Sport

Guaita, il portiere che alleva piccioni vuole far volare il Parma

Guaita, il portiere che alleva piccioni vuole far volare il Parma

Lo spagnolo è arrivato in Emilia per sostituire l’infortunato Suzuki

2 minuti di lettura

Come i suoi amatissimi piccioni viaggiatori - è il suo hobby, ne ha svariati, li alleva e li addomestica, li iscrive persino a competizioni ufficiali - anche la carriera del quasi 39enne (compleanno il 10 gennaio) Vicente Guaita Panadero si è snodata lungo rotte che hanno solcato cieli e campionati diversi - la Liga, la Premier - per poi approdare a Parma, Italia, Serie A, la più inattesa delle destinazioni. Talmente inattesa che il presidente Kyle J.Krause - in clamorosa controtendenza rispetto al solito - l'ha annunciato in ritardo rispetto al club.

Fino a un attimo fa Guaita era svincolato, in stand by, appollaiato sul cornicione dove stanno i quasi pensionati, pronto tra (ri)prendere il volo e chiedere il Tfr. Per far fronte all’infortunio del titolare Zion Suzuki - frattura scomposta dello scafoide e del terzo dito della mano sinistra: almeno tre mesi fuori - il Parma ha pensato a lui. Spagnolo di Valencia, figlio d’arte - suo padre Francisco è stato un buon portiere - Guaita ha caratura internazionale: dopo un anno da titolare nella Segunda Division con il Recreativo Huelva, vanta nel curriculum un quadriennio a Valencia (a farlo debuttare nella Liga è stato Unai Emery), un altro a Getafe, un quinquennio al Crystal Palace e un biennio con il Celta Vigo. Il periodo migliore coincide con l’esperienza in Premier League.

Tre figli, tutti portieri

Guaita ha tre figli, tutti giocano in porta. Oltre ai piccioni, colleziona guant. Nell’album dei ricordi brilla un rigore parato a Messi, magra consolazione di un Barcellona-Getafe 6-0 del 2016, in quello dei rimpianti la mancata convocazione in nazionale. Il suo idolo è stato Michel Ochotoreña, il portiere del Madrid della seconda metà degli anni 80, la squadra che folleggiava in Spagna e in Europa affidandosi ai guizzi di Emilio Butragueno e Hugo Sanchez. Guaita non è superstizioso: ha scelto il numero 13. Il connazionale Carlos Cuesta -più giovane di otto anni - è pronto a dargli subito fiducia. Ha firmato un contratto di sei mesi, debutterà tra i pali del Parma sabato, contro l’Udinese. Il giovane Edoardo Corvi, che l’ha sostituito al Bentegodi, tornerà ad accomodarsi in panchina. Andrà ad aggiungersi alla esigua pattuglia dei portieri spagnoli che hanno giocato in Serie A, dai due che hanno ben figurato, David de Gea, oggi alla Fiorentina, a Pepe Reina (ex Napoli, Milan, Lazio Como per un totale di nove campionati), fino alle dimenticabili esperienze di Diego Lopez (Milan, 2014-2016) e Pau Lopez (Roma, 2019-2021).

Il campione vintage Enrique Guaita

Il suo nome rievoca un campione vintage di cui si è persa la memoria, il memorabile Enrique Guaita, italo-argentino dunque oriundo - fu campione del mondo con l’Italia di Pozzo nel 1934 - che giocò con la Roma negli anni 30, segnando caterve di gol e lasciando la traccia di una bellezza destinata a durare nel tempo. Lo chiamavano il “Corsaro Nero”, sia per le sue riconosciute doti di predatore dell’area avversaria e sia perché - in quel periodo - la Roma disputò una decina di partite con una maglia nera. Fuggì dall’Italia in maniera rocambolesca, per il timore che il regime fascista - impegnato all’epoca nella guerra coloniale in Etiopia - lo costringesse ad arruolarsi. Fu una fuga cinematografica: Guaita insieme ai compagni di squadra, i connazionali Scopelli e Stagnaro, tutti oriundi e quindi tutti cittadini italiani, si spinse con una Dilambda da Roma a Santa Margherita Ligure, salì sul treno per Ventimiglia e da lì oltrepassò il confine francese, salpando infine per il Sudamerica: mandassero pure un piccione viaggiatore a recapitargli la lettera per arruolarlo nell’esercito italiano.

I commenti dei lettori