Non prevedono il ritorno, per loro ci pensa il calendario del campionato. Fischi o applausi: l’ex di turno che torna sul luogo dove è stato felice, viene accolto seguendo queste due tracce, con una terza ipotesi, la più amara: l’indifferenza. Domenica tocca a Luciano Spalletti, che da tecnico della Juve torna a Napoli, nello stadio dove due anni fa festeggiò lo scudetto.
La testa di maiale
Menù fisso per Figo. Testa di maiale. Ad accogliere il campione portoghese quando dopo cinque anni di Barcellona (1995-2000) passa al Real Madrid (Florentino Perez pagò una clausola da 60 milioni) c’è una testa di maiale. Lì, in campo, vicino alla bandiera dove Figo si appresta a battere il calcio d’angolo. Figo diventa Giuda: nessuno a Barcellona gli perdonerà mai “La gran trascinò”, il “Grande Tradimento”.
La carezza della sera per Max
Storia recentissima,…
Non prevedono il ritorno, per loro ci pensa il calendario del campionato. Fischi o applausi: l’ex di turno che torna sul luogo dove è stato felice, viene accolto seguendo queste due tracce, con una terza ipotesi, la più amara: l’indifferenza. Domenica tocca a Luciano Spalletti, che da tecnico della Juve torna a Napoli, nello stadio dove due anni fa festeggiò lo scudetto.
La testa di maiale
Menù fisso per Figo. Testa di maiale. Ad accogliere il campione portoghese quando dopo cinque anni di Barcellona (1995-2000) passa al Real Madrid (Florentino Perez pagò una clausola da 60 milioni) c’è una testa di maiale. Lì, in campo, vicino alla bandiera dove Figo si appresta a battere il calcio d’angolo. Figo diventa Giuda: nessuno a Barcellona gli perdonerà mai “La gran trascinò”, il “Grande Tradimento”.
La carezza della sera per Max
Storia recentissima, ottobre 2025. La nostalgia, le emozioni, il passato che non passa mai. Max Allegri torna allo Stadium, la tana della Juventus, club che ha guidato in due tranche vincendo cinque scudetti consecutivi. L’amore non si dimentica. Al suo ingresso lo stadio si incendia di entusiasmo. Boato clamoroso, tutti in piedi. Cori, applausi, striscioni. Il vento della sera è una carezza per Allegri.
Non fare il Fenomeno
Sei stato Fenomeno all’Inter, ti ripresenti a San Siro con la maglia del Milan: non puoi aspettarti pacche sulle spalle e osanna. O forse sì. Ma non nel calcio italiano. Marzo 2007, Ronaldo segna nel derby. E’ un Ronaldo out of contest: gioca nel Milan. Esulta alla sua maniera, facendo oscillare l’indice della mano destra e spalancando il celebre sorriso. Ai tifosi dell’Inter non andò giù: il sospetto era quello di essere stati presi per i fondelli.
Conte e le conseguenze del livore
Novembre 2024, Antonio Conte - alla guida del Napoli - torna a San Siro per la prima volta da ex dell’Inter. C’è stato lo scudetto, c’è stato lo strappo. Rapporto tormentato, c’eravamo tanto amati, ma anche no. Quel giorno - partita tesissima - il rancore sfocia nei fischi - prolungati - con cui la curva lo accoglie. Era successo lo stesso quando - anni prima - era andato a sedersi per la prima volta sulla panchina nerazzurra. Poi i fischi quell’anno diventarono applausi. Stavolta no. Fischi, solo fischi: le conseguenze del livore.
Genova per lui
E’ il gennaio del 1993 quando Luca Vialli torna - da centravanti della Juventus - a Marassi, per sfidare la Sampdoria, la sua Samp. L’accoglienza rispecchia l’affetto provato in tanti anni per il campione. Primo striscione: “A noi l’anima, a voi il corpo”. Secondo striscione: “Luca, Genova ti ama”. Terzo striscione: “Luca, il cuore non dimentica”. Quarto striscione: “Noi ti ricordiamo così, campione” (con gigantografia di Vialli in maglia blucerchiata). Ma il più bello è questo: “Luca, regalaci un autogol”.
Pippo zittisce il suo passato
Le stagioni più significative di Pippo Inzaghi si snodano tra Juventus (1997-2001) e Milan (2001-2012). Quando nel marzo del 2003 va a giocare, da milanista, a Torino, viene accolto con fischi, ululati, insulti. Tanta rabbia. Inzaghi - toh - quel giorno segna. Ed esulta alla Inzaghi, come se quello fosse - ma è la grande forza di Pippo - il gol che decide le sorti del mondo. In quel caso, il suo mondo.
Pep per la leggenda
Diciassette anni da calciatore. Quattro da allenatore. Trenta titoli in totale e il blaugrana tatuato per sempre sulla pelle. Pep Guardiola e il Barcellona, una storia d’amore e di trionfi. Insieme hanno cambiato il calcio moderno. E’ il 2015 quando Pep torna - da avversario - al Camp Nou. E’ in programma un quarto di Champions, Barcellona-Bayern Monaco. L’emozione è tantissima. E’ la stessa di due che si sono amati a lungo. Luis Enrique, alla guida dei blaugrana, tende la mano: “Pep sarà sempre amico di questo club”. Leo Messi fa lo stesso: “Non dimenticheremo mai quello che abbiamo fatto insieme”. Un’ovazione lo accoglie quando appare in campo.
Ricordi sbocciavano le viole
Il ritorno di Robi Baggio a Firenze nella stagione post Notti Magiche assume il contorno di un dramma. Il ritorno del Figliol Prodigo. Robi rifiuta di battere il calcio di rigore e quando esce dal campo, tra gli osanna dei tifosi della Fiorentina, raccoglie da terra una sciarpetta viola e se la adagia attorno al collo. Momenti di rara intensità emotiva (cit. Bruno Pizzul), momenti che (non) vanno perduto come lacrime nella pioggia.
Tutti in piedi per Mou
Gloria eterna da parte del popolo nerazzurro per José Mourinho, anche se quella volta - febbraio 2022 - sedeva sulla panchina della Roma. Per l’allenatore del Triplete l’accoglienza è trionfale. Lui cerca di rimanere serio, ma si vede che l’emozione lo attanaglia. Quando compare lo striscione “Bentornato a casa José” il portoghese risponde con un bacio. Moratti e Zanetti gli regalano anche una piccola scultura di San Siro in argento e cristallo, con scritto: “Questa è sempre casa tua”. Brividi.
La riconoscenza di San Siro per Carletto
E’ il gennaio del 2019 quando Carlo Ancelotti - dopo aver girato l’Europa (Chelsea, Paris Saint Germain, Real Madrid e Bayern Monaco) e riempito la bacheca di trofei - torna a San Siro, da allenatore del Napoli, in una sfida di campionato. Il suo ciclo in rossonero si era concluso dieci anni prima, nel 2009, con due Champions e tanti ricordi a futura memoria. La curva rossonera lo accoglie con questo striscione: “Anni indelebili che hanno marchiato un’era/Carletto per sempre leggenda rossonera”. Dirà Ancelotti: “Ho vissuto una sera speciale, di fortissime emozioni”.