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Milan-Inter 1-2: Acerbi e Thuram regalano ai nerazzurri il ventesimo scudetto della loro storia

Inutile il gol nel finale di Tomori, è festa per la squadra di Inzaghi con 5 turni d’anticipo. Nervosismo e risse: espulsi Theo, Dumfries e Calabria
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MILANO — Come una cometa, la seconda stella dell’Inter è apparsa nel cielo sopra San Siro quando tutti la aspettavano: anche il Milan, che ha invano cercato di opporsi alla doppia umiliazione di assistere proprio nel derby alla festa annunciata. Lo scudetto nerazzurro non è stato d’altronde il frutto di una congiunzione planetaria, ma di un dominio tecnico talmente nitido da indurre la precocissima rassegnazione in chi lo ha subito. Vincere un campionato con 5 giornate d’anticipo, come ha fatto la squadra di Simone Inzaghi, è un record eguagliato. Perderlo già a dicembre, come è capitato a quella di Pioli, è segno di un oggettivo complesso d’inferiorità. Lo alimenta la statistica, che negli ultimi 6 derby certifica l’imbarazzante superiorità dell’Inter: 6 vittorie, 14 gol fatti e 2 soli incassati.

«La cronaca della partita»

Milan in balia dell’Inter

Le ripetute disfatte, intollerabili per i milanisti, hanno contribuito a scrivere l’addio di Pioli a giugno, così come i successi a …

MILANO — Come una cometa, la seconda stella dell’Inter è apparsa nel cielo sopra San Siro quando tutti la aspettavano: anche il Milan, che ha invano cercato di opporsi alla doppia umiliazione di assistere proprio nel derby alla festa annunciata. Lo scudetto nerazzurro non è stato d’altronde il frutto di una congiunzione planetaria, ma di un dominio tecnico talmente nitido da indurre la precocissima rassegnazione in chi lo ha subito. Vincere un campionato con 5 giornate d’anticipo, come ha fatto la squadra di Simone Inzaghi, è un record eguagliato. Perderlo già a dicembre, come è capitato a quella di Pioli, è segno di un oggettivo complesso d’inferiorità. Lo alimenta la statistica, che negli ultimi 6 derby certifica l’imbarazzante superiorità dell’Inter: 6 vittorie, 14 gol fatti e 2 soli incassati.

«La cronaca della partita»

Milan in balia dell’Inter

Le ripetute disfatte, intollerabili per i milanisti, hanno contribuito a scrivere l’addio di Pioli a giugno, così come i successi a catena hanno elevato a idolo interista Simone Inzaghi, che a 48 anni è per la prima volta campione d’Italia da allenatore. La sua maturazione tattica, al di là dell’eliminazione in Champions con l’Atletico Madrid, è sublimata in serie A dalla verticalità di un gioco privo di orpelli, sempre dritto al punto grazie anche a una rosa senza ruoli scoperti: lo scudetto porta pure la firma dei navigati Marotta e Ausilio, abili nel mercato estivo a costo zero, il che stride assai con quello da 125 milioni di euro (inclusi i 70 della cessione di Tonali al Newcastle) e affidato ai neofiti Furlani e Moncada, capaci sì di ingaggiare calciatori utili alla causa (Pulisic e Loftus-Cheek), ma non di fornirne di equipollenti e complementari a Pioli. Il quale - condannato dalla folla, in parte immemore dell’imprevisto scudetto di 2 anni fa, ma soprattutto scaricato da una dirigenza bisognosa del classico capro espiatorio – è salito sul suo patibolo sportivo con molta consapevolezza.

Espulsi Theo, Dumfries e Calabria

Il tentativo dichiarato era di non lasciarsi prendere alle spalle, specialità degli incursori di Inzaghi. Tuttavia si è presto rivelato un palliativo l’impiego di Musah, un po’ ala destra del 4-2-3-1 e parecchio terzino del 5-3-1-1, architettato in fase difensiva per frenare le discese di Dimarco in sincronia con le percussioni di Barella, le imbucate di Mkhitaryan e il senso dello spazio del velocista Thuram. Né ha funzionato il varo di un attacco più scarno, con Leao centravanti al posto di Giroud (quasi un congedo al veterano), per infoltire ad arte il centrocampo: lo straripante Pavard ha disarmato il numero 10. L’1-0 dopo soli 18’ (di Acerbi su corner nell’area piccola, recidiva di tanti altri gol subiti dal Milan e in particolare di quello del romanista Mancini in Europa League) e il 2-0 a inizio ripresa di Thuram (conversione e rasoterra da biliardo) hanno scandito le tappe di un copione ovvio, spingendo Pioli a inserire Giroud e a ripristinare il sistema offensivo più collaudato, salvo innervarlo con lo slalomista Chukwueze e con l’impetuoso Okafor: mosse preziose nell’orgoglioso finale, quando l’assalto ha prodotto mischie in serie nell’area di Sommer, col pallone spinto in porta da Tomori dopo il palo colpito da Gabbia: i difensori hanno fatto gli attaccanti. Due risse, con annesse espulsioni di Hernandez, Dumfries e Calabria, hanno chiuso una partita mai davvero in bilico.

Milan da ricostruire

L’Inter aveva sbagliato qua e là sotto porta, con la distrazione dei forti incarnata da Lautaro, mentre il Milan aveva permesso a Sommer di dimostrare che sul palco del trionfo un posto lo merita anche il portiere. Una postilla spetta a Spalletti: il ct potrà compiacersi del fatto che 5 titolari dell’Inter siano nazionali destinati all’Europeo. Ibrahimovic e Cardinale, impegnati nel casting del nuovo allenatore del Milan e nella costruzione di una rosa esterofila, possono annotare la circostanza, storicamente non rara nelle squadre che vincono la Serie A.

Il tabellino di Milan-Inter

Milan 1 (Tomori 35’ st)

Inter 2 (Acerbi 18’ pt, Thuram 4’ st)

Milan (3 -5-1-1): Maignan 5.5 – Calabria 5, Gabbia 6, Tomori 6 – Musah 6 (33’ st Okafor 6.5), Reijnders 5.5 (7’ st Giroud 6), Adli 5 (23’ st Bennacer 6) , Pulisic 5 – Hernandez 5 - Loftus-Cheek 5 (23’ st Chukweze 6.5)- Leao 6. All. Pioli 5.5

Inter (3-5-2): Sommer 7 – Pavard 7, Acerbi 7, Bastoni 6.5 (43’ st De Vrij Sv)– Darmian 6.5 (39’ st Dumfries Sv), Barella 6.5 (33’ st Frattesi), Çalhanoglu 6 (39’ st Asllani Sv), Mkhitaryan 6.5, Dimarco 6.5 (33’ st Augusto) – Thuram 7.5, Lautaro 6. All. Inzaghi 7.5

Arbitro: Colombo 5.5.

Note: ammoniti Barella, Lautaro, Gabbia e Tomori. Espulsi Hernandez, Dumfries e Calabria. Spettatori 75.554.

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