Lecce-Juventus 0-3: nel segno di Vlahovic, bianconeri in testa alla classifica
dal nostro inviato Emanuele GambaVlahovic festeggia la sua doppietta al Lecce
(reuters)LECCE — Non sono più guardie, gli juventini. Ma c’è di più: sono diventati una squadra libera, che né scappa né rincorre ma dà l’idea di poter prendere il volo da un momento all’altro, ammesso che non sia volare già questo battito d’ali che ha sostituito le vittorie minime di riffa e di raffa. Pur senza esagerare, la Juventus ora largheggia: a Lecce ha piazzato con nonchalance il secondo 3-0 consecutivo e c’è senz’altro una connessione tra questa nuova scioltezza offensiva, i gol di Vlahovic (sei nelle ultime cinque partite, quattro negli ultimi cinque giorni) e la presenza di Yildiz, che è il facilitatore del gioco juventino. Ieri magari non ha rubato l’occhio, ma da qualche tempo le azioni corrono più veloci, scorrono pulite, hanno fluidità. È il tempo da quando c’è lui.
Doppietta di Vlahovic
Terminale del nuovo gioco pulito, Vlahovic ha fatto due reti sporche come i centravanti puri. Sulla prima, il suo tiro di controbalzo s’è impennato sul piede di Gallo mentre la seconda l’…
LECCE — Non sono più guardie, gli juventini. Ma c’è di più: sono diventati una squadra libera, che né scappa né rincorre ma dà l’idea di poter prendere il volo da un momento all’altro, ammesso che non sia volare già questo battito d’ali che ha sostituito le vittorie minime di riffa e di raffa. Pur senza esagerare, la Juventus ora largheggia: a Lecce ha piazzato con nonchalance il secondo 3-0 consecutivo e c’è senz’altro una connessione tra questa nuova scioltezza offensiva, i gol di Vlahovic (sei nelle ultime cinque partite, quattro negli ultimi cinque giorni) e la presenza di Yildiz, che è il facilitatore del gioco juventino. Ieri magari non ha rubato l’occhio, ma da qualche tempo le azioni corrono più veloci, scorrono pulite, hanno fluidità. È il tempo da quando c’è lui.
Doppietta di Vlahovic
Terminale del nuovo gioco pulito, Vlahovic ha fatto due reti sporche come i centravanti puri. Sulla prima, il suo tiro di controbalzo s’è impennato sul piede di Gallo mentre la seconda l’ha “rubata” a McKennie, toccando sulla linea un pallone che sarebbe entrato comunque, ma l’egoismo nei bomber è essenziale. Fa anche l’umile: «Non avrei potuto segnare le mie doppiette senza la squadra e qui è stato importante soprattutto perché non abbiamo preso gol. Mi sto prendendo cura del mio corpo, penso a dormire bene, ad allenarmi bene, a mangiare bene. Sono le cose che ho sempre fatto ma grazie a Dio quest’anno la salute c’è. Adesso giochiamo contro l’Empoli. All’Inter penseremo dopo». All’Inter in realtà stanno già pensando tutti, mancano dopotutto oramai meno di due settimane e no, non si può più dire che la Juventus giochi soltanto per il quarto posto.
Juventus e Inter, duello scudetto
«Nel calcio non c’è niente di impossibile», concede infatti Allegri, ora che ha mollato gli ormeggi. «Perlomeno cerchiamo di avere nella nostra testa l’idea di rendere possibili le cose impossibili». Spazzata da soffi gelidi che soffiavano da est, la partita non ha però seguito un vento solo, perché una volta tanto la Juve l’ha presa di petto (a dire il vero, ultimamente sta succedendo con una certa frequenza) e il Lecce se l’è giocata colpo su colpo per un’ora. Si è dunque andati avanti a folate. Vlahovic è arrivato al tiro già dopo 14 secondi, segno che oramai la Juve ha una smania che fino a qualche tempo fa non sapeva tirar fuori, custodita della morigerata prudenza con la quale affrontava chiunque. Il Lecce si è spesso difeso preoccupato, e anche questa è una discreta novità perché in genere gli attacchi bianconeri non seminavano agitazione.
Bremer chiude i conti a Lecce
Magari le remore offensive erano uno specchietto per le allodole, perché potevano bastare un paio d’azioni in una partita intera per infinocchiare squadre che finivano per illudersi di non venire più attaccate, ma ieri la Juve ha puntato dritta alla porta, appoggiando spesso l’azione su Vlahovic e cucendola con Yildiz, anche se nello specifico il Lecce ha avuto il merito di essere sbrigativo quando era il caso e comunque sempre sfacciato al momento di ripartire, anche se, a conti fatti, per lungo tempo c’è stata una sola opportunità da rete di quelle grosse, un colpo di testa di McKennie spazzato sulla linea da Krstovic, che ha esultato quasi avesse segnato. I gol sono arrivati dopo, con azioni di precisa essenzialità. Dopo il primo, il Lecce si è spento, demoralizzato dal senso di superiorità che la Juve adesso riesce a a far notare a occhio nudo. Il 3-0 l’ha fatto Bremer (sui calci da fermo i bianconeri sono stati micidiali), l’ultimo segno di una squadra che non specula più.
Il tabellino di Lecce-Juventus
Lecce 0
Juventus 3 (14’ e 23’ st Vlahovic, 40’ st Bremer)
Lecce (4-2-3-1): Falcone 5 – Gendrey 5, Pongracic 5.5, Baschirotto 5, Gallo 6 (21’ st Dorgu 5.5) – Kaba 5.5, Ramadani 6 – Almqvist 6 (27’ st Sansone sv), Gonzalez 6 (16’ st Blin 5), Oudin 5.5 (21’ st Pierotti 5.5) – Krstovic 6 (27’ st Piccoli sv). All. D’Aversa 6.
Juventus (3-5-2): Szczesny 6 – Gatti 6, Bremer 7, Danilo 6 – Cambiaso 6.5 (36’ st Alex Sandro sv), McKennie 7, Locatelli 6.5, Miretti 5.5 (12’ st Weah 6), Kostic 6 (29’ st Iling-Junior sv) – Vlahovic 7.5, Yildiz 6.5 (29’ st Milik sv). All. Allegri 7.
Arbitro: Doveri 6.
Note: ammoniti McKennie e Kaba. Spettatori 28.074, incasso 800.029,10 euro.