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Arbitri, il presidente Zappi a processo: in caso di condanna rischia di decadere

Il presidente degli arbitri Antonio Zappi con il designatore di serie A Rocchi e il designatore di serie C Orsato (ansa)

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Accusato di aver indotto alle dimissioni due designatori, Ciampi e Pizzi. Aveva chiesto il patteggiamento, con una inibizione superiore a due mesi dovrebbe lasciare la poltrona
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ROMA – Aveva provato a patteggiare, senza mai rinunciare a dichiararsi innocente. Oggi sarà a processo: il presidente dell’Associazione italiana arbitri dovrà difendersi in tribunale dall’accusa di aver indotto le dimissioni di due dei suoi designatori di serie C e serie D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi. Promettendo loro – si legge nelle carte dell’accusa – cifre di cui non poteva disporre. E ora Zappi rischia grosso: addirittura la decadenza dall’incarico.

Zappi a processo: cosa rischia il capo degli arbitri

La stagione nera degli arbitri continua anche fuori dal campo. Raggiungendo forse il punto più basso: il processo al presidente dei fischietti. Eletto con il 72,3% delle preferenze appena 394 giorni fa – era il 14 dicembre del 2024 – Zappi è finito nelle maglie di un’inchiesta nata da un esposto, poi disconosciuto da chi lo aveva presentato (un ex arbitro della sezione di Macerata) ma che poi ha trovato solide conferme nelle dichiarazioni – gravi, concordanti – dei due prota…

ROMA – Aveva provato a patteggiare, senza mai rinunciare a dichiararsi innocente. Oggi sarà a processo: il presidente dell’Associazione italiana arbitri dovrà difendersi in tribunale dall’accusa di aver indotto le dimissioni di due dei suoi designatori di serie C e serie D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi. Promettendo loro – si legge nelle carte dell’accusa – cifre di cui non poteva disporre. E ora Zappi rischia grosso: addirittura la decadenza dall’incarico.

Zappi a processo: cosa rischia il capo degli arbitri

La stagione nera degli arbitri continua anche fuori dal campo. Raggiungendo forse il punto più basso: il processo al presidente dei fischietti. Eletto con il 72,3% delle preferenze appena 394 giorni fa – era il 14 dicembre del 2024 – Zappi è finito nelle maglie di un’inchiesta nata da un esposto, poi disconosciuto da chi lo aveva presentato (un ex arbitro della sezione di Macerata) ma che poi ha trovato solide conferme nelle dichiarazioni – gravi, concordanti – dei due protagonisti della vicenda: gli ex designatori Ciampi e Pizzi. Entrambi hanno raccontato di aver subito pressioni, documentandole con i messaggi ricevuti via whatsapp, per dimettersi in modo che potessero essere nominati al loro posto Orsato e Braschi.

I 30 mila euro persi dai designatori

Zappi aveva anche inviato loro un messaggio con il testo da usare per rassegnare le dimissioni, perché apparissero del tutto spontanee. “Non lo sono state del tutto”, dice invece Pizzi ascoltato dai pm del calcio. “Ho avuto una crisi di nervi e ho pianto”, ha raccontato Ciampi. Ai due erano stati proposti incarichi meno remunerativi con la promessa che di un’integrazione economica per non vedere ridotto il loro compenso annuale. Una promessa però disattesa: a Ciampi il cambio di ruolo ha generato “un pregiudizio di natura patrimoniale arrivando a percepire “un compenso inferiore di 10 mila euro”. Pizzi dal cambio di ruolo ha perso 30 mila euro: da 50 mila a 20 mila all’anno, le promesse rimaste nulla più che parole.

Dal patteggiamento al rischio di decadenza

A dicembre, dopo la chiusura indagini, Zappi ha anche tentato con il procuratore federale Chinè un patteggiamento. Aveva quantificato la sanzione in 15 giorni di inibizione, praticamente nulla. Una proposta rigettata sdegnosamente da Chinè. Anche perché all’orizzonte per Zappi la situazione può diventare decisamente più seria. Lo Statuto della Figc infatti stabilisce che chi subisca “sanzioni disciplinari, passate in giudicato, la cui durata complessiva risulti superiore ad un anno” debba decadere. Oggi Zappi ha già scontato nella sua carriera di dirigente 10 mesi di inibizione: basterebbe una sanzione superiore ai 2 mesi per la decadenza da presidente (a deliberarla deve comunque essere il Consiglio federale). Insomma, per Zappi ne va del suo futuro da dirigente. Per l’Aia, che presto sarà al centro della riforma per una professionalizzazione sul modello inglese, anche di più.

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