MILANO – Cristian Chivu cambia abito. Dopo la sconfitta col Liverpool, ancor più dolorosa perché dovuta a un rigore discutibilissimo, ha deciso di accantonare i panni dello psicologo per vestire quelli del mastro ferraio. Per difendere se stesso e la sua squadra, ha pescato dalla cassetta degli attrezzi uno degli arnesi preferiti dal suo maestro Mourinho, che già aveva agitato dopo la partita persa 4-3 contro la Juve a Torino: il rumore dei nemici. «Ci davano dei falliti, dei finiti, invece siamo qui. È dicembre e sappiamo di avere margini di miglioramento, ma stiamo facendo una grande stagione. Abbiamo sbagliato solo il primo tempo con l’Udinese e il secondo col Napoli. Vogliamo essere dominanti in serie A e in Europa. All’Inter ci sono grandi pressioni e vengono messe troppe etichette», ha detto il terzino sinistro del Triplete. Al posto di maglia e calzoncini, oggi veste la tuta. E il caschetto in testa lo porta solo metaforicamente. Eppure, quando si arrabbia, sembra ancora quel r…
MILANO – Cristian Chivu cambia abito. Dopo la sconfitta col Liverpool, ancor più dolorosa perché dovuta a un rigore discutibilissimo, ha deciso di accantonare i panni dello psicologo per vestire quelli del mastro ferraio. Per difendere se stesso e la sua squadra, ha pescato dalla cassetta degli attrezzi uno degli arnesi preferiti dal suo maestro Mourinho, che già aveva agitato dopo la partita persa 4-3 contro la Juve a Torino: il rumore dei nemici. «Ci davano dei falliti, dei finiti, invece siamo qui. È dicembre e sappiamo di avere margini di miglioramento, ma stiamo facendo una grande stagione. Abbiamo sbagliato solo il primo tempo con l’Udinese e il secondo col Napoli. Vogliamo essere dominanti in serie A e in Europa. All’Inter ci sono grandi pressioni e vengono messe troppe etichette», ha detto il terzino sinistro del Triplete. Al posto di maglia e calzoncini, oggi veste la tuta. E il caschetto in testa lo porta solo metaforicamente. Eppure, quando si arrabbia, sembra ancora quel ragazzo. E quando parla, pare di sentire José.
Chivu e la sfida a De Rossi
Chivu ha presente il rischio della partita di Marassi contro il Genoa del suo amico Daniele De Rossi, con cui a Roma ha condiviso lo spogliatoio per quattro anni e con cui oggi condivide la condizione di giovane allenatore: «Abbiamo da imparare dai più esperti. Daniele lo stimo e lo apprezzo. È intelligente, vero, sincero. Dice che loro dovranno fare la partita perfetta? Anche noi». Genova è tradizionalmente un campo difficile per i nerazzurri, secondi in campionato a un punto dalla coppia di testa, formata da Milan e Napoli, che giovedì si scontreranno fra loro anche in semifinale di Supercoppa a Riad, dove venerdì l’Inter si troverà di fronte il Bologna. Ma prima c’è la tappa di Genova.
Il rendimento contro le piccole
Nella scorsa stagione, il 2-2 contro i rossoblù alla prima di campionato fu una delle partite che più fecero arrabbiare Simone Inzaghi, che — a ragione, col senno di poi — capì subito quanto caro sarebbe potuto costare quel pareggio nella corsa scudetto. Chivu vuole evitare a tutti i costi che la storia si ripeta. Se da un lato la sua Inter si è dimostrata incapace di vincere gli scontri diretti — e la trasferta araba è l’occasione per invertire la tendenza — al tempo stesso non ha praticamente mai sbagliato partita contro squadre meno attrezzate.
Le assenze dell’Inter
Delle 21 gare giocate finora, ne ha vinte 15. L’obiettivo è non guastare la tabella di marcia. Ma potrebbe non essere così semplice: oggi non potrà contare né su Acerbi né su Çalhanoglu, entrambi usciti doloranti in Champions, oltre che su Darmian e Dumfries, che non ha recuperato dall’infortunio alla caviglia. E ha anche cambiato procuratore, segno che forse immagina un futuro altrove. Non si può parlare di emergenza, vista la profondità della rosa interista, ma non è il modo migliore per arrivare a una gara delicata, contro l’amico Daniele, che per una sera tanto amichevole non sarà.