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Ottanta tiri per fare due punti, la Juve all’attacco con il centravanti che non c’è

Jonathan David 

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Tre partite dominate (Lecce, Cagliari, Lazio), due pareggi e una sconfitta: i bianconeri producono molto gioco ma non sono altrettanto concreti. E il mercato di gennaio non ha risolto il principale problema di Spalletti
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TORINO – C’è qualcosa che non va, se da 80 tiri la Juve ha ricavato appena due punti: due affannati pareggini in tre partite per molti versi dominate in lungo e in largo. Juventus-Lecce 1-1, Cagliari-Juventus 1-0, Juventus-Lazio 2-2: avrebbero potuto essere tre vittorie (e avrebbero dovuto esserlo, se si vogliono assecondare certe ambizioni) e invece sono stati sette punti, in un modo o nell’altro, buttati via dopo aver passato molto tempo, pure troppo, a ridosso dell’area avversaria, rovesciandole dentro cross su cross, bersagliandola di tiri, punzecchiandola di corner.

Spalletti è felice: “Applaudo i miei giocatori”

Invece, contro tre squadre di livello decisamente inferiore, la Juve si è impantanata in partite che sono finite male, anche se dopo l’ultimo pareggio Spalletti aveva un’aria quasi trio…

TORINO – C’è qualcosa che non va, se da 80 tiri la Juve ha ricavato appena due punti: due affannati pareggini in tre partite per molti versi dominate in lungo e in largo. Juventus-Lecce 1-1, Cagliari-Juventus 1-0, Juventus-Lazio 2-2: avrebbero potuto essere tre vittorie (e avrebbero dovuto esserlo, se si vogliono assecondare certe ambizioni) e invece sono stati sette punti, in un modo o nell’altro, buttati via dopo aver passato molto tempo, pure troppo, a ridosso dell’area avversaria, rovesciandole dentro cross su cross, bersagliandola di tiri, punzecchiandola di corner.

Spalletti è felice: “Applaudo i miei giocatori”

Invece, contro tre squadre di livello decisamente inferiore, la Juve si è impantanata in partite che sono finite male, anche se dopo l’ultimo pareggio Spalletti aveva un’aria quasi trionfante: “Domani entro in sala riunione e faccio un applauso ai miei giocatori. Che gli vado a dire? Che devono sentirsi ancora più felici per la mentalità e la personalità che hanno”. Ci fosse uno che la mette dentro senza stare tanto a pensarci, la felicità schizzerebbe a livello siderale.

Luciano Spalletti (lapresse)

Il precedente con l’Atalanta

Nel mucchio ci si può mettere anche la partita di Coppa Italia contro l’Atalanta, nella quale la Juve ha esercitato una superiorità ma non il dominio, se non altro perché l’avversario era molto più forte degli altri. Anche in quel caso, però, da una partita giocata prevalentemente in attacco e con la palla tra i piedi, i bianconeri non sono riusciti a cavare un risultato positivo. Con 8 tiri i bergamaschi hanno centrato 4 volte la porta. La Juve, con 13, appena 2.

Possesso palla oltre i 70% e più di 100 cross

Ma sono soprattutto le statistiche del trittico Lecce-Cagliari-Lazio a impressionare: il possesso palla è stato in media del 70,9%, con un picco del 78,1% a Cagliari, i tiri 80 a 18 (34 contro la Lazio), i calci d’angolo 36-3 (18 in Sardegna) e i cross 108 a 17 (37 contro Lecce e Lazio). In pratica, la Juve ha avuto una produzione di gioco per certi parametri fino a 12 volte superiore a quella dell’avversario, ma ha ottenuto lo stesso e anche meno.

I gol incassati al primo tiro in porta

Un po’ contano il caso e la sfortuna, naturalmente: i pali colpiti, i tiri usciti di un niente, anche il rigore invocato per il fallo di Gila su Cabal. Ma quando le coincidenze cominciano a diventare troppe, è difficile etichettare i risultati negativi come una fatalità, come non può essere un caso che in queste tre partite la Juventus abbia subito gol al primo tiro in porta: è una squadra che concede pochissime opportunità agli avversari, ma quando lo fa sono opportunità grandi, nitide, che un attaccante concreto non si fa sfuggire. La Lazio, in verità, ne ha buttate al vento tre enormi: paradossalmente è andata più vicina al terzo gol lei con 9 tiri che i bianconeri con 34.

Juve tredicesima nella classifica della concretezza

La Juve segna meno di quanto dovrebbe, in rapporto al volume di gioco che crea. Lo segnala anche la differenza statistica tra i gol attesi, i cosiddetti expected goals (xG), cioè le reti che una squadra dovrebbe realizzare in base alle occasioni che crea, e quelli effettivamente segnati: nel differenziale tra questi due dati la Juve è tredicesima e questo significa che ci sono 12 squadre più concrete di lei, incluse tutte le grandi e con l’eccezione della Roma, che ha un dato più o meno analogo. Non a caso sul mercato di gennaio i giallorossi hanno cercato e comprato un centravanti (anzi due, Malen e Vaz, oltre all’ala Zaragoza), mentre la Juve ne ha tallonati una mezza dozzina almeno senza prenderne nessuno.

La Juve prima per tiri da fuori

Banalmente, è quello che manca? In buona parte sì, perché il gioco della Juve – bello, arioso, spesso veloce e intenso – è come un graffio senza unghie. Più si avvicina alla porta più perde pericolosità e non è una coincidenza nemmeno che la Juventus sia la squadra che più fa tiri da fuori area, come se percepisse che nei sedici metri non sa essere abbastanza pericolosa. Non lo è, in effetti, anche se sta imparando a portarci dentro molti giocatori, senza lasciare solo David, che è bravissimo a destreggiarsi negli spazi stretti palla a terra ma meno quando deve fare a sportellate per accaparrarsi la palla su un cross e in una mischia.

David 64° in serie A per tiri a partita

Non sono un caso, dunque, nemmeno i gol di McKennie e Kalulu alla Lazio, molto simili nello svolgimento: cross da sinistra (Cambiaso, Boga) e colpo di testa del calciatore meglio piazzato al centro area. Che non era il centravanti, però. Con i se e i ma non si va da nessuna parte, ma è chiaro che se la Juve avesse un numero 9 sbrigativo, essenziale, capace di trasformare in gol una buona percentuale di occasioni. Il centravanti della Juve, David, è invece appena 64esimo per tiri in porta a partita: meglio di lui fanno Yildiz, Vlahovic, Conceição, Thuram, McKennie; meno male che Spalletti è abbastanza geniale da spedire in area anche loro.

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