TORINO – Questo doveva accadere, nella notte di transizione affidata a Massimo Brambilla: il sospiro di sollievo di una vittoria che consegnasse a Spalletti una Juventus con un principio di serenità ritrovato, senza l’incubo di statistiche orribili a rincorrerla o di una classifica spaventosa a terrorizzarla. Luciano oggi firmerà e si metterà subito al lavoro, magari cominciando dalle indicazioni ricavate dal 3-1 all’Udinese, perché Brambilla non si è limitato a fare da passacarte ma qualcosa di suo l’ha messo, lanciando l’inedita coppia d’attacco Vlahovic-Openda, la meglio assortita tra tutte quelle che si possono formare mescolando i tre centravanti, e poi piazzando Yildiz nella posizione di mezzala sinistra, anche se poi gli equilibri sono da perfezionare: non poteva essere la sciatta Udinese di ieri a testarli. Oltretutto la soluzione delle due punte era da un pezzo caldeggiata dalla società, che temeva che, facendone giocare una sola per volta, il capitale si svalutasse. In panch…
TORINO – Questo doveva accadere, nella notte di transizione affidata a Massimo Brambilla: il sospiro di sollievo di una vittoria che consegnasse a Spalletti una Juventus con un principio di serenità ritrovato, senza l’incubo di statistiche orribili a rincorrerla o di una classifica spaventosa a terrorizzarla. Luciano oggi firmerà e si metterà subito al lavoro, magari cominciando dalle indicazioni ricavate dal 3-1 all’Udinese, perché Brambilla non si è limitato a fare da passacarte ma qualcosa di suo l’ha messo, lanciando l’inedita coppia d’attacco Vlahovic-Openda, la meglio assortita tra tutte quelle che si possono formare mescolando i tre centravanti, e poi piazzando Yildiz nella posizione di mezzala sinistra, anche se poi gli equilibri sono da perfezionare: non poteva essere la sciatta Udinese di ieri a testarli. Oltretutto la soluzione delle due punte era da un pezzo caldeggiata dalla società, che temeva che, facendone giocare una sola per volta, il capitale si svalutasse. In panchina sono rimasti il triste David e i tristissimi Koopmeiners e Conceiçao (Thuram era invece in tribuna per un problema fisico) ma questo è uno dei problemi che l’ex ct dovrà affrontare: di giocatori offensivi ce ne sono troppi e qualcuno va scontentato per forza. Ieri a fine partita John Elkann ha incontrato la squadra negli spogliatoi.
La partita
L’instabilità emotiva dei bianconeri s’è vista, ma bisogna capirli, e l’andamento della partita è stato di conseguenza molto poco lineare: la Juve ha cominciato con veemenza, è passata subito in vantaggio su rigore (fallo di Goglichidze su Vlahovic) ed è corsa dietro all’invasato serbo, che ha giocato come se la sfida fosse tra lui e il mondo intero, rincorrendo avversari per ogni dove, affondando contrasti furibondi, caricando a testa bassa verso la porta avversaria appena poteva. Avrebbe ottenuto più o meno gli stessi risultati se avesse giocato con meno impulso e maggiore raziocinio, ma lui è fatto così e con quegli slanci ardimentosi ha riacceso il pubblico, che per lunghi tratti s’era barcamenato tra il silenzio e i fischi e che alla fine l’ha omaggiato di commossa standing ovation, ricoprendo gli improperi del recente passato. «Se abbiamo cambiato tre allenatori in un anno e mezzo», ha detto lui, «dobbiamo guardarci allo specchio e vedere dove stiamo sbagliando, perché incolpare una sola persona non è giusto. Dobbiamo parlare di meno e fare di più».
Il gol di Gatti
Dopo l’avvio rabbioso la Juve s’è ritratta in uno stillicidio di errori tecnici tipici di una squadra insicura, e l’Udinese ne ha approfittato con una bella giocata del pungente Zaniolo (stop e tiro mancino). Si immaginava che la Juventus potesse sprofondare nel mare magnum di tutti i suoi dubbi, invece è rimasta a galla e ha trovato il secondo gol con Gatti: in quel momento la squadra si è liberata e ha finalmente preso a giocare in scioltezza, persino con un poco di armonia e di ariosità. Okoye ha parato molto (però sulla rete del 2-1 ha fatto una gaffe notevole), ma non il rigore del 3-1, che Di Bello s’era perso (aveva fischiato fallo del disastroso Goglichidze su Yildiz, invece era il contrario) e l’ha evocato il Var, con quella che Runjaic ha chiamato una «lenta, lenta, lenta, lenta revisione al video. In questo modo di rigore per una partita se ne trovano venti». Ma quei due c’erano, suvvia.
Il tabellino
Juventus (3-5-2)
Di Gregorio 6 – Kalulu 6.5, Gatti 7, Kelly 6 – Cambiaso 6.5, McKennie 6, Locatelli 6, Yildiz 6.5, Kostic 6 (44’ st Rugani sv) – Vlahovic 7 (44’ st Koopmeiners sv), Openda 6.5 (32’ st David sv). All. Brambilla 6.5.
Udinese (3-5-2)
Okoye 6 – Goglichidze 4, Kabasele 5, Solet 6 – Ehizibue 5.5 (29’ st Zanoli sv), Piotrowski 6 (13’ st Lovric 6), Karlstrom 5.5, Atta 5 (29’ st Miller sv), Kamara 5.5 – Davis 5 (38’ pt Buksa 5), Zaniolo 7 (13’ st Bayo 5.5). All. Runjaic 5.5.
Arbitro: Di Bello 6.5.
Note: ammoniti Goglichidze, Piotrowski, Lovric, Miller, Di Gregorio. Spettatori 40.080.