Theo Hernandez e la corte delle big europee, il dopo Pioli e il caso Camarda: per il Milan è il momento delle scelte
di Enrico CurròMILANO - In Germania, in Inghilterra e in Francia la notizia è già filtrata: il corteggiamento di quattro grandi club europei a Theo Hernandez sta per cominciare. Il terzino d’assalto del Milan sarà presto oggetto di assalto. Lo vogliono Bayern, Manchester City, Manchester United e Psg, e con argomenti forti, a meno che la folta dirigenza sportiva rossonera non gli rinnovi il contratto e resista dunque di fronte alla potenziale offerta (dai 70 agli 80 milioni di euro). Se non si tratta ancora di un caso di mercato, è solo perché in questi ultimi giorni quasi tutto viene superato dal caso principale, quello dell’allenatore.
La questione Pioli
Per evitare che le ultime tre settimane della stagione diventin…
MILANO - In Germania, in Inghilterra e in Francia la notizia è già filtrata: il corteggiamento di quattro grandi club europei a Theo Hernandez sta per cominciare. Il terzino d’assalto del Milan sarà presto oggetto di assalto. Lo vogliono Bayern, Manchester City, Manchester United e Psg, e con argomenti forti, a meno che la folta dirigenza sportiva rossonera non gli rinnovi il contratto e resista dunque di fronte alla potenziale offerta (dai 70 agli 80 milioni di euro). Se non si tratta ancora di un caso di mercato, è solo perché in questi ultimi giorni quasi tutto viene superato dal caso principale, quello dell’allenatore.
La questione Pioli
Per evitare che le ultime tre settimane della stagione diventino uno stillicidio quotidiano di sfottò della concorrenza, il Milan non può più infatti imboccare la via di fuga del campo, dove a cominciare dalla partita di San Siro col Genoa può soltanto provare a dribblare il rischio della demotivazione e difendere il secondo posto. La vera svolta è nelle mani della società e può arrivare dalla scelta dell’allenatore del futuro. È ormai chiaro il difficile tentativo di sorpassare la Juventus, che è scattata in netto vantaggio nella corsa a Thiago Motta, magari con l’aggiunta di Zirkzee, l’attaccante lanciato al Bologna dall’allenatore italo-brasiliano.
Ibrahimovic, Cardinale e Furlani: la decisione sul nuovo tecnico
Sul quale è stato Ibrahimovic a rompere gli indugi nelle scorse ore sul versante milanista. Il plenipotenziario sportivo dell’azionista di controllo Cardinale si è informato nel dettaglio sui metodi di lavoro da tecnico del suo ex compagno di squadra al Psg: segno che l’intenzione di strapparlo ai rivali c’era, eccome, anche se l’accordo virtuale tra Motta e la Juventus rendeva tutto assai complicato. Ora che il ritardo nella gara a Motta si sta rivelando fatale, la singolare situazione della panchina – Pioli è in carica e ha un anno di contratto però sa che il club sta cercando il suo sostituto, e non da adesso, De Zerbi è un candidato forte col nodo della clausola da 15 milioni, per Fonseca è plausibile il pollice verso dei tifosi, come è già successo per Lopetegui, e Van Bommel è il nome d'emergenza di Ibrahimovic – va più che mai risolta al più presto. Chi decide? L’ad Furlani ha lasciato intendere che tutti i dirigenti hanno voce in capitolo e che la scelta finale spetta a Cardinale, ma questo depotenzierebbe la figura di Ibrahimovic, dipinto dall’azionista di controllo americano come l’uomo forte.
Theo Hernandez, futuro da capitano o altrove
Non è un particolare secondario, perché la costruzione della nuova squadra passa parecchio attraverso l’allenatore e l’incognita certamente non aiuta, alimentando l‘incertezza dei giocatori. Possono approfittarne i club più ricchi d’Europa, per indurre in tentazione i tre pilastri del Milan attuale. Tra i quali il più in voga sembra proprio Hernandez: merito del suo alto livello tecnico, del suo eclettismo tattico, dell’età (26 anni), dell’esperienza internazionale e della scadenza del contratto (fino al 2026, a 5 milioni netti a stagione), che in caso di mancato rinnovo trasforma l’imminente mercato estivo nella possibilità più concreta per il Milan di trarre il massimo ricavo dall’eventuale cessione. In realtà a Hernandez, che era stato ingaggiato da Paolo Maldini dirigente (e suo punto di riferimento dichiarato) e che è rappresentato da un agente vecchio stampo per il quale la parola data ha un peso (lo spagnolo Manuel Garcia Quilón), non dispiacerebbe diventare un simbolo rossonero, dopo avere indossato più volte la fascia da capitano, lui che è vice di Calabria. Ma sono tante, forse troppe le nebulose attorno al mercato del club, oggetto tra l’altro dell’inchiesta della magistratura milanese sul passaggio delle quote di maggioranza dal fondo Elliott dei Singer al fondo RedBird di Cardinale.
In una posizione simile a quella di Hernandez, che si prepara all'Europeo col dispiacere dell'assenza del fratello Lucas (il difensore del Psg si è di nuovo infortunato al crociato), si trova anche l’altro campione francese Maignan, al momento fermo per un lieve infortunio muscolare: anche il portiere ha il contratto in scadenza nel 2026 (2.8 milioni l’anno) e anche a lui non mancano gli estimatori (50-60 milioni per il cartellino), però il Bayern ha appena rinnovato con Neuer e il Psg sta apprezzando Donnarumma. Il terzo della lista dei gioielli milanisti è ovviamente Leao, sempre osservato speciale del Psg, a dispetto di una stagione ondivaga e del contratto più lungo e ricco dell’intera rosa (7 milioni fino al 2028): la clausola rescissoria è di 175 milioni, ma un’offerta di 110 milioni probabilmente non verrebbe respinta.
Camarda, un caso minore ma non troppo
Un caso minore, ma non troppo, riguarda Camarda, il centravanti della Primavera, che dopo essere diventato il più giovane esordiente della storia della serie A ha compiuto 16 anni, l’età del primo contratto possibile. Secondo le nuove regole, è libero di firmarlo anche con un club italiano. Dal 1° luglio, dunque, potrebbe in teoria finire all’Inter o alla Juventus, non solo al Borussia Dortmund che per primo si era interessato a lui. Il Milan, tra le varie questioni di mercato sul tavolo, ha pure questa: non perdere un talento che deve ancora sbocciare, ma che viene da tempo considerato il classico predestinato.