Juventus-Genoa 0-0: i bianconeri non sfondano, espulso Vlahovic
di Emanuele GambaTORINO —La crisi della Juve ha sempre un argomento nuovo da presentare: stavolta il tema è stato il nervosismo, quello che ha spezzettato per almeno un’ora ogni abbozzo d’azione e che alla fine, con l’ultima goccia, ha fatto traboccare il vaso dell’impazienza di Vlahovic, espulso dopo una serie di proteste, insulti e gesti verso l’arbitro Giua, colpevole di aver fischiato un fallo (che c’era) dell’attaccante sul portiere Martinez. Giua ha arbitrato male, ha ammonito poco (ci stavano almeno quattro cartellini: Danilo, Retegui, McKennie, Spence) e ha sbagliato parecchio, ma nella circostanza l’errore è stato tutto del serbo, che non ha smesso di sacramentare dopo aver preso la prima ammonizione.
Quel rosso non ha ovviamente inciso sul risultato della gara con il Genoa, finita con un adeguato 0-0, ma peserà sulle prossime perché Vlahovic sarà squalificato per una giocata almeno (dipenderà da cosa scriverà Giua nel referto), proprio nel momento in cui l’att…
TORINO —La crisi della Juve ha sempre un argomento nuovo da presentare: stavolta il tema è stato il nervosismo, quello che ha spezzettato per almeno un’ora ogni abbozzo d’azione e che alla fine, con l’ultima goccia, ha fatto traboccare il vaso dell’impazienza di Vlahovic, espulso dopo una serie di proteste, insulti e gesti verso l’arbitro Giua, colpevole di aver fischiato un fallo (che c’era) dell’attaccante sul portiere Martinez. Giua ha arbitrato male, ha ammonito poco (ci stavano almeno quattro cartellini: Danilo, Retegui, McKennie, Spence) e ha sbagliato parecchio, ma nella circostanza l’errore è stato tutto del serbo, che non ha smesso di sacramentare dopo aver preso la prima ammonizione.
Quel rosso non ha ovviamente inciso sul risultato della gara con il Genoa, finita con un adeguato 0-0, ma peserà sulle prossime perché Vlahovic sarà squalificato per una giocata almeno (dipenderà da cosa scriverà Giua nel referto), proprio nel momento in cui l’attacco è impoverito dall’infortunio di Milik. Nel dopo gara sarà nervosissimo anche Allegri: stare due giorni assieme non ha fatto bene alla squadra, questo pare evidente.
Il coraggio di Gilardino: Genoa a tre punte
La Juventus ha impiegato quindici minuti per entrare in partita e una mezzora buona per fare sapere alla sua gente perplessa quale fosse, in teoria, la squadra più ricca e forte delle due in campo. È probabile che i bianconeri fossero rimasti disorientati dal coraggio di Gilardino, che s’è presentato allo Stadium con due punte pure e Gudmundosson a tutto campo, accoppiando dunque il frizzante Vitinha a Retegui e osando anche in fascia con Messias: di rado la Juve ha avuto a che fare con un avversario così sfrontato e per lungo tempo ne è sembrata quasi in soggezione, anche se l’evidente disparità di qualità e di armonia collettiva (a favore del Genoa, naturalmente) non ha prodotto risultati concreti: prima che il primo tempo finisse sotto una selva di fischi (e i soliti insulti della curva Scirea, filo allegriana, agli altri tifosi juventini), di azioni davvero pericolose non ce ne sono state né da una parte né dall’altra, un po’ perché per lungo tempo l’unica soluzione di gioco della Juve è stata la palla in area per Gatti, buttato in avanti per creare scompiglio (oggettivamente, le grandi squadre hanno alternative più pertinenti), un po’ perché il Genoa non ha mai colto di sorpresa la difesa juventina.
Fuori Chiesa, la Juve comincia a giocare: due pali
Dopo l’intervallo la Juve ha finalmente dato un’accelerata al suo tran tran, ottenendo almeno l’effetto di tarpare le ali gioco del Genoa, improvvisamente diventato più timido, e di tenerlo per molto tempo compresso nella sua trequarti difensiva. Inizialmente Allegri è intervenuto con un’unica mossa, lo spostamento di Chiesa da sinistra e destra, senza sortirne però nessun effetto: l’azzurro, palesemente nervoso, non ha combinato un fico secco né su una fascia né sull’altra, beccandosi finanche qualche fischio al momento della sostituzione, anche se poi è stato il triplice cambio di Allegri all’ora di gioco a dare un volto diverso dalla partita: da quel momento in poi, gli attacchi della Juve sono diventati insistenti e finanche pericolosi, riuscendo a creare tre occasioni da rete importanti: prima il palo di sinistro di Iling-Junior (22’ st), due minuti più tardi un colpo di testa fuori di poco di Vlahovic su cross di Cambiaso e infine (45’ st) un destro dal limite di Kean che si è stampato sul montante, a conferma che la fortuna non aiuta gli audaci, e in questo momento la Juve lo è molto poco, sia fortunata sia audace.
Juve nervosa, rosso a Vlahovic
Di buono resta la ritrovata solidità difensiva (nella ripresa il Genoa è stato reso innocuo), ma a far ripiombare la Juve del caos ci ha pensato Vlahovic con quell’insensata reazione verbale e gestuale contro l’arbitro Giua. Non si può dire che il ritiro abbia disteso i nervi bianconeri, anzi.
Il tabellino di Juventus-Genoa
Juventus-Genoa 0-0 (0-0)
Juventus (3-5-2): Szczesny, Gatti, Bremer, Danilo, Cambiaso (37' st Kean), McKennie (14' st Rabiot), Locatelli, Miretti (33' st Weah), Kostic (14' st Iling-Junior), Vlahovic, Chiesa (14' st Yildiz) (23 Pinsoglio, 36 Perin, 2 De Sciglio, 12 Alex Sandro, 24 Rugani, 33 Djalò, 41 Nicolussi, 47 Nonge). All. Allegri.
Genoa (3-4-1-2): Martinez, De Winter, Bani (40' st Cittadini), Vasquez, Spence, Badelj (40' st Bohinen), Frendrup (25' st Strootman), Messias, Gudmundsson (25' st Malinovskyi), Retegui (34' st Ankeye), Vitinha (16 Leali, 38 Sommariva, 2 Thorsby, 14 Vogliacco, 53 Pittino, 55 Haps). All. Gilardino.
Arbitro: Giua di Olbia.
Angoli: 11-2 per la Juventus.
Recupero: 1' e 5'.
Espulsi: nel st 48' Vlahovic.
Ammoniti: Danilo, Cambiaso, Vitinha, Vlahovic.
Spettatori: 40.098 (incasso non comunicato)