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Giovanissimi e multietnici: con Cisse e i suoi fratelli la Serie A imita l’atletica

Alphadjo Cisse 

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La prima giornata ha lanciato talenti italiani non ancora ventenni, molti con doppio passaporto. Malagò: “Vanno convinti a giocare con noi”
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Milano – Forse è la volta buona. Con calma, ci stiamo arrivando. Alphadjo Cisse, che si pronuncia «sisse», senza accento, ha segnato all’esordio in Serie A, facendo felici i tifosi del Milan ma anche papà Saloussy, operaio, e mamma Habibatou, cameriera, emigrati dalla Guinea e orgogliosi di un figlio che già da ragazzino vestiva la maglia azzurra, perché casa non è Konakry, porto sull’Atlantico, ma Treviso, fra i campi coltivati a radicchio.

La scelta di Alessandro Romano

Non ha ancora deciso per quale nazionale giocare Alessandro Romano, nato in Svizzera da genitori italiani e volato dalla Roma al Cagliari. Alla prima prova ha firmato la rete con cui i rossoblù hanno steso il Parma. In Italia era arrivato nel 2022 dal Winterthur, club del suo Paese di n…

Milano – Forse è la volta buona. Con calma, ci stiamo arrivando. Alphadjo Cisse, che si pronuncia «sisse», senza accento, ha segnato all’esordio in Serie A, facendo felici i tifosi del Milan ma anche papà Saloussy, operaio, e mamma Habibatou, cameriera, emigrati dalla Guinea e orgogliosi di un figlio che già da ragazzino vestiva la maglia azzurra, perché casa non è Konakry, porto sull’Atlantico, ma Treviso, fra i campi coltivati a radicchio.

La scelta di Alessandro Romano

Non ha ancora deciso per quale nazionale giocare Alessandro Romano, nato in Svizzera da genitori italiani e volato dalla Roma al Cagliari. Alla prima prova ha firmato la rete con cui i rossoblù hanno steso il Parma. In Italia era arrivato nel 2022 dal Winterthur, club del suo Paese di nascita. Con doppio passaporto, gioca nelle giovanili svizzere. Ed è ai talenti contesi come lui che pensa il presidente della Figc, Giovanni Malagò: «Ci stiamo lavorando. Siamo sul pezzo su questi profili. Dobbiamo convincerli a scegliere l’Italia». Oltre a Romano c’è il diciottenne Matteo Palma, che contro il Como ha incantato Udine, prima di infortunarsi. Veste la maglia della Germania under 19: nato a Berlino da padre italo-austriaco e madre tedesco-camerunese, ha anche i documenti italiani. E potrebbe presto dovere scegliere fra azzurri e bleus francesi Mathis Mout, centrocampista diciannovenne del Monza, uscito frastornato dal 4-1 di San Siro contro l’Inter, ma con una consapevolezza: è forte.

I ragazzi con due passaporti

La nuova generazione degli italiani con due passaporti, che si è presa la scena nella prima giornata di Serie A, racconta un calcio capace di allargare gli orizzonti e dare fiducia a ragazzi figli del mondo caotico e interconnesso in cui sono nati, fra viaggi della speranza e progetti Erasmus, emigrazione e trasferimenti fra una sede e l’altra delle multinazionali. Una geografia sportiva che trasformerà la fotografia della Nazionale di calcio nella miniatura di una società multietnica, come già succede nelle classi di scuola e negli sport di corsa e di salto, come hanno dimostrato gli Europei di atletica.

Tanti talenti sotto i venti anni

Oltre che a loro, il primo weekend di campionato ha consentito una passerella a tanti altri ragazzi a cui il talento ha permesso di farsi perdonare l’età, in un calcio che considera un handicap, se non una colpa, non avere ancora vent’anni. Nel Torino ha debuttato in porta il diciannovenne Diego Mascardi e ha giocato in fascia il suo coetaneo Alessio Cacciamani, già convocato da Baldini in Nazionale. Il Parma ha schierato Simone Lontani, diciottenne che aveva segnato due reti in Coppa Italia al Catania. Il Como ha sfoggiato Mattia Liberali, trequartista classe 2007, nato a mezz’ora di treno dal suo nuovo stadio, e studiato dai club di mezzo mondo. Insieme a Malagò, prende appunti è anche Roberto Mancini, che nel 2018 convocò Zaniolo in azzurro prima che avesse messo piede in Serie A, poi ha fatto esordire Pafundi a 16 anni. E che, fra Inter e Manchester City, ha avuto come suo giocatore feticcio Mario Balotelli, nato a Palermo da genitori ghanesi, adottato da una famiglia della provincia bresciana. «È strano poter diventare italiano solo ora», disse nel 2008, quando finalmente, a 18 anni, gli diedero la cittadinanza.

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