Inter, così Chivu e Pio Esposito sono cresciuti insieme: “L’ho conosciuto che mi arrivava al petto”
di Franco VanniMILANO – Anagraficamente potrebbe essere suo padre. Dal punto di vista del calcio, lo è. Per questo, in quell’abbraccio di Cristian Chivu a Pio Esposito, che gli ha regalato la vittoria sul Lecce e la prima mini-fuga di questo campionato, c’è così tanto. La vita di due uomini, entrambi in divenire. Cristian ha contribuito a rendere Pio il calciatore che è. Pio, a suon di gol, ha aiutato Cristian ad arrivare a un passo dall’Olimpo degli allenatori del calcio italiano. Anche per questo Chivu, quando le cose contro la squadra di Di Francesco si sono messe male, ha deciso di lanciare il gigante ventenne, “che quando l’ho conosciuto mi arrivava al petto”, ricorda l’allenatore.
Sette anni insieme
“Sono sette anni che conosco Pio Esposito, siamo cresciuti insieme. Conos…
MILANO – Anagraficamente potrebbe essere suo padre. Dal punto di vista del calcio, lo è. Per questo, in quell’abbraccio di Cristian Chivu a Pio Esposito, che gli ha regalato la vittoria sul Lecce e la prima mini-fuga di questo campionato, c’è così tanto. La vita di due uomini, entrambi in divenire. Cristian ha contribuito a rendere Pio il calciatore che è. Pio, a suon di gol, ha aiutato Cristian ad arrivare a un passo dall’Olimpo degli allenatori del calcio italiano. Anche per questo Chivu, quando le cose contro la squadra di Di Francesco si sono messe male, ha deciso di lanciare il gigante ventenne, “che quando l’ho conosciuto mi arrivava al petto”, ricorda l’allenatore.
Sette anni insieme
“Sono sette anni che conosco Pio Esposito, siamo cresciuti insieme. Conosco tutto di lui. Conosco la famiglia, conosco il percorso, l’ambizione. L’ho fatto capitano sotto età in Primavera. Sono contento per lui e per la squadra perché oggi è stata veramente complicata”, ha spiegato Chivu nel post partita, riassumendo così la storia di due vite. Un rapporto fatto di poche parole e fiducia reciproca, come ha raccontato lo stesso attaccante: “Sono contento dell’abbraccio del mister. Era successo anche in Primavera. Il nostro legame è di poche parole ma tanto affetto. Lui è una di quelle persone che non ha bisogno di tante parole. Siamo praticamente cresciuti insieme, per me è un legame importante”.
Da Castellammare a San Siro
Nato a Castellammare di Stabia nel 2005, Pio Esposito è cresciuto in una famiglia di calcio, insieme ai fratelli Salvatore e Sebastiano, condividendo fin da giovanissimo spogliatoi, trasferimenti e ambizioni. Dopo gli inizi al Brescia e il lungo percorso nel vivaio nerazzurro – quasi tutto sotto la guida di Chivu, passato nel tempo ad allenare ragazzi sempre più grandi – le due stagioni allo Spezia in Serie B ne hanno accelerato la maturazione. Il primo anno in Liguria è stato quello dell’apprendistato, che gli ha consentito di mettersi in mostra. Il secondo quello dell’esplosione, con 17 gol in campionato e altri due ai play-off.
Un gol che fa crescere
Il gol al Lecce è già entrato nella sua personale classifica emotiva. “Direi che è sul podio dei miei gol più importanti, assieme al primo con l’Inter e in Nazionale. Sicuramente il più pesante, porta tre punti e sono contento soprattutto per questo”, ha raccontato Esposito. Numeri e dati rafforzano la sensazione: Opta sottolinea come solo il classe 2006 Said El Mala del Colonia – con 4 gol e 2 assist – sia più giovane di Pio Esposito tra i giocatori con più di una rete segnata e più di un assist fornito dalla panchina nei maggiori cinque campionati europei in corso.
La pressione e i tempi giusti
L’Inter è un ambiente che non concede tregua, soprattutto ai più giovani. Chivu lo sa bene: “Poca pazienza con i giovani? Non capisco la domanda. Io ho lavorato sei anni nel settore giovanile, a San Siro c’è pressione, la pressione viene anche da fuori… I giovani hanno bisogno di tempo ma la squadra ha voglia di essere dominante. Ma a volte bisogna anche avere un po’ di pazienza”. È in questo equilibrio sottile che Pio sta trovando spazio, senza bruciare tappe ma senza nemmeno perdere un’occasione.
Un attaccante nel sistema
Chivu ha insistito su un concetto chiave: “Pio è Pio, oggi ha fatto gol da tre punti ma ogni volta che è entrato è stato importante. Pio lavora sempre per gli altri, noi siamo molto felici di lui. Anche lui è consapevole che viene giudicato sempre dai gol ma noi siamo strafelici di quello che sta facendo”. Parole che raccontano un attaccante già dentro il sistema, utile anche quando non segna, capace di “fare sportellate” e di aprire spazi. Qualità di cui difficilmente vorrà privarsi il ct Rino Gattuso per i prossimi impegni della Nazionale.