✕

Juventus, crisi senza fine: all’Olimpico vince 1-0 la Lazio, decide Basic

L'esultanza di Basic dopo il gol (agf)

Ascolta l'audio

Gara inconcludente della squadra di Tudor, che non segna da 4 gare e non vince da 8
2 minuti di lettura

Roma – La Juventus non vince da otto partite, non segna da quattro — non capitava dal 1991, c’era Maifredi — e perde da tre: non servirebbe altro per descrivere una squadra che sta rotolando. Probabilmente non meritava di perdere neanche ieri sera ma se vogliamo è un’aggravante, perché Tudor non ha per le mani una formazione spenta, anzi: questi s’impegnano allo spasimo, non si tirano indietro, ma il prodotto è una confusione indicibile, cui l’allenatore contribuisce con continui cambi di modulo e di posizioni. Avanza, arretra, sposta giocatori e il risultato è sempre la moltiplicazione del nulla, mentre Sarri sta imparando a ricavare il massimo dal poco che ha, contentandosi di un gruppo da battaglia, con un’anima sola.

«La cronaca della gara»

Tudor: “Vivo nel presente, del futuro non mi frega nulla”

Dire che Tudor è in bilico è pleonastico. «Tutti mi chiedono se sono preoccupato — ha ribadito il tecnico alla fine — ma io vivo nel presente, non mi frega nulla del mio futuro, mi inter…

Roma – La Juventus non vince da otto partite, non segna da quattro — non capitava dal 1991, c’era Maifredi — e perde da tre: non servirebbe altro per descrivere una squadra che sta rotolando. Probabilmente non meritava di perdere neanche ieri sera ma se vogliamo è un’aggravante, perché Tudor non ha per le mani una formazione spenta, anzi: questi s’impegnano allo spasimo, non si tirano indietro, ma il prodotto è una confusione indicibile, cui l’allenatore contribuisce con continui cambi di modulo e di posizioni. Avanza, arretra, sposta giocatori e il risultato è sempre la moltiplicazione del nulla, mentre Sarri sta imparando a ricavare il massimo dal poco che ha, contentandosi di un gruppo da battaglia, con un’anima sola.

«La cronaca della gara»

Tudor: “Vivo nel presente, del futuro non mi frega nulla”

Dire che Tudor è in bilico è pleonastico. «Tutti mi chiedono se sono preoccupato — ha ribadito il tecnico alla fine — ma io vivo nel presente, non mi frega nulla del mio futuro, mi interessa lavorare. Tutti sono responsabili, ci manca sempre qualcosa, davanti non la buttiamo dentro e dietro arriva sempre uno sbaglio. Ho parlato con la squadra nello spogliatoio, non con la dirigenza: stiamo tutti male». Se la Juve insisterà con lui è perché non ha le idee chiare sulla successione (dal traghettatore Palladino all’ipotesi Spalletti) e perché mercoledì c’è un’altra partita, con l’Udinese. Ma è l’irreversibilità dei risultati a spaventare il club.

Basic, da scarto a incedibile

La Lazio ha vinto difendendo per tutto il tempo il gol in apertura di Toma Basic, l’ultimo dei rimasugli, messo all’indice per due anni e ripescato perché, tra mercato chiuso e infortuni in serie, Sarri non sapeva a che santo votarsi. Il croato il posto se l’è meritato così come il gol che ha schiuso la partita, un sinistro dal limite diventato letale dopo la deviazione con il tacco di Gatti. Tutto era cominciato con un insensato retropassaggio di testa di David, raccolto e riciclato da Cataldi, ma pure la seconda azione pericolosa della Lazio, sul finire del tempo, era nata da un assist in area di Locatelli a Guendouzi: la Juve si butta via per delle sciocchezze inspiegabili.

Tudor cerca la quadra, ma il tempo stringe

Tudor sta ancora cercando la quadra e chissà se riuscirà a trovarla, se avrà il tempo di farlo. Ieri s’è inventato la terza soluzione tattica in una settimana, un modulo scomponibile (3-5-2 in impostazione, 4-4-2 in copertura) dettato dall’esigenza di dare più peso all’attacco con Vlahovic e David e di fare rifiatare Yildiz, che è da un po’ che annaspa. Ma zero per due dà sempre zero, e il giovane turco è stato richiamato d’urgenza già nell’intervallo al posto di Cambiaso, così disastroso che Tudor gli aveva tolto la marcatura dello sgusciante Isaksen, affidandola a McKennie.

Una facile resistenza per la Lazio

L’assetto ultraoffensivo (Yildiz ha fatto la mezzala sinistra, tornando poi avanti dopo l’uscita di David) non ha comportato grandi scompensi alla Juve, che se ha perso è stato per gli strafalcioni davanti o dietro o per quel modo di attaccare monocorde (in assenza di Yildiz, palla a Conceiçao e poco altro), con quella coppia di centravanti che di due non ne hanno fatto uno. Dai lunghi periodi passati nei pressi della porta avversaria, i bianconeri hanno ricavato poco o niente, mentre la Lazio non ha fatto molto oltre a resistere: l’unico tiro in porta oltre al gol è stato di Dia a ripresa inoltrata. Alle nefandezze di una partita dalla pochezza tecnica desolante s’erano aggiunti gli errori dell’arbitro Colombo, che prima non ha espulso McKennie (avrebbe meritato il secondo giallo) e poi ha negato un rigore a Conceiçao per un pestone di Gila. Tudor avrà da recriminare, ma che mestizia lo spettacolo che la sua squadra offre. E si impegna pure.

Lazio (4-3-3) Provedel 6.5 – Lazzari 6 (10’ st Pellegrini 6), Gila 6.5, Romagnoli 6.5, Marusic 6 – Guendouzi 6.5, Cataldi 6.5, Basic 7.5 (23’ Vecino 6) – Isaksen 7 (38’ st Pedro sv), Dia 6 (38’ st Noslin sv), Zaccagni 6. All. Sarri 7.
Juventus (3-5-2) Perin 6 – Kalulu 6, Gatti 6 (41’ st Joao Mario sv), Kelly 6 – Conceiçao 6, Koopmeiners 5 (21’ st Thuram 6), Locatelli 5.5, McKennie 5.5 (33’ st Openda sv), Cambiaso 5 (1’ st Yildiz 5.5) – Vlahovic 4.5, David 4 (21’ st Kostic 6). All. Tudor 5.
Arbitro: Colombo 4.
Rete: 9’ pt Basic
Note: ammoniti Lazzari, Koopmeiners, Locatelli, McKennie, Kelly, Guendouzi. Spettatori 55 mila circa.

Leggi i commenti