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L’Inter batte la Roma e la aggancia: tre in vetta, c’è anche il Napoli. All’Olimpico decide Bonny

Il gol di Bonny (ansa)

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Un gol del francese nella fase iniziale di gara completa la rimonta dei nerazzurri alla testa della classifica
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Roma – Si può festeggiare il primo posto anche senza bollicine. Basta infilarsi tra la distrazione di un terzino e la svagatezza del portiere per prendersi il gol che vale la vittoria. Come ha fatto Bonny: sei minuti e l’Inter aveva già fatto tutto quello che le sarebbe servito per battere la Roma e certificare che Gasperini – nona sconfitta consecutiva contro i nerazzurri, sedicesima partita senza batterli – dovrà rimandare ancora l’esorcismo della maledizione.

«La cronaca della gara»

L’equilibratore Chivu

In un sabato d’autunno la serie A ha rovesciato il trono: dopo il Napoli è caduta la Roma, l’Inter le ha riprese, il Milan può staccarle in testa a un campionato che non ha fretta di trovare padroni. Ma a Chivu non manca nulla per avanzare la propria candidatura: sei vittorie su sei nell’ultimo mese, la sconfitta dello Stadium di metà settembre, subita in rimonta, avrebbe potuto stenderlo, acerbo com’era. Invece da quel momento non ha più sbagliato nulla. Anche perché a 44 anni l’a…

Roma – Si può festeggiare il primo posto anche senza bollicine. Basta infilarsi tra la distrazione di un terzino e la svagatezza del portiere per prendersi il gol che vale la vittoria. Come ha fatto Bonny: sei minuti e l’Inter aveva già fatto tutto quello che le sarebbe servito per battere la Roma e certificare che Gasperini – nona sconfitta consecutiva contro i nerazzurri, sedicesima partita senza batterli – dovrà rimandare ancora l’esorcismo della maledizione.

«La cronaca della gara»

L’equilibratore Chivu

In un sabato d’autunno la serie A ha rovesciato il trono: dopo il Napoli è caduta la Roma, l’Inter le ha riprese, il Milan può staccarle in testa a un campionato che non ha fretta di trovare padroni. Ma a Chivu non manca nulla per avanzare la propria candidatura: sei vittorie su sei nell’ultimo mese, la sconfitta dello Stadium di metà settembre, subita in rimonta, avrebbe potuto stenderlo, acerbo com’era. Invece da quel momento non ha più sbagliato nulla. Anche perché a 44 anni l’allenatore romeno ha dimostrato di avere l’intelligenza di cambiare, di accettare di non veder volare tappi di spumante a ogni azione a patto però di regolare la difesa, che oggi non prende più gol: solo due volte da metà settembre è stata violata la porta nerazzurra.

La cavalcata di Bonny

Nel frattempo, ha introdotto sempre più stabilmente i nuovi: su tutti quel Bonny di cui sopra, unica eredità milanese dei suoi tre mesi a Parma, i primi da allenatore di serie A. La cavalcata irresistibile sfruttando l’errore sul fuorigioco di Celik e di una difesa disallineata e altissima a centrocampo, un destro sul palo di Svilar, forse troppo svagato: terzo gol in campionato, secondo consecutivo, non poteva esserci antidoto migliore per l’assenza di Thuram o la condizione approssimativa di Lautaro. Ma se a 21 anni Bonny è già una garanzia, anche Sucic e Pio Esposito non sono più comparse, anzi è a loro che ha chiesto i muscoli, l’allenatore, quando la Roma ha capito che era arrivato il momento di fare sul serio. “Nel primo tempo abbiamo speso tanto, nel secondo siamo calati fisicamente. Siamo stati bravi a soffrire e a difenderci”

Roma, un primo tempo troppo flemmatico

Una reazione inevitabile dopo i primi, flemmatici, 45 minuti romanisti. Gasperini ama che i suoi abbandonino la comfort zone per inventarli in altre posizioni. Ma una squadra è un composto di tante individualità e costringere quattro calciatori a traslocare dalle mattonelle preferite ha finito per stravolgere l’identità collettiva: era già successo con il Torino, quando la prima sconfitta in campionato aveva dichiarato fallimentare l’esperienza di Dybala al centro dell’attacco. Ha voluto riprovarci il Gasp, come non sapesse che non bastano gli ingredienti giusti, è importante come li utilizzi, altrimenti la maionese impazzisce.

Gli errori di Dovbyk

E infatti appena Dovbyk ha sostituito Pellegrini e Dybala è arretrato, la Roma ha sfiorato il gol una, due volte in pochi istanti, e ha quasi del paranormale l’errore dell’attaccante ucraino di testa a porta vuota dopo una sponda di Soulé. Ma che nei primi 10 minuti della ripresa la squadra sia stata pericolosa almeno quattro volte dopo un primo tempo chiuso senza mai tirare in porta è una denuncia formale degli errori iniziali. Come col Torino, la Roma ha perso in casa dopo la sosta delle nazionali: Gasperini, per restare tra i grandi, dovrà imparare a gestire anche i periodi in cui non può lavorare con la squadra al completo. “Quando tiri undici volte in area con l’Inter è un gran segnale – ha detto il tecnico giallorosso -, ma se non riesci a segnare è un problema”.

Roma-Inter 0-1 (0-1)

Roma (3-4-2-1): Svilar 5.5 – Ndicka 5 (10’ st Ziolkowski 6), Mancini 6, Hermoso 5.5 (28’ st Baldanzi 5.5) – Celik 5.5, Koné 6.5, Cristante 6.5, Wesley 6 – Soulé 5 (35’ st Ferguson sv), Pellegrini 5 (10’ st Dovbyk 4.5) – Dybala 6 (28’ st Bailey sv). All. Gasperini 5.5.

Inter (3-5-2): Sommer 7 – Akanji 6, Acerbi 6, Bastoni 6.5 – Dumfries 6, Barella 7 (35’ st Zielinski sv), Calhanoglu 6 (16’ st Frattesi 6), Mkhitaryan 7, Dimarco 6.5 (35’ Carlos Augusto sv) – Lautaro Martinez 5.5 (16’ st Pio Esposito 6), Bonny 7 (24’ st Sucic 6). All. Chivu 7.

Arbitro: Massa 6

Rete: 6’ pt Bonny

Note: ammoniti Lautaro Martinez, Ndicka, Ziolkowski, Hermoso, Mkhitaryan, Sucic, Baldanzi.

Spettatori 65849

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