Allegri poco allegriano, e proprio adesso che il divorzio è quasi certo
di Emanuele GambaLa Juventus migliore la stiamo vedendo di questi tempi, tra la ripresa contro il Milan e gli interi 90’ in casa della Roma: i bianconeri si sono finalmente messi a giocare senza speculare, mettendoci coraggio e un minimo di spregiudicatezza, accettando il rischio di subire dei gol (tanto è un bel pezzo che ne subisce comunque) e subordinandolo a quello di segnarne. È come se Allegri avesse smesso di essere allegriano, nel senso più negativo del termine (ce ne sono però anche moltissimi di positivi, non bisogna dimenticarselo mai), proprio adesso che è quasi certo che la Juve la smetterà con Allegri.
Sta di fatto che a Roma ha giocato a viso aperto come non faceva da chissà quando, forse addirittura dalla prima di campionato, pur se avrebbe potuto limitarsi a tenersi stretto il punticino che non le avrebbe dato la certezza matematica di un posto in Champions ma quella ragionevole sì. Adesso, infatti, viste tutte le combinazioni possibili mancano appena tre punti per tornare nella coppa…
La Juventus migliore la stiamo vedendo di questi tempi, tra la ripresa contro il Milan e gli interi 90’ in casa della Roma: i bianconeri si sono finalmente messi a giocare senza speculare, mettendoci coraggio e un minimo di spregiudicatezza, accettando il rischio di subire dei gol (tanto è un bel pezzo che ne subisce comunque) e subordinandolo a quello di segnarne. È come se Allegri avesse smesso di essere allegriano, nel senso più negativo del termine (ce ne sono però anche moltissimi di positivi, non bisogna dimenticarselo mai), proprio adesso che è quasi certo che la Juve la smetterà con Allegri.
Sta di fatto che a Roma ha giocato a viso aperto come non faceva da chissà quando, forse addirittura dalla prima di campionato, pur se avrebbe potuto limitarsi a tenersi stretto il punticino che non le avrebbe dato la certezza matematica di un posto in Champions ma quella ragionevole sì. Adesso, infatti, viste tutte le combinazioni possibili mancano appena tre punti per tornare nella coppa che conta e la partita di domenica prossima con la Salernitana (in casa, oltretutto) sembra fatta apposta per questo.
È vero che vincendo all’Olimpico avrebbe chiuso la pratica con tre giornate d’anticipo, ma è vero anche che cercare di vincere a ogni costo la avrebbe esposta al rischio di una sconfitta (in effetti è successo) che avrebbe maledettamente complicato la corsa all’Europa, perché si sarebbe ritrovata la Roma a -3 e l’Atalanta potenzialmente a -2, e allora sai la tremarella.
Invece di calcoli la Juve non ne ha fatti, per una volta ha mollato gli ormeggi e s’è lasciata trascinare in una partita finalmente entusiasmante, divertente, libera. Alla fine è finita come sarebbe probabilmente finita se, come al solito, i bianconeri avessero badato prima di tutto a passare il tempo e a non subire danni ma almeno se la sono goduta, a cominciare da Chiesa (e da Spalletti che lo guardava con interesse). Allegri chissà.
La Roma di De Rossi, da parte sua, ha confermato di sapersi adattare a partite di ogni genere, di saper soffrire e provocare, attaccare in massa o farlo in contropiede, calarsi nella battaglia o ricamare qualche poesiola tecnica, anche se questo risultato complica la corsa alla Champions, che a questo è legata a doppio filo all’Atalanta, nel senso dello scontro diretto con i bergamaschi di domenica prossima e dalla possibilità che i nerazzurri vincano l’Europa League senza entrare tra le prime quattro in classifica e portando quindi a sei unità il nostro contingente nella nuova Coppa dei Campioni. Resta comunque sorprendente come De Rossi riesca a cavare ancora energie fresche dai suoi, spremuti da una stagione sfinente gestita senza una rosa smisurata. È una squadra che funziona perché ha il piacere di competere e scende in campo senza mai il retropensiero di non farcela. Lo farà persino a Leverkusen, perché è una formazione che non vuole rimpianti.