Il mistero della Juve che domina ma non segna, ma per Spalletti la colpa non è delle punte
dal nostro inviato Emanuele GambaCAGLIARI – Due indizi ancora non fanno una prova, ma la “nuova” Juve che con il 4-2-3-1 sta comandando le partite e, spesso, strapazzando gli avversari, è inciampata due volte quasi alla medesima maniera, partorendo la miseria di un punticino da due gare dominate, giocate quasi per intero con la palla tra i piedi e con un numero abnorme di tiri verso la porta avversaria. Risultato? Uno a uno in casa con il Lecce, zero a uno a Cagliari.
I numeri della Juve: 46 tiri, 28 corner e un solo gol
Forse è un caso o più probabilmente c’è un nesso, visto che l’andamento delle due gare è analogo. C’è stata anche una certa dose di sfortuna (i gol avversari incassati a sorpresa, il rigore sbagliato da David, i tre pali presi in tutto), ma quella non…
CAGLIARI – Due indizi ancora non fanno una prova, ma la “nuova” Juve che con il 4-2-3-1 sta comandando le partite e, spesso, strapazzando gli avversari, è inciampata due volte quasi alla medesima maniera, partorendo la miseria di un punticino da due gare dominate, giocate quasi per intero con la palla tra i piedi e con un numero abnorme di tiri verso la porta avversaria. Risultato? Uno a uno in casa con il Lecce, zero a uno a Cagliari.
I numeri della Juve: 46 tiri, 28 corner e un solo gol
Forse è un caso o più probabilmente c’è un nesso, visto che l’andamento delle due gare è analogo. C’è stata anche una certa dose di sfortuna (i gol avversari incassati a sorpresa, il rigore sbagliato da David, i tre pali presi in tutto), ma quella non spiega né giustifica come mai da due arrembaggi la Juve abbia ricavato in totale 46 tiri, battuto 28 corner e tenuto una percentuale di possesso palla oltre il 70 (71,7 con il Lecce, addirittura 78,1 a Cagliari) senza mai dare davvero l’idea di poter sfondare, come invece era successo contro Sassuolo e Cremonese.
Openda, il centravanti che in aerea è a disagio
La riflessione più immediata è che se ci fosse stato un centravanti sbrigativo, di tutte quelle palle spiovute in area avrebbe saputo cosa farsene, al contrario di Openda che a un certo punto Spalletti ha inserito con le funzioni del 9 puro (e David più arretrato) e che sembrava chiedersi cosa diavolo ci facesse lì, benché lui stesso si definisca una prima punta. È di nuovo in discussione il mercato, dunque? I recenti bagliori di David sono stati un fuoco di paglia?
Spalletti: “I cross bisogna farli bene”
Per Spalletti colpe e limiti degli attaccanti sono relativi. “Ci sono stati tanti cross in area, è vero, ma i cross bisogna farli bene. Zhegrova ha messo tre o quattro palle tutte lunghe”. Per l’allenatore, insomma, la Juventus ha sbagliato prima, quando si trattava di mettere le punte in condizione di tirare. “Dovevamo far circolare meglio la palla al limite dell’area, per trovare la soluzione del tiro da fuori. E poi si tratta di capire le situazioni. Ci manca la visione, la capacità di capire le cose un attimo prima che accadano: senza quella percezione, quando reagisci è già troppo tardi. Io dico che bisogna saper ascoltare i colori e vedere la musica”, ovvero andare al di là dello scontato. “Creatività significa anche andare oltre alla solita cadenza. Bisogna saper fare delle inversioni di rotta improvvise, vedere le cose in un modo diverso dal normale”.
La critica di Spalletti a Zhegrova e Conceiçao
Da questo punto di vista, però, la Juve latita, benché non latitino i calciatori di qualità pura. A Cagliari, in realtà, Spalletti se l’è presa soprattutto con loro, non certo con Yildiz ma con Conceiçao e Zhegrova, “che venivano a centrocampo a prendersi la palla sul piede. Ma cosa serve che facciano un dribbling lì, se poi al cross ci devono andare Kalulu e Kelly?”.
Senza Vlahovic, David non basta
Da questo punto di vista, insomma, l’elenco di bocciati (portoghese e kosovaro) e rimandati (David e Openda) è piuttosto chiaro, ma resta il fatto che sul mercato la Juventus sta lavorando per prendere un centravanti, un attaccante grande e grosso che sappia fare il bisonte d’area e schiodare partite come queste. L’esigenza è aumentata da quando s’è capito che Vlahovic non tornerà prima di aprile, e magari con il contratto con un’altra squadra in tasca: tirare avanti con il solito David, la cui unica alternativa è il centravanti-non centravanti Openda.
Mateta prima scelta, poi En-Nesyri e Beto
Perciò il ds Ottolini sta stringendo per Mateta, già prenotato per luglio: si tratta di convincere il Crystal Palace a lasciarlo andare subito, dal momento che i due club sono d’accordo sulla valutazione di 35 milioni. Le alternativa sono low cost, vale a dire il marocchino En-Nesyri, che il Fenerbahce è disposto a cedere in prestito (per lui c’è la fila, capitanata dal Napoli), oppure il brasiliano Beto, l’ex Udinese che all’Everton non ha mai sfondato.
E mercoledì arriva il Benfica di Mourinho
Difficile in ogni caso che possa succedere qualcosa in settimana, nonostante la delicatezza del momento: domenica pomeriggio allo Stadium ci sarà il confronto diretto contro il Napoli, mentre mercoledì arriva il Benfica di Mourinho, che si sarà senz’altro studiato con attenzione le partite contro Lecce e Cagliari. E avrà in mente di fare lo stesso.