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Juventus-Cagliari 2-1: Bremer e Rugani, è la vittoria della difesa. Bianconeri in vetta

(afp)
La sbloccano nella ripresa i due difensori, poi segna Dossena e la squadra di Allegri (capolista in attesa della gara dell’Inter) soffre nel finale
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TORINO – La difesa è anche il miglior attacco, quasi come se alla Juventus non servisse altro che alzare il muro e poi, una volta alzato, mandare quei muratori a finire il lavoro dall’altra parte, visto che oramai tutto possono. Costruendo l’ennesima vittoria di un pelo, i difensori hanno compensato l’errore che è costato il primo gol preso dopo 615 minuti di invulnerabilità andandone a segnare due con Bremer e Rugani, il quarto e il quinto difensore ad andare a rete in questa stagione: nessuno in Europa può vantare un record del genere. L’ultimo attaccante bianconero a metterla dentro è stato Milik oltre un mese fa, nel derby: da quel giorno è cominciato il periodo d’oro e pure l’astinenza delle punte, a conti fatti irrilevante perché difensori e centrocampisti hanno segnato il doppio (8 gol) rispetto alla coppia d’attacco schierata ieri.

«La classifica della serie A»

Il centravanti oramai stabilmente titolare, Kean, è ancora all’asciutto e ieri ha giocato bene ovunque tranne che neg…

TORINO – La difesa è anche il miglior attacco, quasi come se alla Juventus non servisse altro che alzare il muro e poi, una volta alzato, mandare quei muratori a finire il lavoro dall’altra parte, visto che oramai tutto possono. Costruendo l’ennesima vittoria di un pelo, i difensori hanno compensato l’errore che è costato il primo gol preso dopo 615 minuti di invulnerabilità andandone a segnare due con Bremer e Rugani, il quarto e il quinto difensore ad andare a rete in questa stagione: nessuno in Europa può vantare un record del genere. L’ultimo attaccante bianconero a metterla dentro è stato Milik oltre un mese fa, nel derby: da quel giorno è cominciato il periodo d’oro e pure l’astinenza delle punte, a conti fatti irrilevante perché difensori e centrocampisti hanno segnato il doppio (8 gol) rispetto alla coppia d’attacco schierata ieri.

«La classifica della serie A»

Il centravanti oramai stabilmente titolare, Kean, è ancora all’asciutto e ieri ha giocato bene ovunque tranne che negli ultimi venti metri, dove s’è inceppato pasticciando. Chiesa ha avuto un buon momento in avvio di ripresa (il primo tiro in porta è stato suo, in quella fase lì): una parentesi tra troppo grigiore. Vlahovic, lui, è entrato alla fine con il nervoso addosso: non segna dal 16 settembre (Chiesa dalla settimana successiva) ed è diventato una riserva anche perché se non segna fatica a rendersi utile, al contrario di Kean che sembra invece perfetto per una squadra fatta così. «Adesso è in forma lui, di sicuro ci sarà il momento in cui lo sarà Vlahovic» se la sbriga Allegri, che nella gestione delle forze, anche in questa stagione in cui del turn over potrebbe infischiarsene, ha pochi rivali e le scelte non le sta sbagliando. Immagina, Max, che quando le punte nobili torneranno a rendere in rapporto ai soldi che prendono e al prezzo che sono costate, quello sarà il momento del salto di qualità e, casomai, dell’aggiornamento delle ambizioni, che per restano al livello minimale. «Questa vittoria ci serve per allungare su chi sta dietro».

Ma più che al +6 sul Milan, il popolo guarda piuttosto al provvisorio +1 sull’Inter che però Allegri, magari per gufare un po’, computa preventivamente come un -2, dando per scontata la vittoria nerazzurra sul Frosinone. «Nessuno se l’aspettava, di arrivare al confronto diretto a soli due punti da loro. In una partita secca può succedere di tutto, ma l’Inter è la favorita numero uno per lo scudetto, è una squadra costruita da anni per vincere». Eppure, un barlume d’ambizione sta prendendo colore: «Non dobbiamo perdere la voglia di desiderare qualcosa di importante». Qualcosa in più del quarto posto, insomma.

La partita con il Cagliari è stata spigolosa, perché Ranieri sa come mettere nei guai chiunque, persino chi non perde quasi mai. La Juve s’è le cavata con il colpo di testa di Bremer («Non riuscivo a segnare da un po’ ed ero incazzato per questo») e quello di petto di Rugani, scaturiti dai calci da fermo di Kostic che invece con la palla in movimento era stato un disastro. «Abbiamo lavorato tutta la settimana su quelle situazioni», smoccolava Ranieri alla fine, «quindi non è possibile che uno incorni da solo in due metri di spazio, in un buco, bello, da una palla lontanissima. Alla fine gliel’ho detto, ai ragazzi: mi dispiace ma devo rimproverarvi». Il Cagliari è rimasto in partita con le stesse armi della Juve, accorciando con Dossena e prendendo un palo con egli stesso, marcato male da Gatti. La Juve ha chiuso con la paura addosso ma ha scampato anche questa, senza bisogno dei gol di quelli che dovrebbero segnarli.
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