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Cremonese-Juventus, la partita che racconta la storia di Gianluca Vialli

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Una gara oggi tra le due squadre del cuore dell’ex calciatore, morto a 58 anni a gennaio 2003
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Il filo nascosto di Cremonese-Juventus riannoda una storia in filigrana, quella di Gianluca Vialli. È una storia di sentimenti, nostalgie e ambizioni, affetti che custodiscono ricordi e orizzonti che si spalancano. Vialli ha cominciato e finito la sua carriera in Italia - prima di chiudere con il Chelsea - proprio con questi due club (1981-1984 Cremonese, 1992-1996 Juventus), dentro una parentesi temporale che ha come tappa più corposa la Sampdoria, con i suoi anni felici e spettinati, segnati da uno scudetto irripetibile.

Cremona è casa

È a Cremona che Luca, quinto e ultimo di cinque figli, Mila, Nino, Marco e Maffo, nasce in una famiglia benestante - il papà Gianfranco ha un’azienda che produce prefabbricati - e cresce a Villa Affaitati di Belgioioso, a Grumello, a un tiro di schioppo dalla città. A 12 anni la Cremonese, pagando mezzo milione di lire al Pizzighettone, lo arruola nella squadra Giovanissimi; a 16 anni debutta in C1, a 17 in Serie B. Tutto accade con la rapidità tipica…

Il filo nascosto di Cremonese-Juventus riannoda una storia in filigrana, quella di Gianluca Vialli. È una storia di sentimenti, nostalgie e ambizioni, affetti che custodiscono ricordi e orizzonti che si spalancano. Vialli ha cominciato e finito la sua carriera in Italia - prima di chiudere con il Chelsea - proprio con questi due club (1981-1984 Cremonese, 1992-1996 Juventus), dentro una parentesi temporale che ha come tappa più corposa la Sampdoria, con i suoi anni felici e spettinati, segnati da uno scudetto irripetibile.

Cremona è casa

È a Cremona che Luca, quinto e ultimo di cinque figli, Mila, Nino, Marco e Maffo, nasce in una famiglia benestante - il papà Gianfranco ha un’azienda che produce prefabbricati - e cresce a Villa Affaitati di Belgioioso, a Grumello, a un tiro di schioppo dalla città. A 12 anni la Cremonese, pagando mezzo milione di lire al Pizzighettone, lo arruola nella squadra Giovanissimi; a 16 anni debutta in C1, a 17 in Serie B. Tutto accade con la rapidità tipica dei predestinati. Nelle foto e nei filmati di allora Vialli ha una chioma di capelli ricci e folti, non a caso lo chiamano “Topolino”, lo sguardo è ironico e tagliente.

Per Gianni Brera è Stradivialli

Gioca ala, a destra o a sinistra, in appoggio alla prima punta: nelle figurine doppie dell’Album Panini dedicato al torneo cadetto, Luca fa coppia con il centravanti, Marco Nicoletti. Ha una muscolatura nervosa che predilige lo scatto bruciante, diventa presto l’orgoglio di tutta la città. Dalla penna di Gianni Brera nasce “Stradivialli”: crasi del liutaio cremonese Antonio Stradivari e di Luca Vialli, appunto. Cremona significa casa, famiglia, complicità, facilità di rapporti interpersonali con la dirigenza - il presidente è “Menico” Luzzara - e con la tifoseria. Basti questo aneddoto per fotografare quell’incantesimo: dopo una trasferta, nell’anno della promozione in A, i giocatori - con l’avallo di Mondonico - alle due di notte chiamano il custode dello Zini, si fanno aprire lo stadio e giocano una partitella con gli ultras della Cremo.

Un giovanissimo Vialli con la maglia della Cremonese 

La Juventus arriva nel 92

La Serie A però vede Luca protagonista con la maglia blucerchiata della Sampdoria. La Juventus arriva nel 1992, quando finisce la favola della Sampd’oro. Il patto è stato mantenuto, lo scudetto è stato vinto, i cavalieri che fecero l’impresa possono guadagnare altri orizzonti. Vialli arriva a Torino per 40 miliardi di lire, più una pattuglia di giocatori che la Juve gira alla Sampdoria: Corini, Bertarelli, Serena, Zanini. È il colpo dell’anno. A Torino Vialli vince - con Baggio - un altro scudetto, una Coppa Uefa ma, soprattutto, a brillare è la Champions League, conquistata all’Olimpico di Roma nel 1996.

Il tridente con Del Piero e Ravanelli

È lo zenit della Juve muscolare di Lippi, con un tridente - Del Piero, Vialli, Ravanelli - che per potenza e qualità ha rari riscontri nella storia del nostro calcio. È un Vialli, quello juventino, più strutturato fisicamente, meno leggerezza e maggiore straripanza fisica, è un Vialli più feroce e definitivo, anche nelle acrobazie, il pezzo forte del suo repertorio. Prima, negli anni di Cremona, le sue rovesciate somigliavano al gioco di un bambino, ora sono la sentenza di un uomo formato.

Torino la maturità

Senza un Mancini con cui duettare, Vialli si reinventa centravanti puro, passando prima - addirittura - per le forche caudine di un cambio di ruolo presto abiurato: per un breve periodo il Trap infatti lo testa persino come mezzala. La sua immagine mentre alza la coppa dalle grandi orecchie - i muscoli bene in vista che saranno motivo di ombre e sospetti, la testa pelata, la bandana, l’urlo a segnargli la maschera del viso - diventa iconica. Se Cremona è l’adolescenza spesa nella scoperta di sé, Torino è la maturità, la consapevolezza, la certificazione del campione, con tutto ciò che comporta. Si potrebbe perciò dire che alla Cremonese Vialli è diventato uomo, mentre alla Juventus è tornato bambino, scoprendo - all’abbrivio dei trent’anni - una seconda giovinezza. In fondo, nell’ordito e nella trama di Cremonese-Juventus, in quell’intrecciarsi di fili che il destino ha disposto, vi è la storia di un campione speciale, che tra provincia e metropoli ha preso la rincorsa dagli anni 80 per atterrare nei 90, incarnando l’evoluzione del nostro calcio e marcando per sempre la propria unicità.

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