Bergamo - Scampata a un palo di Zappacosta e a un buon numero di occasioni da gol create dall’Atalanta, la Lazio può dirsi soddisfatta dell’esito di una trasferta temuta a ragione, come si è potuto evincere dal secondo tempo di una partita il cui punteggio, lo 0-0 rispolverato da questa settima giornata di campionato, non la fotografa esattamente e giustifica il rammarico della squadra di Juric. Bloccata ancora in casa sul pari dopo una gara coraggiosa, come contro il Como, è incagliata in classifica ai margini della zona europea. Che la Lazio, in ritardo di punti, conta di accostare provando a vincere nel prossimo turno con la Juventus un duello assai meno scintillante delle premesse estive.
Guendouzi braccato da Ahanor
Il primo tempo si è dimostrato un ibrido tra le intenzioni reciproche di attaccare in verticale, testimoniate dalle formazioni scelte dai due allenatori, e l’effettiva impossibilità di filtrare con successo nell’area altrui. Per l’Atalanta - ch…
Bergamo - Scampata a un palo di Zappacosta e a un buon numero di occasioni da gol create dall’Atalanta, la Lazio può dirsi soddisfatta dell’esito di una trasferta temuta a ragione, come si è potuto evincere dal secondo tempo di una partita il cui punteggio, lo 0-0 rispolverato da questa settima giornata di campionato, non la fotografa esattamente e giustifica il rammarico della squadra di Juric. Bloccata ancora in casa sul pari dopo una gara coraggiosa, come contro il Como, è incagliata in classifica ai margini della zona europea. Che la Lazio, in ritardo di punti, conta di accostare provando a vincere nel prossimo turno con la Juventus un duello assai meno scintillante delle premesse estive.
Guendouzi braccato da Ahanor
Il primo tempo si è dimostrato un ibrido tra le intenzioni reciproche di attaccare in verticale, testimoniate dalle formazioni scelte dai due allenatori, e l’effettiva impossibilità di filtrare con successo nell’area altrui. Per l’Atalanta - che Juric ha plasmato con Pasalic arretrato al posto di De Roon (turnover) e con De Ketelaere recuperato dall’inizio a destra della trequarti a fianco all’omologo Sulemana e dietro Lookman centravanti di manovra – il problema è parso essenzialmente di velocità nell’ultima parte del campo: al riuscito palleggio orizzontale non ha fatto seguito il guizzo necessario: la posizione arretrata di Pasalic ha privato la squadra del famoso ultimo passaggio. Per la Lazio – che Sarri ha voluto canonica, col trio avanzato Cancellieri-Dia-Zaccagni per gestire palloni in zona rossa e obbligare gli avversari ad arretrare – l’intoppo è nato dalla lentezza dei centrocampisti nell’innesco del tridente: Guendouzi, delegato agli smistamenti rapidi o alle incursioni in proprio, veniva marcato strettissimo, ovunque si spostasse, dal giovane Ahanor, riconfermato titolare come Bernasconi a sinistra.
L’infortunio di Cancellieri
Un guaio ulteriore per la Lazio è stato, dopo una ventina di minuti, l’ennesimo infortunio della stagione (il tredicesimo, il nono muscolare). Isaksen è entrato a destra e la situazione tattica non è cambiata, però la panchina si è assottigliata presto. L’assetto difensivo di Sarri, ha comunque retto, anche perché nell’attacco atalantino Sulemana ha pasticciato a sinistra e gli unici sviluppi pericolosi dell’azione, con Lookmam imbottigliato al centro, li ha garantiti il collaudato duo Zappacosta- De Ketelaere, senza tuttavia arrivare al tiro, se non con un destro in scivolata dell’esterno, disinnescato da Provedel. Carnesecchi ha invece osservato un destro alto di Guendouzi e ha parato con eleganza una punizione liftata di Basic.
Nella ripresa Lazio schiacciata
Nulla lasciava presagire il dominio dell’Atalanta nel secondo tempo, frutto della graduale e corposa presa di possesso del centrocampo e di un atletismo dirompente, ma anche di una crescita tecnica sempre sempre più netta. Tanta intraprendenza ha portato il pallone quasi sempre a ridosso dell’area di Provedel, che non è stato certo spettatore. L’Atalanta si è avvicinata al gol 6-7 volte, all’inizio in particolare con Lookman e Ederson, che ha sbagliato la chiusura di piatto di un’azione ariosa da sinistra.
Il palo di Zappacosta
Ma anche il diciassettenne Ahanor ha sfiorato lo storico 1-0: da un passo, su corner e spizzata di Pasalic, non è riuscito a colpire. Juric non si è arreso, innestando dopo poco più di un’ora di gioco in contemporanea Krstovic per Sulemana, De Roon per Pasalic e Scalvini per Ahanor. La metamorfosi ha perfino moltiplicato il fervore, senza scalfire l’equilibrio di squadra. Emblematici i due episodi cruciali: la magnifica parata a una mano di Provedel, su rasoterra di Lookman sbucato da una selva di stinchi, e il palo squassante colpito da Zappacosta con un destro al volo (ancora Provedel ha poi respinto l’ulteriore destro di De Roon). Chiudendo con Maldini per Lookman, mentre Sarri poteva solo varare la staffetta finale Zaccagni-Pedro, Juric ha confermato la prassi offensivistica. La vorrà ribadire mercoledì in Champions con lo Slavia Praga