La Juventus vince senza avere il pallone: secondo posto con statistiche da mezza classifica
di Emanuele GambaTORINO - Può darsi che la Juve stia lassù, più in basso soltanto di sua altezza l’Inter, perché nessuno (se non proprio l’Inter) ha ancora capito come prenderla, perché sfugge alla logica (logica?) di qualsiasi algoritmo, perché è un caso a parte e tutti i numeri le danno torto, se non quelli dei punti in classifica e dei tiri subiti, che sono totalmente incongruenti con ogni altro. Ci sono state due partite, in particolare, che possono spiegare la Juve, o almeno lasciare intuire qualcosa: i bianconeri hanno vinto le ultime trasferte (Fiorentina e Monza) rinunciando quasi sistematicamente al gioco, lasciando senza remore la palla all’avversario (i viola hanno avuto il 66% di possesso, i brianzoli il 64%), giocando praticamente senza giocare se è vero che nel primo tempo di Firenze ha tenuto il pallone per 3’ (contro i 20’ dell’avversario) così come nell’ultima mezzora di Monza (gli altri, per 18’). Due passaggi su tre, in quelle due gare, li hanno fatti all’indietro.
TORINO - Può darsi che la Juve stia lassù, più in basso soltanto di sua altezza l’Inter, perché nessuno (se non proprio l’Inter) ha ancora capito come prenderla, perché sfugge alla logica (logica?) di qualsiasi algoritmo, perché è un caso a parte e tutti i numeri le danno torto, se non quelli dei punti in classifica e dei tiri subiti, che sono totalmente incongruenti con ogni altro. Ci sono state due partite, in particolare, che possono spiegare la Juve, o almeno lasciare intuire qualcosa: i bianconeri hanno vinto le ultime trasferte (Fiorentina e Monza) rinunciando quasi sistematicamente al gioco, lasciando senza remore la palla all’avversario (i viola hanno avuto il 66% di possesso, i brianzoli il 64%), giocando praticamente senza giocare se è vero che nel primo tempo di Firenze ha tenuto il pallone per 3’ (contro i 20’ dell’avversario) così come nell’ultima mezzora di Monza (gli altri, per 18’). Due passaggi su tre, in quelle due gare, li hanno fatti all’indietro.
Possesso palla agli altri, ma vittorie senza il fiatone
Al Franchi, il 90% del tempo con la palla tra i piedi (poco più di 17’) l’ha passato nella propria metà campo, eppure queste statistiche non descrivono un catenaccio inesorabile, non rievocano la famosa immagine del pullman davanti alla porta. No, perché pur barricandosi, la Juve non ha rischiato di prendere gol (quello del Monza è stato un cross sbagliato), non ha dovuto calarsi in chissà quale impresa eroica né aggrapparsi ai miracoli del portiere o ai salvataggi disperati dei difensori, come succedeva spesso ai tempi di Buffon (e in parte anche di Szczesny) e di Barzagli-Bonucci-Chiellini. Il vero miracolo della Juve è lasciarsi attaccare senza lasciarsi scalfire. Il Monza non ha fatto un solo tiro in porta, la Fiorentina quattro ma solamente uno pericoloso, su punizione. Le partite non hanno mai dato l’idea di poter prendere una piega diversa e la Juve ha vinto senza il fiatone, anche se a Monza ha dovuto inventarsi uno sforzo offensivo in extremis dopo aver subito una rete tutto sommato casuale.
La difesa semplice della Juventus
Di sicuro, Monza e Fiorentina non hanno capito come attaccare la Juve, che si difende in maniera tutto sommato semplice, con una doppia protezione: in area i tre difensori sono insuperabili sui cross, mentre fuori si forma una specie di scudo a semicerchio che obbliga l’avversario a giocare e rigiocare la palla senza mai trovare uno spiraglio per farla passare, perché Allegri ha organizzato una difesa di posizione, che coinvolge i tre centrocampisti e i due esterni e che non si scompone mai, negando all’avversario la verticalità. La Juve di rado concede l’uno contro uno, né esce per andare a pressare il portatore di palla: aspetta e intasa, specialmente la zona della trequarti dove gli avversari potrebbero far scintillare la fantasia, che invece si disperde in quella porzione di prato opaca. In questo modo, la Juve in difesa si sente comoda perché non è mai in soggezione e più passa il tempo più gli attacchi avversari sfumano nella frustrazione. Certo, in questo modo i bianconeri sono sempre sul filo, perché in uno sport ad alto tasso di casualità come il calcio è possibile essere fregati da un imprevisto, se ci si mette nelle condizioni di farlo accadere: è esattamente quello che è successo a Monza con il gol di Valentin Carboni, subito cancellato però da un imprevisto uguale e contrario, cioè la svirgolata di Gatti sul cross di Rabiot che ha ingannato D’Ambrosio e Di Gregorio consentendo alla juventino o di non fallire invece il secondo tentativo. Un gol fortunatissimo, ma è un fatto che al 94’ lo stopper stava là, più avanti anche del centravanti Kean, perché non bastano ore per segnare alla Juve ma a lei bastano attimi per farlo. È la squadra che realizza di più su calcio piazzato (6 reti su 22): anche questo vuol dire molto.
Statistiche da mezza classifica, ma…
Le statistiche sono quelle di una mediocre squadra di mezza classifica: la Juve è sesta per gol segnati, tredicesima per possesso palla (46,5%), nona per tiri in porta, undicesima per corner battuti ma diciassettesima per parate fatte. Interessanti anche altri due dati: è quinta per distanza media camminata e quindicesima per numero di scatti, a dimostrazione che impone il suo ritmo (basso, monocorde) alla partita e con quello anestetizza l’avversario. A questo punto viene da rivalutare la prestazione dell’Inter allo Stadium, chiaramente povera di coraggio e spirito di iniziativa: Inzaghi non è però caduto nella stessa trappola dei suoi colleghi, ha sfidato la Juve con le sue stesse armi e ne è uscito indenne, anche se con una vittoria avrebbe probabilmente ucciso il campionato nella culla. Nel big-match più importante dell’anno è stato battuto un solo corner (dalla Juve): la lezione è stata che per vincere lo scudetto bisogna saper scegliere di non giocare, se non sempre almeno qualche volta. E per battere la Juve bisogna probabilmente evitare di attaccarla.