TORINO – Cinquantotto secondi di video, in piedi davanti a uno sfondo che ritrae la panchina e la data (1° novembre 1897) della fondazione, felpa bianca vintage con la scritta Juventus sul davanti e le decisive dodici parole a chiudere il monologo: «La Juventus, la nostra storia, i nostri valori non sono in vendita». È così che John Elkann ha respinto la scalata al club organizzata da Tether, azionista di minoranza con l’11,5%, che giovedì aveva presentato un’offerta ufficiale per la quota in mano a Exor di 2,66 euro ad azione, ovvero il 20% in più rispetto all’ultima quotazione, e promettendo inoltre un miliardo di euro di investimenti per sostenere il claim trumpiano con il quale si è presentata ai tifosi, Make Juventus Great Again.
La nota…
TORINO – Cinquantotto secondi di video, in piedi davanti a uno sfondo che ritrae la panchina e la data (1° novembre 1897) della fondazione, felpa bianca vintage con la scritta Juventus sul davanti e le decisive dodici parole a chiudere il monologo: «La Juventus, la nostra storia, i nostri valori non sono in vendita». È così che John Elkann ha respinto la scalata al club organizzata da Tether, azionista di minoranza con l’11,5%, che giovedì aveva presentato un’offerta ufficiale per la quota in mano a Exor di 2,66 euro ad azione, ovvero il 20% in più rispetto all’ultima quotazione, e promettendo inoltre un miliardo di euro di investimenti per sostenere il claim trumpiano con il quale si è presentata ai tifosi, Make Juventus Great Again.
La nota di Exor
Exor aveva tempo fino al 22 dicembre per dare una risposta e invece l’ha fatto a stretto giro: prima del video di Elkann era arrivata una nota in cui si comunicava che il cda «ha respinto all’unanimità la proposta presentata da Tether Investments», ribadendo «quanto già dichiarato più volte, ovvero che Exor non ha alcuna intenzione di cedere alcuna quota a terzi, inclusa, ma non solo, la società salvadoregna Tether». Nessuna parola è stata scritta per caso, specie quel “salvadoregna” che all’apparenza sembra una specificazione irrilevante ma che invece allude a molte delle perplessità che Exor ha nei confronti di Tether, società di criptovalute basata nel paradiso fiscale centroamericano, dove le necessità di trasparenza non sono delle più spinte.
Elkann e la costruzione di una “Juve vincente”
La formalità del comunicato, Elkann ha voluto rafforzarla con l’informalità del video: «La Juve fa parte della mia famiglia da 102 anni, nel corso di un secolo quattro generazioni l’hanno ingrandita, resa forte, accudita nei momenti difficili, festeggiata nei momenti felici. Ma non solo: la Juve fa parte di una famiglia molto più grande, fatta di milioni di tifosi. Proprio pensando a questa passione, come famiglia continuiamo a sostenere la squadra e a guardare al futuro, per costruire una Juve vincente».
Venerdì Elkann aveva anche incontrato Spalletti, che si è espresso così: «Anche se sono arrivato da poco, penso di poter coinvolgere tutta la squadra in questa considerazione: fa piacere sentire della forza e della passione di Elkann e dell’intera famiglia per questo club. Sta a noi darle sostanza onorando il passato e creando un futuro dello stesso livello o migliore. Tornare a vincere può non essere immediato, ma dobbiamo per forza mirare a quel futuro lì».
Quanto vale la Juve
Con la sua proposta, Tether ha valutato la Juventus 1,4 miliardi di euro (1,1 miliardi più 300 milioni di debito), una valutazione che Elkann non considera congrua, visto che secondo gli analisti del settore il club varrebbe tra 1,8 e 2 miliardi. Questo significa che un rilancio potrebbe far traballare Elkann? Non è da escludere, anche se Tether non sarebbe certo l’acquirente preferito. Quanto al miliardo promesso per fare grande la Juventus, da Torino fanno notare come negli ultimi sei anni i soci abbiano investito nel club 900 milioni. Non sono tuttavia bastati per raddrizzare i bilanci (siamo all’ottavo rosso di fila) né a tornare al successo.