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Mkhitaryan: “Con Mourinho ci insultavamo, ho detto no alla Lazio per amore della Sud”

Henrikh Mkhitaryan 

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Il giocatore armeno presenta la sua autobiografia “La mia vita sempre al centro” e si racconta senza filtri: dagli insulti con Mourinho a Manchester all’abbraccio ritrovato a Roma, dal no alla Lazio per amore della Curva Sud all’attaccamento all’Inter
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MILANO – Dalla perdita del padre trentatreenne, quando lui di anni ne aveva sette, “troppo pochi lui, troppo pochi io”, al sogno di fare qualcosa di importante per la sua Armenia. In mezzo, una vita di calcio: la difficile esperienza in Brasile a San Paolo da ragazzino e i primi successi in Ucraina, l’amicizia fraterna con Mino Raiola e gli insulti con Mourinho a Manchester, poi diventati abbracci a Roma. Henrikh Mkhitaryan si racconta nel libro “La mia vita sempre al centro”, scritto con Alessandro Alciato e pubblicato da Cairo Editore.

Mkhitaryan: “Raiola un fratello. Nelle trattative volavano sedie”

Il centrocampista armeno, nel raccontare i momenti di svolta della sua carriera, indica il giorno in cui, quando ancora giocava nel campionato ucraino, riuscì a farsi assistere da Mino Raiola per decidere se vestire la maglia del Tottenham, del Liverpool o del Borussia Dortmund. Un amico, oltre che un agente: “Era l’unico invitato al mio matrimonio oltre ai parenti”. Ma anche un mastino…

MILANO – Dalla perdita del padre trentatreenne, quando lui di anni ne aveva sette, “troppo pochi lui, troppo pochi io”, al sogno di fare qualcosa di importante per la sua Armenia. In mezzo, una vita di calcio: la difficile esperienza in Brasile a San Paolo da ragazzino e i primi successi in Ucraina, l’amicizia fraterna con Mino Raiola e gli insulti con Mourinho a Manchester, poi diventati abbracci a Roma. Henrikh Mkhitaryan si racconta nel libro “La mia vita sempre al centro”, scritto con Alessandro Alciato e pubblicato da Cairo Editore.

Mkhitaryan: “Raiola un fratello. Nelle trattative volavano sedie”

Il centrocampista armeno, nel raccontare i momenti di svolta della sua carriera, indica il giorno in cui, quando ancora giocava nel campionato ucraino, riuscì a farsi assistere da Mino Raiola per decidere se vestire la maglia del Tottenham, del Liverpool o del Borussia Dortmund. Un amico, oltre che un agente: “Era l’unico invitato al mio matrimonio oltre ai parenti”. Ma anche un mastino nelle trattative per rinnovi, nuovi contratti e svincoli. Durante il braccio di ferro per liberarsi dai gialloneri di Vestfalia, “Rafaela Pimenta mi disse che lo aveva visto lanciare una sedia addosso ai dirigenti del Borussia”, accusati di non aver mantenuto la parola data al giocatore sulla possibilità di accasarsi altrove.

Mkhitaryan e il rapporto con Mourinho

Mkhitaryan ricostruisce in profondità il rapporto con gli allenatori che ha incontrato in vent’anni (finora) di carriera da professionista. Dall’idolo di gioventù Arsène Wenger, che nella stagione 2018/19 lo accolse all’Arsenal ricordandogli che in campo bisogna divertirsi, fino al suo attuale tecnico, Cristian Chivu, “interista di quell’annata, la 2009/10, certificata dalla storia”. La più grande tensione, narrativa e non, è nel racconto del rapporto con Mourinho, che lo volle fortemente a Manchester, ma con cui il legame si incrinò presto: “Mi disse che ero una m… Gli risposi che la m… era lui, enorme”. L’occasione per recuperare il rapporto i due l’hanno avuta appena un anno dopo, a Roma: “Il primo giorno ci siamo abbracciati”.

Mkhitaryan in maglia Roma 

Mkhitaryan e l’offerta della Lazio

Oltre ai ricordi della notte magica di Tirana, con la vittoria della Conference League, nell’autobiografia di Mkhitaryan c’è un altro episodio destinato a esaltare la tifoseria della Roma: il rifiuto dell’armeno di trasferirsi alla Lazio, nonostante offrisse un contratto più lungo rispetto all’Inter. “Lotito mi ha stupito: ‘Vieni da noi, con un contratto di tre anni più opzione sul quarto. E se vorrai andartene troveremo una soluzione di favore’, mi disse”, racconta il giocatore. Ma non ha accettato, perché “mentre mi raccontava della Lazio, pensavo alla Roma. Soprattutto alla gente. Alle bandiere. Alla Curva Sud”.

“All’Inter ci diciamo tutto in faccia, anche cose pesanti”

Degli anni all’Inter, sua attuale squadra, Mkhitaryan racconta un retroscena gustoso. Nella stagione 2022/23, quando i nerazzurri in campionato mettevano in fila una sconfitta dietro l’altra, “ci siamo riuniti ad Appiano Gentile, solo noi giocatori. Siamo stati chiari, schietti, diretti: ‘Tu non ti alleni bene’; ‘Tu dovresti sacrificarti maggiormente’; ‘Non capisco perché ti facciano giocare titolare’. Una valanga di acqua limpida, per lavare certe macchie di fango”. Un confronto da cui il gruppo uscì rafforzato, raggiungendo la finale di Istanbul, poi persa contro il Manchester City nel 2023.

Mkhitaryan: “A Monaco disfatta inspiegabile”

Dell’altra finale di Champions persa, quella dello scorso giugno a Monaco contro il Psg, dice: “Abbiamo perso 5-0, un completo disastro senza scuse. Ma anche senza spiegazione, nel senso che non abbiamo capito il motivo di tale disfatta. Una cicatrice che resterà viva per sempre”. Assicura che Inzaghi non aveva mai parlato dell’idea di andare in Arabia e sottolinea come “il distacco non si è rivelato indolore, in particolare per le modalità. Anche io ho ricevuto un’offerta dai sauditi nel 2024. Ma sono stato chiaro: non voglio parlare con nessuno, sono interista”. Del tecnico piacentino, con cui dice di aver avuto un ottimo rapporto, Henrikh racconta anche la maniacalità con cui studia il calcio, “conosce tutti i giocatori, il Demone, anche di Serie C”, e la regolarità con cui toglie dal campo gli ammoniti, tanto che all’inizio, stupito dal cambio dopo un cartellino giallo, “mi chiedevo: ma perché non mi ha lasciato giocare?”.

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