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Cardinale ha bisogno di Ibra per risollevare il Milan, perché il ritorno dello svedese è così importante

Ibrahimovic al Meazza con Sinner

 (afp)
Zlatan parrebbe sempre più vicino al secondo ritorno: come dirigente mascherato da superconsulente dell’azionista di controllo americano per fare rialzare il club dall’innegabile crisi in atto, oppure come dirigente vero e proprio o magari da dt. Una mossa anche mediatica
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Sembra passata una vita. Invece sono solo 4 anni e la storia si ripete. Quanto meno sono simili i presupposti. Zlatan Ibrahimovic, nel dicembre 2019, fu ingaggiato come calciatore a 9 anni di distanza dalla prima volta, per risollevare il Milan dopo la famosa batosta di Bergamo, uno 0-5 che bruciava sulla pelle e che il campione taumaturgo riuscì a lenire: sullo slancio sarebbe arrivato lo scudetto 2022. Ora, dopo questa trasferta nello stesso luogo — finita per Pioli in maniera ugualmente traumatica (Gasperini ha vinto il duello tattico) anche se attraverso una trama più onorevole (Atalanta rimontata due volte e invenzione fatale in extremis di Muriel, un colpo di tacco sudamericano su assist di Miranchuk) — lo svedese diventato nel frattempo ex calciatore parrebbe sempre più vicino al secondo ritorno: come dirigente mascherato da superconsulente dell’azionista di controllo americano, Gerry Cardinale, per fare rialzare il club dall’innegabile crisi in atto, oppure come dirigente vero…

Sembra passata una vita. Invece sono solo 4 anni e la storia si ripete. Quanto meno sono simili i presupposti. Zlatan Ibrahimovic, nel dicembre 2019, fu ingaggiato come calciatore a 9 anni di distanza dalla prima volta, per risollevare il Milan dopo la famosa batosta di Bergamo, uno 0-5 che bruciava sulla pelle e che il campione taumaturgo riuscì a lenire: sullo slancio sarebbe arrivato lo scudetto 2022. Ora, dopo questa trasferta nello stesso luogo — finita per Pioli in maniera ugualmente traumatica (Gasperini ha vinto il duello tattico) anche se attraverso una trama più onorevole (Atalanta rimontata due volte e invenzione fatale in extremis di Muriel, un colpo di tacco sudamericano su assist di Miranchuk) — lo svedese diventato nel frattempo ex calciatore parrebbe sempre più vicino al secondo ritorno: come dirigente mascherato da superconsulente dell’azionista di controllo americano, Gerry Cardinale, per fare rialzare il club dall’innegabile crisi in atto, oppure come dirigente vero e proprio o magari da dt, che nello specifico potrebbe volere dire allenatore in pectore, in tandem col suo ex compagno Abate, oggi mister in auge della Primavera.

La trattativa con Ibra

Interpellato da Sky sulla lunga trattativa con Cardinale, il prode Zlatan ha accennato appena alla vicenda in atto: «Stiamo parlando, vediamo». Non sono esattamente parole chiarificatrici, comunque lo scenario è piuttosto nitido. Lo scudetto sta volando via, insieme a Inter e Juventus. La qualificazione agli ottavi della Champions è appesa a una vittoria, mercoledì in casa del Newcastle, ma soprattutto alla concomitante sconfitta del Psg a Dortmund. Se il Milan pareggia, non va nemmeno in Europa League, e perde un sacco di soldi (più o meno 150 milioni, introiti della mancata partecipazione al Mondiale per club 2025 inclusi). Ergo, Cardinale cerca di persuadere Ibra a tornare ed è convinto di esserci riuscito: per il titolare di RedBird Capital, che controlla il club grazie al prestito da 550 milioni del fondo Elliott e che per finanziarlo ha incontrato nelle scorse settimane in Bahrain potenziali soci dell’area araba come anticipato da Repubblica, la mossa sarebbe anche mediatica. Il tempo stringe e l’esito della partita di Newcastle non è secondario: non si potrà andare oltre gennaio per il sì o per il no del diretto interessato, tentato dalla proposta.

Per Pioli momento cruciale

Intanto Pioli sa di essere arrivato al momento cruciale. Al netto dell’alibi di una difesa decimata, le sue scelte sempre offensivistiche (stavolta un 3-2-4-1 con Florenzi a centrocampo, Theo Hernandez centrale difensivo libero di fuggire e una trequarti sfarfalleggiante) hanno sguarnito la squadra. Gasperini, le cui decisioni sono state forti (nemmeno convocati Hateboer e Bakker «troppo distratti in allenamento», sei under 23 in panchina), ha invece costruito un’Atalanta efficace e pronta a sfruttare spazi così invitanti: col serpentesco Lookman, ma anche con l’ex De Ketelaere. Il quale, usato come pretesto per licenziare Maldini e Massara, nel primo tempo ha sbagliato sotto porta lo sbagliabile, in versione Milan. Ma è parso molto più vivo della scorsa stagione (lo ha pure detto: «Gioco in una posizione diversa») e infatti si è riscattato con l’azione e con l’assist del provvisorio 2-1.

Gasperini, che giovedì in Europa League affronterà in Polonia il Rakow Czestochowa con la qualificazione diretta agli ottavi di Europoa League già in tasca, ha pure azzeccato i cambi vincenti: Miranchuk e Muriel. Il quale, prima del suddetto colpo di genio, si è preso qualche fischio per interposta persona (erano probabilmente per la sostituzione di Lookman). Se trova qualche squadra a gennaio, potrebbe andare via, ha spiegato Gasp: è la dura legge dei contratti in scadenza.

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