Juventus-Fiorentina 1-0: Gatti firma l’allungo bianconero in zona Champions
di Emanuele GambaTORINO – La Juventus aveva bisogno del velluto di una partita così, d’altronde prima o poi avrebbe finito per riscuotere quel minimo credito che vale non giocare le coppe: la Fiorentina aveva altro a cui pensare, le partite veramente importanti le aveva una alle spalle (la semifinale di Coppa Italia) e una all’orizzonte (il Viktoria Plzen in Conference, giovedì) ed era umano che in questa di mezzo, sostanzialmente irrilevante per le sue sorti, la tensione precipitasse al minimo: niente di scandaloso, molto di umano. È il famoso debito che si paga a giocare in Europa, a concorrere per tutto: la Juventus non vede l’ora di tornare tra i debitori e anche grazie a questo risultato accadrà, perché la vittoria di ieri vidima l’uscita dalla crisi e accorcia le distanze dalla prossima Champions, per la quale finiranno per bastare i 70 punti indicati da Allegri: con un paio di vittorie (già individuate le circostanze: in casa contro Salernitana e Monza, all’ultima giornata) e un paio di pareggi…
TORINO – La Juventus aveva bisogno del velluto di una partita così, d’altronde prima o poi avrebbe finito per riscuotere quel minimo credito che vale non giocare le coppe: la Fiorentina aveva altro a cui pensare, le partite veramente importanti le aveva una alle spalle (la semifinale di Coppa Italia) e una all’orizzonte (il Viktoria Plzen in Conference, giovedì) ed era umano che in questa di mezzo, sostanzialmente irrilevante per le sue sorti, la tensione precipitasse al minimo: niente di scandaloso, molto di umano. È il famoso debito che si paga a giocare in Europa, a concorrere per tutto: la Juventus non vede l’ora di tornare tra i debitori e anche grazie a questo risultato accadrà, perché la vittoria di ieri vidima l’uscita dalla crisi e accorcia le distanze dalla prossima Champions, per la quale finiranno per bastare i 70 punti indicati da Allegri: con un paio di vittorie (già individuate le circostanze: in casa contro Salernitana e Monza, all’ultima giornata) e un paio di pareggi l’obiettivo verrà centrato. Nel giro di cinque giorni, i bianconeri si sono tolti di dosso la paura di non farcela, anche se ieri si sono procurati quasi da soli una mezzora buona di insensata sofferenza finale.
Per ritrovare la vittoria che in campionato mancava dalla fine di febbraio (e il caro vecchio 1-0 addirittura dal 30 dicembre), la Juve si è limitata ad aspettare che il tempo passasse: ha lasciato il pallone alla Fiorentina (il possesso palla viola è assurdamente stato del 75 per cento) e poi ha badato principalmente a non annoiarsi, visti i ritmi da balera quando sta per finire la domenica e si tira stancamente verso l’ora della chiusura. Le sono bastate alcune sgasate nel primo tempo, approfittando del fatto che Vlahovic avesse comunque una gran voglia di accelerare: le azioni in cui c’è stato di mezzo lui sono state tuttavia cancellate dal fuorigioco (mai suo, per altro), poiché la prima volta il guardalinee e le altre due il Var hanno annullato un gol a McKennie e due al serbo nel giro di mezzora, come nel 2020 col Barcellona.
La Juve ha così dovuto segnare su calcio piazzato (corner di Kostic, palo di Bremer, tap in di Gatti) e se lo è fatto bastare, perché per almeno un’ora la Fiorentina non è esistita. Ma a forza di accontentarsi della noia di una partita stucchevole, i bianconeri hanno finito per uscirne e gli urlacci di Allegri l’hanno agitata più che svegliarla: così il finale è diventato un lungo scivolo di ansiosa sofferenza, perché la Fiorentina - un po’ per inerzia e un po’ perché più piano del primo tempo non poteva andare - s’è trovata ad attendarsi nei pressi dell’area juventina e giocoforza di palloni verso Szczesny sono cominciati a spioverne. La Juve, evidentemente ancora convalescente, s’è spaventata, i cambi hanno dato energia alla Viola e soltanto la punta delle dita del portiere polacco, che ha mandato contro la traversa un sinistro velenoso di Gonzalez, l’hanno salvata non soltanto da un pareggio balordo ma soprattutto da una brutta figura quando mancava poco più di un quarto d’ora alla fine e tutta la squadra s’era ormai asserragliata in difesa e ancor più nelle stanzette buie della propria paura. Nel vuoto generale (appena due tiri per parte), la cosa più grottesca è il numero di palloni giocati dal regista della Juventus, Locatelli: 21. È il regista di un film senza copione.
Vlahovic ha cercato il gol con ostinazione e un nervosismo crescente (eppure aveva cominciato benone), Chiesa è uscito presto senza essere mai davvero entrato (dopo la sostituzione ha discusso a lungo con Allegri) e insomma i due ex viola sono rimasti di nuovo all’asciutto contro la squadra nella quale sono cresciuti. Da oggi, in ogni caso, tutti avranno altro cui pensare: la Fiorentina alla sue coppe, la Juventus a come si può finalmente vivere senza l’angoscia a farle compagnia.
Juventus-Fiorentina 1-0 (1-0)
Juventus (3-5-2) Szczesny – Gatti, Bremer, Danilo – Cambiaso (30’ st Alcaraz), McKennie, Locatelli, Rabiot, Kostic (14’ st Iling-Junior) – Vlahovic (40’ st Kean), Chiesa (14’ st Yildiz). All. Allegri.
Fiorentina (4-2-3-1) Terracciano – Kayode (39’ st Dodô), Milenkovic, Ranieri, Biraghi – Bonaventura, Mandragora (1’ st Lopez) – Gonzalez, Barak (16’ st Nzola), Kouamé (16’ st Beltran) – Belotti (1’ st Sottil). All. Italiano.
Arbitro: La Penna.
Rete: 21’ pt Gatti
Note: ammoniti Cambiaso, Yildiz, Beltran. Spettatori 37.994.
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