Anche se è da un solo anno che veste il bianconero, Lloyd Kelly ha già imparato due aspetti fondamentali per chi gioca nella Juventus: come si segna all'Inter e la strada per risalire dal baratro. Arrivato nello scorso mercato di gennaio, ha faticato tremendamente per far cambiare opinione agli appassionati: da flop appena atterrato, passando per buon giocatore fino a diventare una colonna della difesa. Lo scorso turno contro la Lazio ha iniziato per la prima volta un match dalla panchina, scelta fatta per non rischiare una ricaduta dall'infortunio prima dell'Inter: «È una partita enorme nella storia della Serie A - ha confessato alla CBS - e riceve un’attenzione speciale».
Le difficoltà iniziali di Kelly
Sono lontani i tempi quei giorni in cui era un pe…
Anche se è da un solo anno che veste il bianconero, Lloyd Kelly ha già imparato due aspetti fondamentali per chi gioca nella Juventus: come si segna all'Inter e la strada per risalire dal baratro. Arrivato nello scorso mercato di gennaio, ha faticato tremendamente per far cambiare opinione agli appassionati: da flop appena atterrato, passando per buon giocatore fino a diventare una colonna della difesa. Lo scorso turno contro la Lazio ha iniziato per la prima volta un match dalla panchina, scelta fatta per non rischiare una ricaduta dall'infortunio prima dell'Inter: «È una partita enorme nella storia della Serie A - ha confessato alla CBS - e riceve un’attenzione speciale».
Le difficoltà iniziali di Kelly
Sono lontani i tempi quei giorni in cui era un pesce fuor d'acqua nella Juventus di Motta, oggetto misterioso anche per via del prezzo pagato dal club per portarlo via dal Newcastle: «Quando sono arrivato sapevo quanto fosse grande il club e cosa significasse giocare per la Juventus - prosegue nell'intervista all'emittente Usa -. Ma serve un po’ di tempo per ambientarsi, abbassare la testa e concentrarsi solo sul rendimento. Qui devi vivere e respirare questa maglia». Difficoltà dovute anche al livello tattico richiesto per giocare in Italia: «Dal questo punto di vista c’è una differenza evidente con la Premier. Da difensore si nota subito. In Italia c’è una vera mentalità difensiva: tanti difensori leggendari sono passati da questo campionato. Oggi la Premier League è forse la più veloce e intensa fisicamente, ma tatticamente la Serie A è sicuramente ai massimi livelli».
Il gol all'Inter davanti ai propri tifosi
All'andata la Juventus fece una delle sue prestazioni più elettrizzanti di un avvio stentato proprio contro i nerazzurri. Nel 4-3 finale ci fu spazio anche per Kelly, che segnò il suo unico gol in Serie A proprio con i rivali storici dei bianconeri: «È stato un po’ una sorpresa, a dire il vero. Non sapevo cosa sarebbe successo. Bremer ha fatto bene a tenere viva l’azione e a rimetterla in mezzo. Io ero indeciso se controllare o tirare subito, ma per fortuna è andata bene. Contro l'Inter si respira un’atmosfera diversa. Non solo per i giocatori, ma anche per staff e tifosi. Però bisogna mantenere lo stesso approccio mentale di ogni gara. Sarà difficile: rispetto all’andata entrambe le squadre sono cresciute molto».
Le esultanze collettive
Un capitolo a parte lo merita anche il suo ruolo nello spogliatoio, aumentato parallelamente alla sua crescita sul campo: «È nato tutto da una conversazione a pranzo. Io ero coinvolto all’inizio, ma poi durante le partite sono stati gli altri a portare avanti le celebrazioni e io sono rimasto un po’ fuori. Però è bello vederle: aggiungono qualcosa al gioco e più segniamo, più ne vedrete». Ambientamento che procede anche fuori dal campo: «Il cibo italiano è meglio di quello inglese. Quando sono arrivato, però, ho provato a mettere del pollo sopra la pasta e un compagno mi ha guardato malissimo. Anche dal punto di vista meteorologico l'Italia è migliore, ma come tempo libero e moda direi Inghilterra: c’è più varietà e diversità».