Roma-Juventus 1-1: Bremer replica a Lukaku, ma in chiave Champions il punto è d’oro solo per i bianconeri
di Silvia ScottiROMA – Due destini che si incontrano e la parola fine a mettere paura. Ne esce una sfida tra chi deve capire se (e per chi) il termine è arrivato, senza tempi supplementari. E non poteva che finire così, senza un vincitore. Vite parallele, che non si incontrano ma prendono la stessa strada: salita o discesa, dipende da quale direzione si prende. La Roma deve sapere se è finita la stagione, se la coppa, l’Europa League, è una illusione, giovedì la rimonta con il Leverkusen appare missione impossibile anche agli inguaribili ottimisti, se il quinto posto è ancora realtà.
La Juventus deve capire se è finito un ciclo, se Allegri è al triplice fischio, se una stagione senza coppe deve finire tra rimorsi o tra i rimpianti. Il momento è difficile per entrambe, allora si rialzi chi può. Ma se capire, vivere, ricordare quando le cose iniziano è facile, per sapere se sono finite serve tempo: almeno novanta minuti. Più recupero. De Rossi li passa con le mani in tasca, cerc…
ROMA – Due destini che si incontrano e la parola fine a mettere paura. Ne esce una sfida tra chi deve capire se (e per chi) il termine è arrivato, senza tempi supplementari. E non poteva che finire così, senza un vincitore. Vite parallele, che non si incontrano ma prendono la stessa strada: salita o discesa, dipende da quale direzione si prende. La Roma deve sapere se è finita la stagione, se la coppa, l’Europa League, è una illusione, giovedì la rimonta con il Leverkusen appare missione impossibile anche agli inguaribili ottimisti, se il quinto posto è ancora realtà.
La Juventus deve capire se è finito un ciclo, se Allegri è al triplice fischio, se una stagione senza coppe deve finire tra rimorsi o tra i rimpianti. Il momento è difficile per entrambe, allora si rialzi chi può. Ma se capire, vivere, ricordare quando le cose iniziano è facile, per sapere se sono finite serve tempo: almeno novanta minuti. Più recupero. De Rossi li passa con le mani in tasca, cerca aiuto nella fedelissima bottiglietta d’acqua che è sempre lì quando serve, nello stesso angolo dell’area tecnica. Allegri non si agita, vive la partita come fosse il primo giorno, la prima di un altro ciclo, sarà qualcun altro semmai a premere l’interruttore.
Fa il suo calcio, la Juve come sempre nel primo quarto d’ora pressa alta. La Roma fa il suo cerca soluzioni sugli esterni, non è un spettacolo esaltante, ma si è visto di peggio. E infatti l’Olimpico, come sempre esaurito, canta immarcescibili cori anni ottanta su fabbriche e padroni, festeggia il gol di Lukaku che arriva grazie a una bella azione sulle fasce con Angelino bravo a crossare e Dybala bravissimo nell’uno contro uno, ma anche grazie a Gatti che aggiusta il pallone al centravanti belga.
I regali si fanno, lo ha fatto Karsdop al Leverkusen, e infatti l’olandese non c’è, sparito, dopo tre giorni di insulti social e via radio, a volte, invece, si ricevono. Altre volte ancora si prendono da soli. E Chiesa se lo fa da solo. Nel dibattito Chiesa seconda punta, come dice Allegri, Chiesa esterno, come dice lui, vince il giocatore. Quando parte dalla fascia è determinante e nel gol del pareggio di Bremer così fa, si mette dove più gli piace, si sposta a destra e mette il pallone per l’1-1 della Juventus. E anche il palo che fa saltare Allegri all’inizio del secondo tempo, arriva da un’azione in cui parte largo con il pallone tra i piedi.
A dimostrazione che a volte le persone vanno ascoltate, le richieste non sono sempre lamentele. Il resto della partita è un delicato equilibrio tra paura e desiderio, ci sono timidi sussulti, i tentativi di Pellegrini-Kristensen-Locatelli-Abraham nel finale, sembrano provarci, il desiderio di vincere è altrove. Ne esce una partita tra squadre imperfette, piene di difetti, tecnicamente povera: la Juventus anche quando è dominante ha poche soluzioni offensive se si escludono il gioco aereo da palla inattiva e le giocate di Chiesa. La Roma è meno lucida, come se avesse un peso sulle spalle e nella testa: giocano sempre gli stessi a centrocampo, la brillantezza non può essere la stessa. Ha trovato un portiere, Svilar, protagonista anche ieri sera, ma non può gioire. Non poteva che uscirne un pareggio, non anonimo, sicuramente dimenticabile. Nelle storie, nelle stagioni, nei campionati, nei cicli degli allenatori può succedere di tutto: possono anche finire.
ROMA (4-2-3-1): Svilar 7,5 - Kristensen 6, Llorente 6, Ndicka 6, Angelino 6,5 - Cristante 6, Paredes 5,5 - Baldanzi 6,5 (23’ st Azmoun sv), Dybala 6 (1’ st Zalewsky 5,5), Pellegrini 6 (33’ st Bove sv); -Lukaku 6,5 (23’st Abraham 5). All. De Rossi 6.
JUVENTUS (3-5-2): Szczesny 7 - Gatti 4,5, Bremer 7, Danilo 5,5 - Weah 5 (15’st Kostic 5,5), McKennie 6, Locatelli 6, Rabiot 6, Cambiaso 5,5 (Alcaraz sv) - Vlahovic 5, Chiesa 7 (31’st Kean sv). All. Allegri 6.
Arbitro: Colombo 5.5
Note: Ammoniti Weah, Rabiot, Abraham