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È un Milan da vertigini. Allegri ora ha un Nkunku in più: “Gol da attaccante vero”

Nkunku esulta dopo il gol (reuters)

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Il francese ha risolto la gara di San Siro contro il Verona con una doppietta
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MILANO – Prima di scappare a pranzo con Andrea Agnelli, suo ex presidente alla Juventus ieri in tribuna a San Siro, Allegri si è sbilanciato nella proiezione sui punti necessari per lo scudetto: «Ne serviranno tra 82 e 84. Ma facciamo un passo alla volta». Alla sua sedicesima di campionato il Milan ne ha fatto uno importante: ineccepibile 3-0 al Verona, 35 punti in tasca e 41-42 potenziali a fine girone d’andata. Riemerso dalla mediocre stagione scorsa, si è piazzato in cima alla classifica di fine 2025 e ha ristretto al derby con l’Inter, che qualche ora dopo a Bergamo è riuscito a riscavalcarlo, la questione statisticamente più importante: chi a San Silvestro sta tra le prime due a maggio non è mai fuori dalla zona Champions. E chi perde poco (il Milan finora ha perso solo con la Cremonese alla prima giornata) di solito è a metà dell’opera.

MILANO – Prima di scappare a pranzo con Andrea Agnelli, suo ex presidente alla Juventus ieri in tribuna a San Siro, Allegri si è sbilanciato nella proiezione sui punti necessari per lo scudetto: «Ne serviranno tra 82 e 84. Ma facciamo un passo alla volta». Alla sua sedicesima di campionato il Milan ne ha fatto uno importante: ineccepibile 3-0 al Verona, 35 punti in tasca e 41-42 potenziali a fine girone d’andata. Riemerso dalla mediocre stagione scorsa, si è piazzato in cima alla classifica di fine 2025 e ha ristretto al derby con l’Inter, che qualche ora dopo a Bergamo è riuscito a riscavalcarlo, la questione statisticamente più importante: chi a San Silvestro sta tra le prime due a maggio non è mai fuori dalla zona Champions. E chi perde poco (il Milan finora ha perso solo con la Cremonese alla prima giornata) di solito è a metà dell’opera.

La solidità di squadra

Al di là di aforismi e cifre, il motivo per il quale i milanisti sono autorizzati all’ottimismo è la solidità di una squadra che prende sempre più forma e sostanza: non sarà incantevole nel gioco, ma difficilmente affonda. Ha subito reagito alla sconfitta col Napoli in Supercoppa. In nemmeno un’ora, anzi nei 10 minuti tra il recupero del primo tempo e l’8’ della ripresa, aveva già abbattuto il Verona con un tocco nell’area piccola di Pulisic (corner di Modric e assist di testa di Rabiot) e con la doppietta di Nkunku (rigore da lui stesso conquistato per fallo di Nelsson e scatto fulmineo sulla respinta del palo a un tiro di controbalzo di Modric). La cronistoria dei 3 gol illustra la fondatezza delle speranze dei tifosi. Il geniale Pallone d’oro croato Modric a 40 anni tiene ancora fede al curriculum, con la regia scevra delle cadute tecniche in cui incorrono i calciatori comuni. Rabiot è una mezzala di classe, protagonista dell’ultima finale del Mondiale. Pulisic si candida a diventarlo del Mondiale americano, da profeta in patria. E Nkunku è un titolare aggiunto della Francia: l’anomalia era che non avesse fatto ancora gol in serie A. Ha rimediato alla dodicesima presenza, spinto da Allegri sul dischetto per il classico festeggiamento (gonfia un palloncino per divertire il figlio): «Christopher è un rigorista e un ragazzo sensibile, soffriva la situazione. Il suo secondo gol è da attaccante vero». Chissà se partirà lo stesso a gennaio, certo l’urgenza è aggiustare la difesa e in attacco, dove è arrivato Füllkrug, il cardine resta Leao, stavolta preservato per evitare rischi di pubalgia.

Le star a San Siro

Gli spettatori del Meazza sempre più popolato di turisti stranieri (sfioravano il 20%) hanno lanciato un’occhiata interrogativa al maxischermo, che inquadrava, oltre a Hugh Grant, Franco Baresi, Andrea Agnelli e Paolo Scaroni, la coppia formata dall’ad Furlani e da Gordon Singer, rappresentante del fondo Elliott. A gennaio la divisione dei poteri tra Elliott e RedBird di Gerry Cardinale dovrebbe diventare più chiara. Col finanziamento del nuovo San Siro come interesse dirimente. E col mercato, a cominciare dal rinnovo del contratto di Maignan sul quale vigila la Juventus, come questione impellente.

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