CAGLIARI – Contro il Cagliari, Jonathan David giocherà la quarta partita di fila da titolare: era successo solamente a ottobre, c’era ancora Tudor e il canadese passò da un fiasco all’altro, tra la Champions (un gol incredibilmente divorato a Vila-Real) e il campionato, tre gare dopo l’altra senza reti, né sue né della Juve, e nemmeno vittorie.
Le critiche di Spalletti a David
Fu il momento esatto in cui Tudor venne esonerato e David rischiò di finire nel dimenticatoio, perché Spalletti lo mise da parte, gli preferì Vlahovic e persino Openda e lo stuzzicò più volte in pubblico. Uno: "Se non hai la faccettina da cazzo, poi i difensori ti prendono a schiaffi". Due: "Ha bisogno di cinque partite di fila per dimostrare che vale? Anch’io avrei bisogno di cinque partite al Real Madrid per dimostrare che allenatore sono, ma non è così che funziona". Tre: "Se vai forte in tutti gli allenamenti, dopo due settimane ti do 10’, se quei 10’ li fai bene avrai un tempo, e così via. Non è che se una volta vieni e ti alleni in un modo e una in un altro, poi giochi sempre".
Spalletti-David, dalla rottura alla risalita
Sembrava di essere arrivati al limite della rottura, ma quando è stato toccato il fondo – il rigore sbagliato con il Lecce in maniera grottesca – è cominciata la salita, invece dello scavo. Spalletti quella volta David lo ha difeso, protetto e coccolato, e nelle due partite successive sono arrivati altrettanti gol e soprattutto i primi sorrisi di felicità e complicità con i compagni. Oggi David è un centravanti sicuro del posto e sicuro di sé: una cosa dipende dall’altra.
La fiducia di convenienza di Spalletti
Ma quanta fiducia ha realmente Spalletti in David? Dargliene, a un certo momento, è stato un obbligo, perché Vlahovic si è infortunato seriamente e perché Openda, definito da Comolli "il giocatore ideale per noi", si è rivelato inadatto, se non quando c’è bisogno di un contropiedista (ma una squadra come la Juve può giocare in contropiede raramente). Spalletti ha così fatto di necessità virtù, intuendo che c’era una strada nuova da battere e che imboccarla avrebbe fatto del bene sia a David sia alla squadra: il passaggio al 4-2-3-1, avvenuto proprio contro il Lecce (cioè la prima delle quattro titolarizzazioni consecutive del canadese), ha portato vantaggi reciproci.
Il 4-2-3-1 che esalta David
In quel sistema, lo stesso che praticava a Lille, il numero 30 si muove meglio e ogni pezzo è andato al suo posto: nel quartetto offensivo ci sono la fantasia di Yildiz, la creatività di Miretti, l’imprevedibilità di McKennie e il fiuto di David. Difatti adesso i gol stanno fioccando. Spalletti ha capito che l’unico modo per valorizzare David e farsi valorizzare dai suoi gol era avanzare sensibilmente il baricentro e puntare sulla sua abilità negli spazi stretti e nel dialogo con i compagni. Gli attribuisce dei limiti nella progressione, che non lo rendono efficace in campo aperto, e nella capacità di reggere i contrasti robusti, per cui è meglio non lasciarlo solo con l’avversario addosso. Ma in area, ove il difensore per forza di cose è più prudente, con tutti gli occhi addosso che ha, David è a proprio agio: sa come muoversi, ha intuito, fiuto e istinto. Difatti le cose funzionano e la sintesi di Spalletti è perfetta: "David per fare gol ha bisogno della squadra e la squadra ha bisogno di uno che negli ultimi venti metri si comporti come lui. Andiamo a braccetto".