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L’ora di Colpani, dal Monza all’azzurro: “Sto vivendo un sogno”

Colpani esulta dopo il gol al Torino

 (ansa)
Il classe ‘99, sei gol in campionato e la chiamata di Spalletti a coronare una grande prima parte di stagione, sta spiccando il volo. Galliani se lo coccola, le big lo tengono d’occhio
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Nella nebbia di Monza, Adriano Galliani ha visto la luce. Si è alzato di scatto, si è girato verso l’amico Ariedo Braida e con gli occhi spiritati e la fronte aggrottata ha mimato con le mani l’ultimo gesto tecnico del suo pupillo. Braida gli ha fatto l’occhiolino e, mentre Galliani continuava ad agitare in aria le braccia per simulare quello che il ragazzo aveva fatto con i piedi, ha iniziato a scuotere la testa e ripetere: “È fortissimo, fortissimo”. Se lo dicono due scopritori di talenti così, Andrea Colpani dev’essere davvero fortissimo. Se non altro, è l’uomo del momento. Luciano Spalletti l’ha chiamato in Nazionale anche perché è il miglior marcatore italiano. Ha segnato sei gol in campionato, almeno uno in più di ogni altro azzurro e di tutti i calciatori della Serie A meno Giroud e Lautaro Martínez.

La Nazionale e l’amicizia con Berlusconi

“Forse ancora non ho realizzato bene che cosa è successo questa settimana, la chiamata di Spalletti è un sogno. Non voglio fare la comparsa…

Nella nebbia di Monza, Adriano Galliani ha visto la luce. Si è alzato di scatto, si è girato verso l’amico Ariedo Braida e con gli occhi spiritati e la fronte aggrottata ha mimato con le mani l’ultimo gesto tecnico del suo pupillo. Braida gli ha fatto l’occhiolino e, mentre Galliani continuava ad agitare in aria le braccia per simulare quello che il ragazzo aveva fatto con i piedi, ha iniziato a scuotere la testa e ripetere: “È fortissimo, fortissimo”. Se lo dicono due scopritori di talenti così, Andrea Colpani dev’essere davvero fortissimo. Se non altro, è l’uomo del momento. Luciano Spalletti l’ha chiamato in Nazionale anche perché è il miglior marcatore italiano. Ha segnato sei gol in campionato, almeno uno in più di ogni altro azzurro e di tutti i calciatori della Serie A meno Giroud e Lautaro Martínez.

La Nazionale e l’amicizia con Berlusconi

“Forse ancora non ho realizzato bene che cosa è successo questa settimana, la chiamata di Spalletti è un sogno. Non voglio fare la comparsa”, ha detto Colpani dopo l’ultimo gol al Torino. “Questa convocazione la dedico al presidente Silvio Berlusconi”, per cui nutre un affetto genuino e che prima di andarsene diceva fosse il suo preferito al Monza, nonché “un ragazzo molto serio”, nonostante i tatuaggi e quei capelli lunghissimi portati con la fascetta che iniziano a diventare un’icona. Si sarà salvato perché “ha la faccia pulita”.

Le giovanili, i rifiuti, la gavetta

È nato a Brescia, ma lo chiamano Flaco perché magro e slanciato e in effetti ha la stessa eleganza compassata di certi trequartisti sudamericani. Da ragazzino, quando giocava nelle giovanili dell’Atalanta, sembrava davvero troppo magro per giocare a calcio, messo a fianco dei compagni Bastoni, Carnesecchi, Barrow. A Bergamo, al contrario di Inter, Milan e persino la squadra della sua città, non se ne sono fatti un problema. Ma il suo fisico in parte spiega perché stia sbocciando relativamente tardi.

È un classe ’99, un’età in cui ormai il calcio non ha più voglia di aspettarti. Alessandro Bastoni, coetaneo e cresciuto insieme a lui nelle giovanili, oggi ha circa 200 presenze fra Serie A, Champions e Coppa Italia, ha vinto un Europeo con la Nazionale. Andrea sta per vestire l’azzurro per la prima volta, non sa cosa sia il calcio internazionale, si è forgiato in Serie C con il Trapani e fra campionato e coppa ha giocato una cinquantina di partite. Quest’anno ne ha disputate 13 da titolare — tutte — mentre solo un anno fa si fermò a dieci e, alla fine, segnò due gol meno di questo suo primo vero scampolo di campionato.

Fra Bellingham e Baggio

Colpani è andato allo stadio per la prima volta a cinque anni per vedere Roberto Baggio, e forse è quel giorno, sulle gradinate del Rigamonti, che è diventato numero 10. È mancino, stiloso e ciondolante, vuole la palla sui piedi, la tocca tante volte e prende velocità solo dopo i primi metri. Non si capisce cosa ci faccia uno così qui, fra di noi, nel calcio frenetico e muscolare degli anni Venti. Però è anche incredibilmente efficace: in questa stagione ha servito un solo assist (uno, di trivela per Mota, purtroppo gliel’hanno annullato), però ha mandato al tiro i compagni altre 22 volte, senza successo. E poi calcia da dio, anche da fuori, un gesto tecnico che, almeno in Italia, vediamo sempre meno e con sempre meno efficacia.

C’è solo un centrocampista che in Europa ha segnato più di lui, si chiama Jude Bellingham, ne ha fatti dieci e gioca nel Real Madrid. Flaco dice che i paragoni sono “esagerati”, e ha ragione. Al contrario suo, il britannico è un giocatore perfettamente inserito nel nostro tempo: potente, precocissimo, telegenico, tecnico ma senza stravaganze superflue. Certo, facile fare tutto questo curati e coccolati nella reggia di Valdebebas. Parafrasando una celebre espressione che l’ex calciatore Andy Gray rivolse a Lionel Messi, Jude “ci riuscirebbe anche in una fredda notte di pioggia nel brianzolo?”.

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