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Milan, Leao salta il Verona. Allegri: “Chiamo solo chi può giocare tutta la partita”

Massimiliano Allegri 

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Il portoghese non è ancora pronto. Il tecnico: “Dobbiamo tornare ad essere più tosti nella fase difensiva”
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La gara per lo scudetto riparte e non è certo secondaria per il Milan, a un passo dalla seconda stella. Ma se c’è una cosa che di sicuro non manca ad Allegri, è il realismo. Così, ora che la squadra un po’ ammaccata dalla parentesi della Supercoppa di Riad si rituffa in campionato, lui ribadisce l’obiettivo imprescindibile: la qualificazione alla Champions: «E siccome arrivare tra le prime 4 è molto difficile, sarà importante essere a marzo in quelle posizioni. Prossimamente avremo più partite in trasferta che in casa: due mesi in cui restare aggrappati alle squadre di testa». Traduzione: a San Siro bisognerà vincere sempre, a partire dalla gara con il Verona, che dovrà interrompere le due pericolose mode in atto: l’inclinazione a rilassarsi con le medio-piccole e la fragilità difensiva.

La gara per lo scudetto riparte e non è certo secondaria per il Milan, a un passo dalla seconda stella. Ma se c’è una cosa che di sicuro non manca ad Allegri, è il realismo. Così, ora che la squadra un po’ ammaccata dalla parentesi della Supercoppa di Riad si rituffa in campionato, lui ribadisce l’obiettivo imprescindibile: la qualificazione alla Champions: «E siccome arrivare tra le prime 4 è molto difficile, sarà importante essere a marzo in quelle posizioni. Prossimamente avremo più partite in trasferta che in casa: due mesi in cui restare aggrappati alle squadre di testa». Traduzione: a San Siro bisognerà vincere sempre, a partire dalla gara con il Verona, che dovrà interrompere le due pericolose mode in atto: l’inclinazione a rilassarsi con le medio-piccole e la fragilità difensiva.

La ricetta di Allegri

La ricetta tattica è ovvia: «Più attenzione: difendere da squadra. E più cattiveria: invertire la tendenza». Però è la ricetta generale che conta di più: creare una rosa completa, con alternative che permettano di colmare le lacune. L’esempio lampante è l’ingaggio di Füllkrug, una punta forte di testa per sbloccare un certo tipo di partite, magari nei venti minuti finali: «Non può ancora essere pronto atleticamente, ma l’ho trovato entusiasta». Il tedesco, reduce dall’esperienza poco esaltante al West Ham, debutterà nel 2026. Con il Verona in attacco Nkunku accanto a Pulisic, perché all’assenza di Gimenez (fresco di operazione alla caviglia e verosimile partente a gennaio) si è aggiunta quella di Leao. Lapidario Allegri, gioca chi garantisce la tenuta per un’intera partita: «Il part-time non basta. Rafa ha un fastidio che gli impedisce di scattare».

Le regole

Altra traduzione. Le regole le detta l’allenatore, quale che sia l’escluso, come si evince dal reparto che per lui rimane il pilastro della squadra, plasmato a sua immagine e somiglianza attorno a Modric e Rabiot, con Saelemaekers e Bartesaghi sulle fasce e Loftus-Cheek preferito a Fofana. Jashari e Ricci sono titolari aggiunti: «Sono contento di loro, Ricci non partirà a gennaio». Regola finale: anche sul mercato non si prescinde dalle scelte di Allegri, che in difesa misura dall’indisponibilità di Gabbia la mancanza di alternative altrettanto affidabili per il ruolo di centrale. Si punta su De Winter, malgrado i recenti balbettii: «Spostare Tomori? Credo che possa starci De Winter». Poi ci sono questioni che sfuggono al controllo di Allegri: dal complicato rinnovo del contratto di Maignan (la Juve monitora) alle vicende societarie sulla convivenza Cardinale-Elliott, intrecciate con la saga del nuovo San Siro. Ma qui l’allenatore non c’entra. Lui adesso pensa solo alla coppa più importante da giocare nella prossima stagione, l’imprescindibile Champions League.

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