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Fagioli: “Caduto nella trappola delle scommesse a 16 anni, stavo 12 ore al giorno al telefono”

Nicolò Fagioli
Nicolò Fagioli 

Il giocatore della Juventus ha parlato al teatro Agnelli di Torino: "Prima di perdere il controllo mi piaceva proprio giocare, cercavo la dopamina senza saperlo. Poi mi sono reso conto che era una malattia”

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"Il rapporto con gli amici e la famiglia era cambiato, volevo sempre stare da solo, mi sembrava che quello con loro fosse tempo perso. Ed è questa la cosa più cambiata nella mia vita". Oggi, invece, Nicolò Fagioli sta uscendo dalla ludopatia anche grazie al supporto della famiglia e degli amici ("Ho capito di essere sulla buona strada quando ho ricominciato ad apprezzare il tempo trascorso con la famiglia e i miei amici", ha spiegato), oltre al percorso terapeutico iniziato subito dopo la squalifica di sette mesi e che al Teatro Agnelli di Torino ha vissuto la terza tappa. Con il professor Paolo Jarre, il suo tutor, Fagioli si è confrontato con una platea piena di giovani, portando la sua testimonianza passata e raccontando il suo percorso, dalle conferenze alla squalifica, che terminerà giusto in tempo per permettergli di giocava l'ultima partita di campionato contro il Monza: "Ho tantissima voglia di tornare in campo, non vedo l'ora. Il 19 maggio finirà la squalifica, il 25 potrei giocare l'ultima di campionato. Gli Europei sono un sogno". E dire che oggi, con gli infortuni di McKennie e Rabiot, Allegri avrebbe tanto bisogno di lui.

Il gioco online e le piattaforme illegali

Invece in questo momento Fagioli ha bisogno di chiudere i conti con la ludopatia anche mettendo in guardia i ragazzi dai rischi e dai pericoli che si celano dietro l'angolo, nascoste infidamente dietro la promessa di facili guadagni. Che, come ha raccontato, interessano soltanto coloro che gestiscono queste piattaforme: "Giocare on-line, che sia illegale o no, è difficile vincere. Le perdite sono istantanee, le vincite hanno bisogno di tempo per essere incassate: quindi ricarichi subito. Forse è questo il meccanismo per cui il banco vince sempre". Una partita a perdere, ancora di più se la piattaforma è illegale: "Mi sono iscritto a piattaforme illegali perché non potevo farlo col mio nome. Il motivo vero non lo so, poi ho continuato perché mi trovavo bene". Una trappola iniziata per gioco, per "la solitudine, o forse la lontananza da casa", e che si è palesata lentamente, pezzo per pezzo così come si stavano sgretolando la sua carriera e la sua vita: "Prima di perdere il controllo mi piaceva proprio giocare, cercavo la dopamina senza saperlo. Poi mi sono reso conto che era una malattia, ci ho messo troppo tempo a chiedere aiuto. Per fortuna a maggio ho avuto l'idea di farlo".

La decisione di cambiare la propria vita

Una fortuna per Fagioli aver trovato il coraggio di rompere con il passato, di trovare il coraggio per denunciare la sua situazione, la sua ludopatia, con tutte le conseguenze del caso: "Non dormivo la notte, il gioco mi prendeva tanto tempo nel ricevere chiamate, messaggi. Ho chiesto aiuto perché avevo toccato il fondo. Sembra una banalità, ma anche io a 16 anni pensavo di potermi controllare e non credevo a chi mi parlava di malattia". Uno scandalo deflagrato nella vita di Fagioli, che anche nello spogliatoio e nel calcio ha trovato aiuto: "Compagni e società mi hanno aiutato molto standomi vicino. Mi manca lo spogliatoio prima delle partite, ma per il resto è come se non fosse successo nulla. Dopo che è uscito il casino ero più concentrato a non far uscire altre cose di me sui giornali che non sul resto, poi superate le prime due settimane son tornato a pensare alla squadra ed è stata dura non poter partecipare a partite e trasferte".

La vergogna poi il senso di pace

In compenso oggi si allena con il gruppo per farsi trovare pronto quando tutto sarà finito e potrà tornare in campo, dopo aver superato il momento più difficile: "All'inizio ho provato rabbia e vergogna quando tutto era finito sui giornali, poi ho vissuto un momento di pace. Allo stadio non ho ricevuto insulti che temevo, penso ad esempio a San Siro. Neanche per strada. Continuo a fare quello che volevo serenamente". Tra un allenamento e una partita a tennis, Fagioli sta recuperando se stesso facendosi aiutare: "Adesso sto molto meglio. Un anno fa è stato il momento più difficile della mia vita, poi con l'aiuto di Paolo (Jarre, ndR) sto migliorando. Oggi sto giocando di più a tennis, che mi aiuta tanto, ma me la cavo con tutti gli sport con la racchetta. Prima ero sempre nervoso, l'unico mio sfogo era la partita perché mi allenavo male e questo faceva di me un calciatore che non dava il 100% in campo. Al telefono trascorrevo tra le 10 e le 12 ore al giorno. Adesso non gioco più e il telefono lo uso per 3-4 ore. La squalifica? Stare lontano dai campi è una punizione che mi han dato ma che mi ha reso tutto anche più difficile. Sono stato obbligato ad accettarlo altrimenti non sarei più tornato".

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