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Inter-Juventus 1-0: un autogol di Gatti lancia i nerazzurri a +4

Il momento dell'autogol di Gatti (ansa)
La squadra di Inzaghi allunga in vetta dopo la vittoria nel derby D’ Italia
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L’Inter ha preso per il collo la Juve, senza stare a pensarci su, e l’ha messa sotto: in tutta evidenza, aveva l’obiettivo non soltanto di vincere ma di stabilire una concetto di superiorità che la classifica stava rendendo opaco. Il campo ha fatto chiarezza ma soltanto nel primo tempo, perché se l’intenzione era di ridimensionare i bianconeri ad avversari qualsiasi, non si è completamente compiuta, benché alla fine della fiera basti e avanzi il gol (l’autogol, anzi) di differenza che cambierà il corso del campionato. L’Inter è più forte ma tutto sommato non troppo, perché la Juve ha una tigna impossibile da sotterrare. E in ogni caso ha vinto sia perché ha cercato di stravincere sia perché, una volta tornata nei binari, ha accettato di calarsi nella sofferenza. In pratica, è come una Juve evoluta: è giusto che adesso lo dicano anche i punti.

«La cronaca della gara»

I nerazzurri hanno attaccato subito e in massa, costringendo la Juve ad affastellare giocatori in area: ha sospirato di …

L’Inter ha preso per il collo la Juve, senza stare a pensarci su, e l’ha messa sotto: in tutta evidenza, aveva l’obiettivo non soltanto di vincere ma di stabilire una concetto di superiorità che la classifica stava rendendo opaco. Il campo ha fatto chiarezza ma soltanto nel primo tempo, perché se l’intenzione era di ridimensionare i bianconeri ad avversari qualsiasi, non si è completamente compiuta, benché alla fine della fiera basti e avanzi il gol (l’autogol, anzi) di differenza che cambierà il corso del campionato. L’Inter è più forte ma tutto sommato non troppo, perché la Juve ha una tigna impossibile da sotterrare. E in ogni caso ha vinto sia perché ha cercato di stravincere sia perché, una volta tornata nei binari, ha accettato di calarsi nella sofferenza. In pratica, è come una Juve evoluta: è giusto che adesso lo dicano anche i punti.

«La cronaca della gara»

I nerazzurri hanno attaccato subito e in massa, costringendo la Juve ad affastellare giocatori in area: ha sospirato di sollievo quando Dimarco ha ciccato una volée di sinistro della sue, ha acceso un cero a Bremer quando ha stroncato un sensazionale contropiede (l’Inter ha saputo attaccare in tanti modi) Çalhanoglu-Dimarco-Thuram e deve aver pensato che il peggio stesse passando quando, s’era già oltre la mezzora, McKennie ha finalmente organizzato una ripartenza come si deve frustrata però dallo stop amatoriale di Vlahovic, per giunta col suo piede buono, a pochi passi da Sommer. Lì è cominciata l’unica breve fase d’equilibrio del primo tempo, stroncata però nel momento in cui l’Inter s’è rimessa ad attaccare: sul cross di Barella, una sforbiciata di Pavard nel cuore dell’area ha disorientato attaccanti e difensori, incluso Gatti che, per anticipare Thuram, ha messo di petto nella propria porta.

Pavard non era lì per caso. Inzaghi ha scelto di attaccare in branco, sguinzagliando anche i difensori, avanzando Darmian e Dimarco all’altezza degli attaccanti, spostando Barella di qua e di là e di fatto costringendo la Juve a una partita di pura rincorsa, anche se lo squilibrio, almeno quello tattico (quello tecnico no), è durato un solo tempo, perché una volta in svantaggio i bianconeri hanno almeno ripianato il disavanzo tra azione ed intenzione, riequilibrando qualche duello (Barella/Rabiot, per esempio). Inzaghi è tornato a una conformazione di squadra più classica e lì l’Inter ha capito di essere più forte ma di non poter imperversare e che la Juve continuerà a starle attaccata alla coda con tutte le forze che ha.

La partita è difatti finita con gli interisti che ricacciavano nel nulla lontano gli ultimi palloni come fanno le provinciali quando resistono, anche se in realtà la lunga pressione della Juve (assedio mai) ha prodotto brividi (due mischie originate da Kostic, un destro fuori di Gatti) ma non pericoli, intercalati piuttosto da numerosi sciali interisti, che avrebbero potuto dilagare e invece si sono fermati sul palo (il sontuoso Çalhanoglu), contro Szczesny (Barella e uno sciagurato Arnautovic, ma che due paratone) e nella vaghezza di troppi contropiede persino presuntuosi, come se ogni azione dovesse essere una lezione. Il prezzo da pagare è stata la paura finale (Allegri ci ha provato persino con Alcaraz), ma alla fine è tutta teoria: la pratica è che l’Inter ha scavato un solco e ha tutto, ma proprio tutto, per difenderlo.

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Il tabellino di Inter-Juventus

Inter 1 (37’ aut. Gatti)
Juventus 0

Inter (3-5-2): Sommer - Pavard, Acerbi, Bastoni (44’ st De Vrij) – Darmian (28’ st Dumfries), Barella (44’ st Klaassen), Calhanoglu, Mkhitaryan, Dimarco (28’ st Augusto) - Lautaro, Thuram (32’ st Arnautovic). All. Inzaghi.

Juventus (3-5-2): Szczesny – Gatti (43’ st Alex Sandro), Bremer, Danilo – Cambiaso (43’ st Miretti), McKennie (45’ st Alcaraz), Locatelli, Rabiot, Kostic (21’ st Weah) - Vlahovic, Yildiz (21’ st Chiesa). All, Allegri.

Arbitro: Maresca.

Note: ammoniti Vlahovic, Danilo, Mkhitaryan, Thuram, Inzaghi. Spettatori 75.547 Incasso 6.296.245 euro

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