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Juventus-Salernitana 1-1: Rabiot la pareggia al 92’, ma per i bianconeri è una Champions senza gloria

Il pareggio in extremis di Rabiot (ansa)
La vittoria serale dell’Atalanta ha dato la certezza della qualificazione alla squadra di Allegri, che però non è stata capace di superare una squadra già retrocessa
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TORINO – La meta, certo. Ma com’è stato il viaggio per raggiungerla, quale diavolo di percorso fatto di strade storte la Juventus ha battuto per arrivare al traguardo, a questo punto decisamente minimo (ora come ora, non è nemmeno più terza)? È una squadra che annaspa inciampando nelle sue stesse paure e che non ha nemmeno avuto la forza, o almeno la lucidità, per battere la Salernitana, largamente la più debole della Serie A, tre punti in tutto il 2024 prima di quello piovutole dal cielo allo Stadium, dove al settimo minuto oltre al 90’ avrebbe addirittura vinto se Basic non avesse tirato alto a tu per tu con Szczesny: era più facile segnarla che sbagliarla, come anche per Ikwuemesi al 36’.

«La cronaca della gara»

E così la Juve ha conquistato matematicamente un posto in Champions grazie all’Atalanta, il cui cammino europeo è stato decisivo per aumentare a cinque il contingente delle nostre squadre e che, fermando la Roma, ha dato ai bianconeri la certezza di finire quinti nel peggio…

TORINO – La meta, certo. Ma com’è stato il viaggio per raggiungerla, quale diavolo di percorso fatto di strade storte la Juventus ha battuto per arrivare al traguardo, a questo punto decisamente minimo (ora come ora, non è nemmeno più terza)? È una squadra che annaspa inciampando nelle sue stesse paure e che non ha nemmeno avuto la forza, o almeno la lucidità, per battere la Salernitana, largamente la più debole della Serie A, tre punti in tutto il 2024 prima di quello piovutole dal cielo allo Stadium, dove al settimo minuto oltre al 90’ avrebbe addirittura vinto se Basic non avesse tirato alto a tu per tu con Szczesny: era più facile segnarla che sbagliarla, come anche per Ikwuemesi al 36’.

«La cronaca della gara»

E così la Juve ha conquistato matematicamente un posto in Champions grazie all’Atalanta, il cui cammino europeo è stato decisivo per aumentare a cinque il contingente delle nostre squadre e che, fermando la Roma, ha dato ai bianconeri la certezza di finire quinti nel peggiore dei casi. Proprio l’Atalanta è l’avversario che dopodomani si metterà tra la Juve e il trofeo che potrebbe dare un minimo di senso (sempre di cose minime si parla) alla stagione juventina, che da tre mesi e mezzo è un malinconico ed esausto rotolare verso la fine della stagione, che la squadra dà l’idea di attendere come una liberazione. Qui non ne può più nessuno, i nervi sono a fior di pelle e la disgregazione dell’unità interna sembra evidente.

A tenere insieme il gruppo sono quegli obiettivi comuni che lampeggiano qua e là e che sono stati il pretesto per combinare le rare cose decenti di questi 100 giorni di tedio e di mestizia: la prima semifinale di Coppa Italia con la Lazio e la trasferta di campionato nella Roma giallorossa erano le partite che avrebbero garantito una la finale e l’altra la ragionevole certezza della Champions e la Juve non le ha fallite, confermando che la pasta della rosa è buona e che è stato l’andamento della stagione a svilirla, come è stato svilito il valore individuale di molti giocatori.

Ieri lo Stadium s’è messo a fischiare già dopo il gol di Pierozzi (colpo di testa su corner di Sambia, disattenta la marcatura di Rabiot), poi ha smesso, poi ha ricominciato al 45’, poi ha rismesso e poi ha ripreso alla fine, ma blandamente, come se la rassegnazione fosse superiore all’arrabbiatura. Allegri non ha fatto una piega, ma di certo è ormai troppo tardi per mettersi a rimproverare i suoi: meglio tenerli tranquilli fino a mercoledì, nella speranza che l’odore del successo risvegli i sensi di una squadra totalmente annebbiata. «Abbiamo sbagliato troppo spesso l’ultimo passaggio» dirà l’allenatore, ma anche sul primo non è che le cose siano andate molto meglio. Il pareggio in spaccata di Rabiot è arrivato su palla da fermo (corner di Iling prolungato di tacco di Locatelli), le due traverse e il palo colpiti con tiri da lontano (Vlahovic e Cambiaso nel primo tempo, Miretti nel secondo) non aggiungono nulla alla partitaccia dei bianconeri, ai primi 45’ indecenti e ai secondi confusi, in un continuo stravolgimento di moduli e posizioni in effetti adeguato al gioco della Juve, basato unicamente sul caos. Caotici alla meta.

Juventus-Salernitana 1-1 (0-1).

Juventus (3-5-2): Szczesny, Gatti, Bremer, Rugani (32' st Yildiz), Cambiaso, McKennie (1' st Miretti), Locatelli, Rabiot, Kostic (1' st Iling-Junior), Kean (1' st Chiesa), Vlahovic (32' st Milik). All. Allegri.

Salernitana (3-4-2-1): Fiorillo, Pierozzi, Fazio, Pirola, Zanoli (45' st Pasalidis), Coulibaly, Basic, Sambia (45' st Pellegrino), Tchaouna, Vignato (20' st Legowski), Ikwuemesi (28' st Kastanos) All. Colantuono.

Arbitro: Santoro di Messina

Reti: nel pt 27' Pierozzi, nel st 47' Rabiot.

Angoli: 9-4 per la Juventus.

Recupero: 4' e 6'.

Ammoniti: Vlahovic, Rabiot, Zanoli, Sambia, Pasalidis per gioco falloso, Fiorillo e Basic per comportamento non regolamentare.

Spettatori: 37.470

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