MILANO – Il Milan crea molto e qualcosa spreca. Costruisce occasioni in catena di montaggio, ma qualcuna subito la rottama. Così contro un Venezia coraggioso, che dopo la sconfitta col Lecce si è presentato a San Siro per giocare, i rossoneri hanno impiegato più di un’ora per trovare il gol che ha aperto la partita. Fin lì, si erano fermati a un centimetro. Un’occasione stupenda l’ha stampata sulla traversa Musah. Un paio d’altre le ha vanificate Ramos, che però, dopo 69 minuti, la rete l’ha finalmente trovata, complici i giocatori del Venezia, che hanno continuato a giocare nonostante il loro compagno Yeboah fosse a terra, fino a perdere palla. Una sorta di harakiri, dettato dalla foga. E così Amorim, che a differenza di Allegri la giacca se la toglie già a inizio partita, si è potuto regalare la prima esultanza a San Siro: un “vamos” pieno e liberatorio, alla Rafa Nadal, anche se urlato con l’accento di Lisbona, non quello di Manacor. A servire l’assist è stato Saelemaekers, messo i…
MILANO – Il Milan crea molto e qualcosa spreca. Costruisce occasioni in catena di montaggio, ma qualcuna subito la rottama. Così contro un Venezia coraggioso, che dopo la sconfitta col Lecce si è presentato a San Siro per giocare, i rossoneri hanno impiegato più di un’ora per trovare il gol che ha aperto la partita. Fin lì, si erano fermati a un centimetro. Un’occasione stupenda l’ha stampata sulla traversa Musah. Un paio d’altre le ha vanificate Ramos, che però, dopo 69 minuti, la rete l’ha finalmente trovata, complici i giocatori del Venezia, che hanno continuato a giocare nonostante il loro compagno Yeboah fosse a terra, fino a perdere palla. Una sorta di harakiri, dettato dalla foga. E così Amorim, che a differenza di Allegri la giacca se la toglie già a inizio partita, si è potuto regalare la prima esultanza a San Siro: un “vamos” pieno e liberatorio, alla Rafa Nadal, anche se urlato con l’accento di Lisbona, non quello di Manacor. A servire l’assist è stato Saelemaekers, messo in campo a metà ripresa al posto di Loftus-Cheek. Ed è stato sempre il belga, nel finale, a mettere sui piedi di Jashari il pallone da cui è nata l’autorete di Halhal.
La partita
La fatica di Gila nel finale ha costretto Amorim a toglierlo dal campo e spendersi l’ultima sostituzione per inserire Gabbia. È stato così rimandando l’esordio di Moreira, l’altro grande acquisto dell’estate, che San Siro avrebbe volentieri applaudito. Chi invece non hanno potuto salutare, i tifosi milanisti, è stato Leao. Prima della partita, Amorim al suo connazionale ha dedicato poche e pesantissime parole: “Se sei al Milan devi essere qui al cento per cento. La cosa più importante è la squadra". Rafa lascia Milano dopo sette stagioni, uno scudetto, una Supercoppa e una semifinale di Champions. Ha scelto il Galatasaray, dove ritroverà l’amico Victor Osimhen, decisivo nel convincerlo a trasferirsi a Istanbul. Molto hanno fatto anche l’insistenza di George Gardi, consulente strategico del club turco, il temporeggiare dell’Aston Villa, e le cifre in ballo: al Milan vanno circa 40 milioni più 3 di bonus, al portoghese 12 a stagione, più premi, per cinque anni. Il Villa offriva 7,5 milioni e si è consolato con Ibrahim Mbaye, preso dal Psg per circa 55 milioni. Leao potrebbe debuttare il 6 settembre contro il Basaksehir, se sarà in forma, e in Champions ritroverà proprio l’Aston Villa. Ma in una serata di grandi emozioni, non era certo all’addio di Rafa a scaldare il cuore del pubblico milanista. Prima della partita, club e tifosi rossoneri hanno infatti ricordato Franco Baresi, scomparso il 31 luglio scorso. Un’enorme maglia numero 6 ha accolto i giocatori a centrocampo, mentre in curva sventolava la storica bandiera dedicata al capitano, con stampato il suo numero, sopra allo striscione: “Leggenda immortale, inimitabile bandiera, che non smetterà mai di sventolare”. Le immagini di Baresi proiettate sui maxischermi, e la sua voce diffusa dagli altoparlanti, non hanno commosso solo gli ex compagni in tribuna, tra cui Daniele Massaro, ma anche l’allenatore del Venezia Giovanni Stroppa, ex rossonero, che l’ha onorato guidando la sua squadra in una partita vera.