Il Napoli ritrova l’autostima, la Juve (pur perdendo) l’identità
di Emanuele GambaLa Juventus non è più la squadra malata che in un mese ha visto volar via l’Inter come un bimbo il palloncino sfuggitogli dalle mani, ma non è nemmeno quella grigia ma meticolosa macchina da punti che aveva osato carezzare dei sogni. Allo stesso modo, il Napoli ha smesso di essere la formazione triste, depressa e svogliata che aveva mortificato il tricolore sul petto ma nemmeno la memoria della meraviglia spallettiana (mai più lo sarà). Napoli e Juventus adesso sono quelle di oggi, ora lo sappiamo, e tutto sommato non sono malaccio, perché la partita del Maradona ha dato un’idea abbastanza precisa del valore di queste due lontane inseguitrici di glorie distanti: si sono calate in una sfida tra squadre imperfette, largamente imperfette, ma comunque in lotta con la loro imperfezione e sulla strada di un miglioramento.
Una Juve più coraggiosa del solito
Hanno tenuto ritmi alti, non hanno lesinato il coraggio (specie la Juve, di solito molto più prudente di così) e insomma è sembrato che …
La Juventus non è più la squadra malata che in un mese ha visto volar via l’Inter come un bimbo il palloncino sfuggitogli dalle mani, ma non è nemmeno quella grigia ma meticolosa macchina da punti che aveva osato carezzare dei sogni. Allo stesso modo, il Napoli ha smesso di essere la formazione triste, depressa e svogliata che aveva mortificato il tricolore sul petto ma nemmeno la memoria della meraviglia spallettiana (mai più lo sarà). Napoli e Juventus adesso sono quelle di oggi, ora lo sappiamo, e tutto sommato non sono malaccio, perché la partita del Maradona ha dato un’idea abbastanza precisa del valore di queste due lontane inseguitrici di glorie distanti: si sono calate in una sfida tra squadre imperfette, largamente imperfette, ma comunque in lotta con la loro imperfezione e sulla strada di un miglioramento.
Una Juve più coraggiosa del solito
Hanno tenuto ritmi alti, non hanno lesinato il coraggio (specie la Juve, di solito molto più prudente di così) e insomma è sembrato che entrambe si siano lasciate la paura alle spalle, anche se ovviamente non i difetti: il punteggio l’hanno fissato i giocatori di qualità, ma gli errori (di Bremer, di Cambiaso, di Olivera, di Nonge) hanno avuto un’incidenza notevole. E, a certi livelli, non sono ammissibili come non lo sono quelli di mira di Vlahovic, che s’è mangiato almeno un paio di gol e non ha ancora imparato a mantenere la freddezza quando il livello della gara si alza.
Autostima Napoli di ispirazione spallettiana
La Juve, in generale, ci ha rimesso a livello di esperienza, malizia, personalità: ci può stare, visto che Allegri ha schierato la formazione più giovane della stagione e poi l’ha ulteriormente ringiovanita con Nonge, la cui ingenuità (punita dall’allenatore con una sostituzione a stretto giro) è costata il risultato. Dei punti aveva più bisogno il Napoli: il quarto posto resta lontano ma il quinto, che magari andrà bene lo stesso, meno. Ma quel che più conta è che i campioni d’Italia incassano un bel carico di fiducia e autostima, cioè le materie prime disperse dopo l’addio di Spalletti: Calzona ha riportato equilibrio, serenità e certe vecchie abitudini (l’incidenza di Di Lorenzo e Anguissa, per esempio) che torneranno utili specialmente in Champions.
E ora la partita dell’anno a Barcellona
Perché poi, al di là di tutto, la partita dell’anno è quella di Barcellona. La Juve è invece per lo meno uscita da quella crisi d’identità che l’aveva attanagliata fino a domenica scorsa. Ha perso, è vero, ma non come con l’Udinese, non come a San Siro, non come quei pareggi (Empoli, Verona) che sono stati anche peggio d’una sconfitta, per non dire della vittoria disperata sul Frosinone: nel confronto dei dettagli il Napoli è andato meglio però la classifica non presenta chissà quali urgenze, quindi anche le serate amare possono servire a crescere, purché non si tragga la lezione che in futuro sarà meglio tornare a speculare che provare a rischiare. Al Maradona la baldanza non ha pagato, ma ha aperto spiragli di ottimismo e restituito alla squadra il piacere di giocare. Visto Chiesa, per esempio?