Empoli-Milan 0-3: rossoneri sul velluto, in gol Loftus-Cheek, Giroud e Traoré
dal nostro inviato Enrico CurròLoftus-Cheek esulta dopo il gol
(reuters)EMPOLI - Il 3-0 del Milan nella sua ultima partita del girone d’andata, oltre a rafforzarne il terzo posto e a segnare il ritorno al successo in trasferta dopo tre mesi, consente una doppia celebrazione: quella per il redivivo Leao uomo decisivo, con i suoi scatti secchi che lasciano piantati gli avversari, e quella per il secondo gol in soli cinque giorni del diciannovenne Chaka Traoré, che di Leao è il pupillo e che, dopo avere rotto il ghiaccio da professionista in Coppa Italia il 2 gennaio, si è ripetuto (per la prima volta in serie A) in coda a questa partita, sfruttando la manciata di minuti di vetrina che proprio la staffetta con Leao gli ha permesso. La storia di Traoré, arrivato undicenne in Italia col barcone come profugo e raggirato da un falso procuratore, ormai è l’apologo della classica giovane promessa: la freddezza con la quale, di destro, ha infilzato Caprile al culmine della fuga di Pulisic, potrebbe appartenere al repertorio di un futuro campione.
EMPOLI - Il 3-0 del Milan nella sua ultima partita del girone d’andata, oltre a rafforzarne il terzo posto e a segnare il ritorno al successo in trasferta dopo tre mesi, consente una doppia celebrazione: quella per il redivivo Leao uomo decisivo, con i suoi scatti secchi che lasciano piantati gli avversari, e quella per il secondo gol in soli cinque giorni del diciannovenne Chaka Traoré, che di Leao è il pupillo e che, dopo avere rotto il ghiaccio da professionista in Coppa Italia il 2 gennaio, si è ripetuto (per la prima volta in serie A) in coda a questa partita, sfruttando la manciata di minuti di vetrina che proprio la staffetta con Leao gli ha permesso. La storia di Traoré, arrivato undicenne in Italia col barcone come profugo e raggirato da un falso procuratore, ormai è l’apologo della classica giovane promessa: la freddezza con la quale, di destro, ha infilzato Caprile al culmine della fuga di Pulisic, potrebbe appartenere al repertorio di un futuro campione.
La prima vittoria di Ibrahimovic
A proposito di campioni, questa è a tutti gli effetti la prima vittoria di Ibrahimovic dirigente ombra: dopo il debutto in chiaroscuro per il 2-2 di Salerno a dicembre, il consulente dell’azionista di maggioranza Cardinale e della dirigenza milanista ha seguito la squadra nella trasferta toscana e in tribuna non ha dissimulato la soddisfazione per l’andamento della partita, sulla quale si è vista subito l’impronta di Leao. Il numero 10 l’ha lasciata al primo vero scatto, al 12’, quando ha piantato seccamente Ebuehi, come accade in genere alla maggioranza dei terzini che hanno la sventura di doverlo marcare: qualche minuto più tardi la domenica di Ebuehi è peggiorata ulteriormente, perché si è fatto male al flessore ed è stato rimpiazzato da un centrocampista (Ranocchia): Andreazzoli aveva finito i terzini e ha dovuto arretrare Gyasi.
Il rigore trasformato da Giroud
L’esecutore dell’1-0 preparato da Leao è stato Loftus-Cheek, dimenticato alle soglie dell’area: ha colpito di piatto indisturbato il cross rasoterra all’indietro e ha subito indirizzato la domenica del Milan. Per cambiarle verso, sarebbe servito un Empoli diverso da quello, molle, arrendevole e in emergenza, che ha invece spianato la strada a un avversario già oggettivamente molto più forte.
Il regalo di Maleh, la svolta di Theo centrale
Dopo appena mezz’ora era già scritto l’esito di questo anticipo prandiale al freddo e sotto la pioggia. Ma il Milan non ha dovuto fare nulla per conquistare il 2-0: gliel’ha regalato, in senso letterale, la manata incomprensibile di Maleh su rovesciata di Loftus-Cheek, decisivo quanto Leao. Il Var l’ha scovata, l’arbitro La Penna ha indicato il dischetto e Giroud si è incaricato di scagliare il pallone in rete, facendogli schiaffeggiare la traversa. A quel punto la partita è diventata prevalentemente un esercizio tattico, di cui Pioli ha fatto tesoro per i due imminenti impegni di Coppa Italia con l’Atalanta e di campionato con la Roma. A esercitarsi è stato ad esempio Theo Hernandez come difensore centrale. Lo ha fatto ovviamente per la nota decimazione di autentici interpreti del ruolo (Gabbia, tornato dal prestito al Villarreal, è entrato dalla panchina solo a pochi minuti dalla fine al posto di Kjaer), ma il risultato è interessante. Grazie alla sua facilità di corsa, Hernandez anticipa o recupera sistematicamente sugli avversari, senza per questo rinunciare alle note discese trasversali a tagliare il campo, ma col vantaggio di non lasciare sguarnita la fascia sinistra: fermo restando che da terzino d’attacco è tra i più forti al mondo, l’alternativa per l’emergenza andrà tenuta ancora in considerazione.
Traoré esulta dopo il gol
Centrocampo da rivedere
L’esercizio di Leao è invece consistito nella ripresa di confidenza con la funzione di devastatore delle difese altrui: ora che l’infortunio muscolare è un ricordo e la condizione atletica è più che buona, ogni scatto del portoghese è tornato letale. L’esercizio dei sincronismi a metà campo è quello che ha lasciato più dubbi. Pioli ha scelto, in assenza di Musah, la mediana a due Adli-Reijnders, con Loftus-Cheek rifinitore in linea con Pulisic e Leao. Adli ha traccheggiato e Reijnders ha cercato di inserirsi nei corridoi della trequarti, che i movimenti a pendolo di Loftus-Cheek lasciavano liberi. Però la sensazione di una certa fragilità in copertura è rimasta, a maggior ragione quando nel secondo tempo Andreazzoli ha inserito Cancellieri in attacco (e nel finale l’ex Daniel Maldini) e nell’ultimo spezzone, quando Pioli ha confezionato una squadra parecchio nuova, con Reijnders sulla trequarti, Musah accanto ad Adli in mediana e la giovane coppia di terzini Jimenez (era entrato prima dell’intervallo per l’infortunio di Florenzi)-Bartesaghi.
L’infortunio muscolare di Florenzi, il ventitreesimo della serie, è in apparenza lieve, come ha spiegato il diretto interessato, tranquillizzando tutti sulla semplice fitta all’adduttore. Così c’è stato tutto il tempo di festeggiare l’ingresso e il gol di Traoré, con la sua storia-apologo.
Empoli-Milan 0-3 (0-2)
Empoli (4-3-1-2): Caprile; Ebuehi(27' pt Ranocchia), Ismajli, Walukiewicz, Luperto; Gyasi, Grassi (28' st Marin), Maleh; Baldanzi (12' st Cancellieri); Cambiaghi, Caputo (28' st Maldini). (99 Berisha, 1 Perisan, 23 Destro, 38 Indragoli, 39 Sodero, 7 Shpendi). All.: Andreazzoli
Milan (4-3-3): Maignan; Calabria (25' st Bartesaghi), Kjaer (39' st Gabbia), Hernandez, Florenzi (35' pt Jimenez); Loftus-Cheek (25' st Musah), Adli, Reijnders; Pulisic, Giroud, Leao (39' st Traoré). (69 Nava, 83 Mirante, 82 Simic, 18 Romero, 85 Zeroli, 15 Jovic). All.: Pioli.
Arbitro: La Penna di Roma 1.
Reti: nel pt 11' Loftus-Cheek; 31' Giroud (rig.); nel st 43' Traoré
Angoli: 6-6
Recupero: 3' e 3'.
Ammoniti: Calabria (M), Jimenez (M), Marin (E) per gioco falloso.
Spettatori: 15.009 (abbonati 6.581), incasso 352.110 euro (quota abbonati 51.041)