Mancini 5 (33’ st Kristensen 5), Llorente 6, Ndicka 6 – Karsdorp 6 (33’ st Zalewski 6.5), Bove 5 (25’ st R. Sanches 5.5), Cristante 6, Aouar 5.5 (28’ st Azmoun 7), El Shaarawy 5.5 (33’ st Belotti 6) – Dybala 6.5, Lukaku 6.5. All. Mourinho 6
Lecce (4-3-3) Falcone 7 – Gendrey 6, Pongracic 6, Baschirotto 6.5, Dorgu 6 (17’ st Gallo 5.5) – Kaba 6.5, Ramadani 6, Rafia 5.5 (17’ st Gonzalez 5.5) – Almqvist 6.5 (35’ st Touba 5), Krstovic 6 (35’ st Piccoli 5.5), Banda 6.5 (29’ st Strefezza 5.5). All. D’Aversa 6
Arbitro: Colombo 5.5.
Note: ammoniti Banda, Dorgu, R. Sanches, Ramadani, Touba, Strefezza, Llorente, Lukaku. Spettatori 64.790