TORINO – "Voglio bene ai calciatori della Nazionale e voglio bene a Gattuso", dice Luciano Spalletti con il cuore in mano. Per cui, "se ci fosse qualcosa di cui hanno bisogno, sarò contento di mettermi a disposizione e dare un contributo di tempo e disponibilità. Sono convinto che la qualificazione avverrà comunque, ma se si può dare una mano diamola tutti assieme". Il cuore, sempre lui, qualche volta sanguina ancora ("Ma di olio bollente me ne sono tirato addosso tantissimo anche da solo"), però Spalletti ribadisce il suo amore incondizionato e anche la sua stima per l'Italia. "La Norvegia è molto forte ma lo siamo anche noi. Loro hanno Haaland e Nusa che sono di altissimo livello, è vero, ma è anche vero che giocatori come Tonali, Donnarumma, Bastoni, Di Lorenzo, Calafiori, Dimarco, Politano o Mancini ce li hanno in pochi".
TORINO – "Voglio bene ai calciatori della Nazionale e voglio bene a Gattuso", dice Luciano Spalletti con il cuore in mano. Per cui, "se ci fosse qualcosa di cui hanno bisogno, sarò contento di mettermi a disposizione e dare un contributo di tempo e disponibilità. Sono convinto che la qualificazione avverrà comunque, ma se si può dare una mano diamola tutti assieme". Il cuore, sempre lui, qualche volta sanguina ancora ("Ma di olio bollente me ne sono tirato addosso tantissimo anche da solo"), però Spalletti ribadisce il suo amore incondizionato e anche la sua stima per l'Italia. "La Norvegia è molto forte ma lo siamo anche noi. Loro hanno Haaland e Nusa che sono di altissimo livello, è vero, ma è anche vero che giocatori come Tonali, Donnarumma, Bastoni, Di Lorenzo, Calafiori, Dimarco, Politano o Mancini ce li hanno in pochi".
La questione della difesa a 4
Non ha citato juventini azzurri, Spalletti, ma alla Juventus sta dedicando tutto il suo tempo. Durante la sosta, pur con la rosa incompleta, "abbiamo approfondito cose che penso siano importanti e già ho visto qualcosa di nuovo. Mi sono accorto che tornando a casa hanno fatto attenzione a quello che gli è stato detto e l'indomani lo hanno messo in pratica". Spalletti si riferisce a certe lezioni individuali che sta intensificando – ad esempio, sta lavorando molto su Miretti, impostandolo come regista – mentre a livello di tattica collettiva il processo di spallettizzazione è ancora agli inizi, a cominciare dalla reintroduzione della difesa a quattro, una specie di passaggio simbolico dal vecchio al nuovo. "Ne stiamo accennando e dobbiamo obbligatoriamente lavorarci su. Però ci vogliono tempo e componenti". È essenziale, in pratica, il recupero di Bremer: in sua assenza, si resta con la difesa a 3, anche domani a Firenze dove tuttavia torneranno a disposizione Cabal e Kelly.
"Non ho debiti morali, entrerò in campo sereno”
Spalletti torna nella sua città ("Del mio passato di vita, lì ne ho consumato tantissimo") come nemico assoluto, perché nessuno, a Firenze, è visto come il fumo negli occhi come gli juventini. Per la sua prima volta da "gobbo", chiede clemenza: "Accetterò qualsiasi situazione, ma non ho debiti morali con nessuno e quindi entrerò sereno, da allenatore della Juventus, anche in quello stadio. Dobbiamo sapere che giocheremo non solo contro una squadra che darà il massimo, ma contro un'intera città".
“Yildiz lo spaccaschemi, una fucilata nella notte”
Spalletti ha rinviato le scelte di formazione alla fine dell'allenamento del pomeriggio ma, Bremer a parte, la rosa è al completo. Il modulo è confermato, sui nomi potrebbero esserci novità, tipo David centravanti al posto dell'indolenzito Vlahovic. Di sicuro, non verrà toccato Yildiz: "È lo spaccamoduli, lo spaccaschemi, quello della fucilata nella notte. Accendere un dialogo con Yildiz significa accenderlo con la squadra intera. Per me lui è il massimo".
“Non basta solo passarsi il pallone”
Per il resto, alla sua Juve chiede essenzialmente due cose: più coralità ("Non bisogna solo passarsi il pallone, ci vuole altro") e più lucidità mentale: "Noi abbiamo quasi tutto, ma le nostre qualità dobbiamo saperle usare. Non dobbiamo lasciarci travolgere dai momenti, ma riconoscere le fasi della partita, capire di volta in volta cosa fare, dove andare, come comportarsi. È questa la cosa più difficile". Ed è la cosa, per esempio, che in Nazionale non gli è riuscita.