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Napoli e Inter, nessun esperimento: la sfida scudetto con l’usato sicuro

Napoli e Inter, nessun esperimento: la sfida scudetto con l’usato sicuro

I due allenatori per la delicata sfida delle 18 scelgono la vecchia guardia

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Tutto sulla vecchia guardia. Al Maradona arriva l’Inter e per uscire dall’angolo Antonio Conte si affida ai suoi veterani, con l’obiettivo di restituire al suo Napoli unità e certezze perdute. Dentro Juan Jesus e Neres, fuori Beukema e Lucca, che pagano dazio alla disfatta di Eindhoven e retrocedono in panchina, come la maggior parte dei 9 rinforzi estivi. Tocca ai leader del quarto scudetto riportare a galla gli azzurri. Ma sono conservative pure le scelte di Cristian Chivu, che il turn over se l’è concesso in Champions e a Fuorigrotta rilancia i suoi big: a caccia anche di una rivincita dopo la beffa del campionato scorso.

Stati d’animo opposti

Stati d’animo opposti, con il Napoli alle corde e l’Inter lanciatissima. Ma strategie molto simili: con il vecchio che avanza. In casa azzurra nel nome di un patto di spogliatoio e dell’emergenza: fuori Rrahmani, Lobotka, Lukaku, Hojlund e Meret, che si è rotto un piede e ha perso la chance di tornare tra i titolari. Altrimenti Conte avrebbe cambiato anche portiere, perché è la restaurazione la strada scelta dai campioni d’Italia per uscire dal tunnel: fiducia ai protagonisti del quarto scudetto, in castigo i rinforzi estivi. I segnali c’erano tutti già dopo la disfatta di Eindhoven: 6-2, peggior risultato di sempre nelle Coppe per squadra e allenatore. «Abbiamo dovuto aggiungere al nostro organico 9 giocatori e sono troppi, serve tempo per inserirli nello spogliatoio, dobbiamo recuperare lo spirito dello scorso anno».

Alle parole sono seguiti i fatti, tocca ai pretoriani. L’unica eccezione — noblesse oblige — è per Kevin De Bruyne: ex del Manchester City proprio come lo svizzero Manuel Akanji, che al Maradona sarà invece l’unico fra i nuovi confermato tra i titolari nell’Inter, oltre a uno fra Esposito o (più probabilmente) Bonny. Ma solo per l’infortunio di Thuram.

Inter, i nuovi non ancora pronti

Che non tutti i rinforzi estivi siano pronti all’uso lo ha detto lo stesso Chivu, presentando la partita di oggi. Ha fatto nomi e cognomi: «Luis Henrique e Diouf hanno qualità e margini di crescita, ma dal punto di vista mentale e dell’impatto con il calcio italiano non ci siamo ancora». Sono costati 50 milioni in due.

E l’Inter ne ha pagati 16 per portare alla Pinetina Sucic, che fatica a scalare una gerarchia delle mezzali dominata da Barella e Mkhitaryan, con Frattesi come prima alternativa. In pratica, gli unici due nuovi arrivati già entrati nelle rotazioni sono i ragazzini terribili in attacco: Pio Esposito — che Chivu ha cresciuto da quando aveva 13 anni nelle giovanili nerazzurre — e Bonny, che si è portato da Parma.

Napoli in emergenza

Per il resto, a Napoli come a Milano, è durissima per chi è arrivato da tre o quattro mesi strappare il posto a giocatori che nella scorsa stagione si sono contesi il campionato fino all’ultima giornata. Conte è alle prese con l’emergenza e si affida anche per questo all’usato sicuro nel momento di maggiore difficoltà per il suo Napoli. Ma non ha alcuna voglia di prendersi dei rischi nemmeno Chivu, che sbarca al Maradona con una striscia aperta di 7 vittorie consecutive. E quando gli si chiede se per i senatori del suo spogliatoio — da Barella a Bastoni, fino al capitano Lautaro — possa essere una motivazione in più giocare contro il loro ex tecnico — con cui hanno vinto il diciannovesimo scudetto nerazzurro — risponde con zero timore reverenziale: «Tracce di Conte nell’Inter? È più giusto dare meriti a Simone Inzaghi: allenatore della seconda stella e di due finali di Champions». Schermaglie, pepato antipasto di un pomeriggio vintage.

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