Milan-Genoa 3-3: i rossoneri non sanno più come si vince. E i tifosi restano in silenzio
di Enrico CurròMILANO - Esistono forme di congedo da una stagione controversa migliori di quella che il Milan sta praticando, con pervicacia intrisa di masochismo, come illustra la vicenda, di per sé paradossale, del casting in corso per il futuro allenatore. Contro il Genoa non è arrivata a San Siro l’interruzione della fase nera, contraddistinta da tre sconfitte (tutte fatali, con la Roma in Europa League e nel derby con l’Inter) nelle ultime sei partite. La sesta si è chiusa col terzo pareggio (gli altri due con Sassuolo e Juventus) e di sicuro non aggiusta granché l’epilogo zoppicante dell’annata. L’eventuale aritmetica qualificazione per la Supercoppa italiana 2025 è materia da bilancio finanziario, più che tecnico, e il secondo posto sempre più probabile resta un piazzamento ridimensionato soprattutto dalla seconda stella dell’Inter. In confronto è ben più soddisfatto il Genoa di Gilardino, dodicesimo ma non lontano da Monza e Torino e protagonista di un campionato autorevole, con Marassi semp…
MILANO - Esistono forme di congedo da una stagione controversa migliori di quella che il Milan sta praticando, con pervicacia intrisa di masochismo, come illustra la vicenda, di per sé paradossale, del casting in corso per il futuro allenatore. Contro il Genoa non è arrivata a San Siro l’interruzione della fase nera, contraddistinta da tre sconfitte (tutte fatali, con la Roma in Europa League e nel derby con l’Inter) nelle ultime sei partite. La sesta si è chiusa col terzo pareggio (gli altri due con Sassuolo e Juventus) e di sicuro non aggiusta granché l’epilogo zoppicante dell’annata. L’eventuale aritmetica qualificazione per la Supercoppa italiana 2025 è materia da bilancio finanziario, più che tecnico, e il secondo posto sempre più probabile resta un piazzamento ridimensionato soprattutto dalla seconda stella dell’Inter. In confronto è ben più soddisfatto il Genoa di Gilardino, dodicesimo ma non lontano da Monza e Torino e protagonista di un campionato autorevole, con Marassi sempre pieno e i tifosi numerosissimi e festanti anche in trasferta.
Il 3-3 compendio della stagione in chiaroscuro
Il 3-3 col Genoa entusiasta è il compendio della stagione milanista in chiaroscuro, zeppa di contraddizioni e certamente un po’ cupa. La scena della Curva Sud che si svuota 5’ prima del 90’, dopo avere vissuto in silenzio per protesta contro la società il resto della partita, è più che emblematica: lo sciopero degli ultrà è diventato il titolo della giornata milanista. Pioli aveva introdotto appunto la quartultima partita del suo lungo addio annunciato al Milan dicendosi sicuro del fatto che i tifosi si sarebbero lasciati trascinare dalla squadra, se avessero visto in campo “i giusti atteggiamenti”. La profezia dell’allenatore si è però rivelata fallace, perché la partenza è stata a dir poco falsa: dopo appena 5’ era già in svantaggio e il Genoa dell’ex Gilardino, sistemato con l’elasticità indotta dalle cinque assenze (su tutte quelle dei giocatori più tecnici, Gudmundsson, Malinovskyi e Messias), pareva in grado di custodire il risultato.
Troppi errori difensivi
La precarietà della fase difensiva si è confermata l’autentico limite del Milan. Tomori non è riuscito a frenarsi, sull’impetuoso assalto all’area rossonera del suo collega difensore Vogliacco. Retegui ha segnato l’anneso rigore. Gli attacchi un po’ confusi di Pulisic trequartista centrale & C hanno fruttato una serie di mischie, un palo di Pulisic stesso con un destro a giro e due eccellenti parate di Martinez (ancora su destro di Pulisic e su schiacciata di testa di Hernandez). Appena prima dell’intervallo è stato infine Florenzi a pareggiare di testa, lui che non è certo altissimo, essendo stato dimenticato in area sul cross di Chukwueze. Ma nella ripresa è riemerso il masochismo di una squadra che si distrae spesso e volentieri nei momenti fatidici. Il 2-1 del Genoa è arrivato subito, con un colpo di testa di Ekuban sul cross dell’ubiquo Vogliacco.
Leao esce a capo chino
Un evento non meno emblematico dei precedenti è stata l’uscita dal campo anticipata dell’acciaccato Leao, a capo chino: la sua stagione di campione troppo spesso annunciato non può dirsi memorabile. Lo ha rimpiazzato Okafor e subito ha porto a Giroud, dalla fascia destra, un pallone da spingere in porta: clamoroso l’errore del centravanti francese. Vi ha posto rimedio, su corner, il calciatore meno reclamizzato della faraonica campagna acquisti: il difensore Gabbia ha firmato il 2-2 di testa, su corner di Florenzi. Poi si è fatto perdonare anche Giroud: la girata al volo del veterano, su imbeccata di Pulisic, stava scrivendo il risultato più pronosticato. Ma restava un quarto d’ora e il Genoa lo ha orgogliosamente sfruttato. Dopo avere costretto Sportiello a un salvataggio su Ekuban, ha acciuffato il 3-3: discesa e cross rasoterra di Thorsby, con pasticcio Tomori-Thiaw e autorete del tedesco per anticipare Retegui. La Curva Sud era già deserta, ma gli ultrà avevano lasciato il più eloquente tra gli striscioni tazebao esposti per criticare la politica societaria dell’azionista di controllo americano, Gerry Cardinale. “Il rumore del silenzio”, era la chiosa di un tardo pomeriggio in cui si è sentito soprattutto il tifo dei quattromila genoani in trasferta.
Milan 3 46’ pt Florenzi, 37’ st Gabbia, 30’ st Giroud
Genoa 3 5 pt Retegui (rigore), 3’ st Ekuban
Milan 4-2-3-1 Sportiello 6 – Florenzi 6.5 (35’ st Kalulu sv), Gabbia 6.5, Tomori 5, T.Hernandez 6 – Reijnders 5, Bennacer 5 (35’ st Adli sv) – Chukwueze 6 (35’ st Thiaw 5), Pulisic 6.5, Leao 5 (23’ st Okafor 6) – Giroud 6. All. Pioli 5.5.
Genoa 3-5-2 Martinez 6.5 – Vogliacco 7 (42’ st Cittadini sv), De Winter 5.5, Vasquez 5.5 – Spence 6, Frendrup 7, Badelj 6.5 (29’ st Strootman sv), Thorsby 6.5, Martin 5.5 (29’ Haps sv) – Ekuban 6.5 (42’ st Papadopulos sv), Retegui 6.5. All. Gilardino 6.5.
Arbitro: Prontera 6.
Note: Ammoniti Reijnders, Vasquez. Spettatori 73.901, incasso 2.332.502 euro.